Torna GiPi e si sdoppia: prima intimista poi “galattico”

Matteo Chiavarone

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gipi1Ecco ancora GiPi, modo di disegnare originale e personalissimo, in perfetta sintesi tra la potenza immaginaria e la carica realista. Due volumi: il primo uscito ormai qualche mese fa, “LMVDM La mia vita disegnata male (Coconino Press, 2008) che cerca di tracciare le linee della propria vita tra viaggi reali e psichedelici; il secondo, “Gran Central Terminal, Rapporto da un pianeta estinto(Orecchio Acerbo, 2009), in uscita in questi giorni, nato come “illustrazione” al racconto di fantascienza di Leo Slizard.

LMVDM è prima di tutto un racconto sorprendente, un viaggio interiore senza mediazione di forme o filtri. Gipi apre un pertugio all’interno della propria coscienza, un varco profondo e scuro che si illumina tavola dopo tavola dando l’impressione di partecipare ad un vero e proprio flusso immaginifico, una catarsi interiore che ci riduce a spettatori inermi. Il punto di partenza è un problema di salute a cui si rivolgono come fantasmi impazziti figure di medici feticisti e amici inconsapevoli. Si va a ritroso tra flashback giovanili, incubi che prendono forma, incontri salvifici che conducono l’autore lontano dal baratro della droga in cui si era cacciato. Gipi gioca alternando il bianco e il nero e il colore, vivacissimo e utilizzato per “l’incubo che finisce bene”, quello del pirata incapace di provare sentimenti. Il ritmo è schizofrenico, volutamente si alternano immagini e storie, fino a condurre l’autore alla resa dei conti con se stesso e con il mondo circostante. Scompaiono i fantasmi e trionfa l’amore, inteso come unica vera forza trainante: l’amore per la vita.

Esaurito nella prima edizione, “vecchia” ormai di sei anni, torna in libreria e con una nuova veste grafica che ne esalta ancora di più il tocco stilistico, Grand central terminal, suo primo libro illustrato. Si tratta di un racconto di fantascienza di Leo Slizard, noto per le ricerche sulla fissione nucleare e per aver tentato, invano, di fermare i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki. Scopertosi pacifista e narratore, il suo modo essenziale e distaccato di scrivere raggiunge una visionarietà che solo la matita di GiPi può rendere al meglio. Passione civile e intelligenza scientifica sono un connubio che permettono al lettore di viaggiare attraverso quadri di luce e lampi emozionali. Realtà e verosimiglianza si fondono in un asciutto gioco di specchi in cui viene messo in campo un’ingenuità volutamente infantile e primordiale.

Una New York spettrale e post-atomica, abitata da fantasmi invisibili e da reperti archeologici per nuovi studiosi di altri mondi, è il palcoscenico di una fiaba ironica e paradossale che elabora il tema della catastrofe atomica con la saggezza di chi può permettersi di anteporre l’aspetto ludico alla spiegazione razionale. La teoria dei “dischi d’argento”, non accettata e relegata nella dolce follia di Xram (Marx?) è gettata lì, come una morale da ricercare, da approfondire, da cogliere nel silenzio siderale delle immagini.

Gipi, pseudonimo di Gian Alfonso Pacinotti, è nato a Pisa nel 1963. Autore di fumetti e regista, Gipi punta da sempre su una grande ricerca pittorica esprimendosi con fumetti a olio e ad acquerello. Con poche ma fondamentali pubblicazioni dallo stile assolutamente originale ed innovativo, Gipi si è imposto in pochi anni come un autore tra i più importanti e riconosciuti del fumetto Europeo, vincendo numerosi premi, fino ad essere consacrato, nel 2006, col premio “Goscinny” e come “miglior libro” al Festival international de la bande dessinée d’Angoulême, assegnato in precedenza solo a due italiani, Hugo Pratt e Vittorio Giardino. Le Graphic novel di Gipi sono pubblicate in Italia da Coconino Press, e sono tradotte in molti paesi, tra cui Francia, Spagna, Germania e Stati Uniti. Gipi collabora inoltre con “La Repubblica”. Sue sono le illustrazioni del libro di Alessandro Baricco “I barbari”, pubblicato a puntate sul quotidiano e poi edito in volume. Tra i suoi libri ricordiamo “Esterno Notte” (Coconino Press, 2003), “Appunti Per una storia di Guerra”. (I ed. Coconino Press, 2004, II ed. Rizzoli, 2006), “S.” (Coconino Press, 2006), e il suo ultimo grande successo “La mia vita disegnata male” (Fusi Orari/Coconino press, 2008).“Grand Central Terminal” (prima edizione 2003) è il suo primo libro illustrato per ragazzi.

Leo Szilard, noto per le ricerche sulla fissione nucleare, Leo Szilard nacque a Budapest l’11 febbraio 1898, ai tempi dell’Impero Austro-Ungarico da una famiglia di origine ebraica. Studiò presso il Politecnico di Budapest e l’università di Berlino, dove ottenne il dottorato nel 1922 e insegnò fisica dal 1923 al 1933. Quando i nazisti ottennero il potere in Germania, Szilard emigrò in Gran Bretagna, dove iniziò le sue ricerche di fisica nucleare. Nel 1938 si recò negli Stati Uniti come ricercatore ospite presso la Columbia University; l’anno seguente, con altri scienziati, convinse Albert Einstein a scrivere una lettera a Franklin D. Roosevelt in cui si chiedeva al presidente un finanziamento per le ricerche sulla bomba atomica poi sfociate nel ‘progetto Manhattan’. Nel 1942, a Chicago, insieme a Enrico Fermi, sviluppò la prima reazione a catena; nel 1945, pur avendo contribuito personalmente alla costruzione della prima bomba atomica, si oppose fermamente alla decisione di bombardare Hiroshima e Nagasaki e successivamente divenne pacifista, battendosi con fermezza contro l’impiego bellico dell’energia atomica, al punto di rinunciare alle sue ricerche per cambiare completamente campo di studi, passando dalla fisica alla biologia molecolare. Era solito risiedere in stanze d’albergo, con una valigia sempre a portata di mano. Nel catalogo di orecchio acerbo: “Grand Central Terminal” illustrato da GiPi (2003, n. e. 2009), tratto dalla sua raccolta di racconti “L’sola dei delfini” pubblicato in Italia nel 2004 dall’Ancora del Mediterraneo.

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Matteo Chiavarone

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