“Ci saranno altre voci”. Dialogo con Giovanni Ricciardi

Alessandra Stoppini

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ci-saranno-altre-vociLa Roma “pariolina” fa da sfondo alla seconda indagine del Commissario Ottavio Ponzetti in “Ci saranno altre voci” (Fazi Editore, 2009). Romano di Roma, sposato e con due figlie, Ponzetti è un detective dal volto umano, quelli di una volta. Poche scene di violenza, molta psicologia e studio dei personaggi, ed una soluzione del giallo che riporta ad un doloroso passato della storia mai dimenticato. Il libro nasce dalla penna di Giovanni Ricciardi e dalle sue parole capiamo meglio il suo nuovo lavoro.

Professor Ricciardi, in cosa Le assomiglia Ottavio Ponzetti?
“Ottavio possiede alcune caratteristiche che sono mie come per esempio essere abbastanza affezionato alla sigaretta, oppure sicuramente una certa tendenza a divagare nel suo modo di ragionare, di pensare. Questa sua fantasia eccessivamente sviluppata che lo porta a rievocare il passato, a mitizzare gli anni della scuola, del liceo. Una vena nostalgica che ho anch’io sicuramente, per il resto non mi assomiglia affatto.”

Il suo primo romanzo era ambientato nel quartiere multietnico dell’Esquilino. Ora invece Ponzetti si muove tra i salotti bene dei Parioli, a cosa è dovuto questo cambio di scenario?
“Il cambio di scena è dovuto fondamentalmente alla presenza di un personaggio, Ginevra, adatto ad un contesto di quel genere. Al centro della vicenda di “Ci saranno altre voci” c’è la misteriosa sparizione di un tranquillo e un po’ misantropo professore del Liceo Mameli nel quale ho insegnato per sette anni, quindi mi sembrava una buona ambientazione per collocare la storia dell’anoressia di cui soffre Ginevra e che purtroppo ho avuto modo di conoscere negli miei venti anni di insegnamento.”

Poco sangue, molte citazioni letterarie, ironia e ottima descrizione dell’ambiente dove si muove il suo personaggio seriale, un nuovo genere?
“Alla presentazione del romanzo presso la Libreria romana Readybookstore dello scorso giugno, Fabio Pierangeli, Professore di Letteratura Teatrale Italiana all’Università di Tor Vergata ha usato un’espressione felice, cioè ha definito i miei due romanzi più che romanzi gialli “romanzi di indagine” ed io mi sono ritrovato molto in questa definizione. Effettivamente non sono gialli classici, non seguono le regole per cui deve esserci come minimo un omicidio in una storia di questo genere. C’è un mistero, c’è un’indagine che deve portare a scoprire i retroscena di un fatto che è avvenuto, c’è un Commissario di Polizia, c’è una soluzione però non c’è solo questo. Almeno questa era la mia intenzione, c’è anche il desiderio di andare a fondo nelle motivazioni, nella vita delle persone, nei dolori e nelle gioie della gente e poi sicuramente è molto importante questa ambientazione romana. Per quanto riguarda le citazioni letterarie è un po’ un gioco, che credo e spero nobiliti il libro: frasi di Pascoli, di Montale, di Manzoni, è come mettere dei fili d’oro in un tappeto, è l’idea che mi piace portare avanti. Dopo l’uscita de “I gatti lo sapranno”, in questi giorni in edizione economica, anche questo intessuto di citazioni letterarie, in questo caso il Manzoni, ci sono state belle recensioni che auguravano che al primo libro ne seguisse un altro, ricordo una bellissima recensione di Marco Lodoli del Settembre 2008. Dalla buona accoglienza di pubblico che ha avuto il giallo, parlando con l’editore Elido Fazi, mi ha proposto di fare un seguito e poi si vedrà se diventerà un personaggio seriale, io me lo auguro a questo punto.”

Ottavio Ponzetti ci riporta alla memoria il Commissario Ingravallo de “Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana” di Carlo Emilio Gadda. Lo stesso passo stanco in contrasto con una mente veloce, unito allo studio della psicologia umana. Il suo è un omaggio ad Ingravallo?
“I gatti lo sapranno” nascono da una rilettura de Il Pasticciaccio. Quando nel 2007 ho finito di rileggerlo ho pensato che questo territorio dell’Esquilino così meravigliosamente descritto da Gadda di questa Roma degli anni Trenta che non era la Roma multietnica di oggi, pensiamo al famoso X Capitolo del libro di Gadda. Volevo “dare vita” ad un nuovo Ingravallo, cioè pensare che cosa avrebbe visto se si fosse ritrovato nel 2005 a passeggiare per quelle strade così cambiate. Quindi l’idea si, era proprio quella di fare un omaggio a Gadda, con l’uso del dialetto romano e che è incarnato dal personaggio dell’Ispettore di fiducia di Ponzetti Mario Iannotta.”

Qualche critico ha definito Ponzetti “Il Montalbano romano”. Il paragone le fa piacere?
“Certamente, anche se sono molto diversi. Montalbano è più dinamico, anche lui ha le sue manie, Ponzetti ha una famiglia e conduce una vita più canonica, tranquilla, Montalbano non è sposato. Essere paragonati a Camilleri non può che essere un onore perché è un Maestro.”

Ci tolga una curiosità: anche i suoi studenti sono avidi lettori dei suoi romanzi?
“Si molti di loro mi leggono volentieri, chiedono spiegazioni e anche l’autografo al loro prof. Alcuni di loro ritrovano anche alcune delle cose che spiego in classe e questo dal loro punto di vista è anche motivo di sorriso e di soddisfazione.”

Ha già in mente la trama del nuovo romanzo con protagonista Ponzetti? Quale potrebbe essere questa volta il teatro delle sue indagini?
“Sono sincero per ora non ho nessuna idea, il libro è uscito da pochissimo, l’ho scritto rapidamente e l’ho terminato ai primi di Maggio. Mi piacerebbe l’idea di fare una sorta di mappa di Roma. Leo Malet un giallista francese ha ambientato ognuna delle storie del suo ispettore Nestor Burma in un diverso arrondissement di Parigi. Mi piace questa idea di far spostare il Commissario a rivelare un altro pezzo di Roma, sulle candidature possibili per affetto verso il quartiere dove sono nato che è San Giovanni sceglierei che fosse ambientato lì, ma non è una decisione definitiva. Ho sempre scritto, non avevo mai pensato di poter dar vita ad una trama compiuta e quando mi sono messo a scrivere il primo romanzo, un po’ per gioco, non pensavo di poter trovare un editore, ho pensato che la struttura del giallo mi avrebbe aiutato, proprio perché ha delle regole ben precise, a portare avanti una trama senza divagare troppo. Mi ci sono trovato bene. Questo secondo libro aveva la pretesa di essere un po’ più complesso dal punto di vista della trama.”

Giovanni Ricciardi
è nato a Roma il 20 Maggio del 1965. Insegna latino e greco in un liceo della Capitale. Nel 2008 è uscito in libreria “I gatti lo sapranno” Fazi Editore, il giallo d’esordio dedicato alle avventure del Commissario Ottavio Ponzetti che ha vinto il Premio Belgioioso Giallo 2008 come migliore opera prima.

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