Esbat e la trilogia fantasy. Intervista a Lara Manni

Luca Giudici

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esbatTra pochi giorni per Feltrinelli esce il primo testo di una nuova trilogia fantasy, scritto da Lara Manni, 32enne romana. “Esbat” è il titolo del primo libro,  cui seguiranno Sopdet e Tanit. La storia è già conclusa, ma per ragioni editoriali, i tre volumi usciranno nel tempo. Esbat nasce come fan fiction, storia di fan liberamente ispirata a un manga poi sviluppata in modo autonomo. Il primo capitolo venne pubblicato su alcuni siti di fan fiction italiani nel 2007, mentre l’ultimo ad ottobre dello stesso anno. BLOG/Cos’è Esbat
La pubblicazione è avvenuta a puntate come gli antichi feuilletton: un capitolo a settimana. Lara è anche conduttrice di un bel blog dove è possibile ascoltare la colonna sonora ideale del romanzo e iniziare ad avvicinarsi al mondo della demologia giapponese dove si svolge il romanzo. Il personaggio principale del romanzo ha cinquant’anni, disegna manga, e non ha altro nome che quello di Sensei, maestra, con cui i fan di tutto il mondo la onorano. Inventa storie piene di buoni sentimenti ambientate in mondi fantastici. Ma una notte, proprio mentre sta per mettere la parola fine al suo manga più celebre, qualcuno entra dalla sua finestra. Qualcuno che viene da un altro luogo. Qualcuno che viene dalla stessa storia che lei racconta, e che in realtà esiste davvero. Qualcuno che rivendica un finale diverso. Qualcuno che grazie al rito dell’Esbat può attraversare i mondi.

Una donna, un Demone, un duello che cambierà profondamente entrambi. Attorno a loro, non soltanto creature fantastiche, ma il mondo dei fan e degli adolescenti, con le loro passioni, le loro paure, le loro manie. Un horror ambientato fra Italia e Giappone: ma anche la storia del mutamento femminile, e del doppio passaggio che porta dall’adolescenza all’età adulta. E dall’età adulta alla morte.

Abbiamo incontrato la giovane scrittrice a pochi giorni dall’uscita del suo lavoro, e abbiamo approfittato per rivolgerle alcune brevi domande.

Vorrei che ci raccontasse la genesi di Esbat, da dove prende origine, come mai proprio quella storia. Vorremmo sapere aneddoti, ricordi, piccoli episodi che crede importanti.
“Come al solito, nasce tutto per caso, anzi per gioco. Ma questa volta è andata proprio così. Zoom indietro fino al dicembre 2006. Ero iscritta a un forum di manga, e un giorno ad una utente viene l’idea di indire un concorso per piccole fan fiction: una sfida a coppie ispirate al manga di Inu Yasha. Io non avevo mai provato a scrivere, se si escludono i tentativi di romanzo della mia adolescenza, che ho sempre giudicato tremendi, anche mentre li scrivevo. Insomma, partecipo scegliendo di dar vita a un personaggio più che secondario: un albero di magnolia. E scopro che mi sto divertendo un mondo. Scopro, insomma, che scrivere mi piace, e pure tanto. Passano i mesi, e io continuo a scrivere brevi fan fiction. Finchè chiacchierando con un’amica, commentiamo la pessima abitudine di molti mangaka: rendere i Cattivi sempre più Cattivi e infine ucciderli, e trasformare i semi-Cattivi in buonissimi, ridicolizzandoli. E io le dico: prima o poi scrivo una storia in cui uno dei personaggi entra dalla finestra dell’autore e protesta. E ho cominciato a farlo. Esbat nasce così. Ma dopo cinque capitoli, mi sono detta: no, questa non è più una fan fiction. Questa è una mia storia. E so come deve finire. E sono andata avanti. Per venti capitoli, da giugno a ottobre 2007. E sapevo, a quel punto, che avrei scritto altri due libri: altre due tappe di una trilogia. Ogni tappa è autoconclusiva, ma fa parte della stessa vicenda. Solo in quel momento ho cominciato a pensare che mi sarebbe piaciuto vederlo su carta: ti assicuro che ero già assolutamente felice della risposta di chi lo aveva letto e amato su Internet e dei commenti, dei disegni, delle poesie che mi erano stati mandati. Ci ho lavorato. Ci ho lavorato per un altro anno e mezzo, e la storia è sempre quella. Ma è anche molto diversa”.

Cosa ha ‘Esbat’ che non c’è in altri romanzi.  Qual è la sua diversità?
“Perchè è la storia di due donne e nessuna delle due è quella che nel gergo dei fan writer si chiama Mary Sue. Ovvero l’eroina bellissima buonissima bravissima fortissima. La prima donna è una mangaka, una disegnatrice di manga, ha cinquant’anni, è arrogante e tremenda. Ma è anche sola, disperatamente. La seconda donna è una ragazzina, Ivy. fra i quattordici e i quindici anni, è una fan del manga, è grassottella e goffa, ma ha qualcosa in comune con la mangaka.  Perchè racconto la storia di un mutamento che riguarda queste due donne, che sono in un momento di passaggio verso la vecchiaia, verso la giovinezza). E perchè anche i demoni” cambiano”, non sono granitici ome molti eroi fantastici. Perchè ho cercato di inserire l’impossibile nel possibile: nel mondo di tutti i giorni, a Roma o a Tokyo, con la realtà che ci circonda ed è tangibile. Perchè spero che Esbat sia almeno un po’ simile al tipo di storia fantastica che amo, alla King, dove non ci sono le tombe che si scoperchiano facendo “criiiiic”, ma dove un riflesso in un lago può spaventare oltre ogni modo”.

La demonologia è un’arte oscura. L’ha approfondita? In particolare la demonologia giapponese è un rompicapo. Ne sa qualcosa visto che il suo principale riferimento è un manga?
“Bella domanda, davvero! Il mondo mitologico giapponese è complicatissimo, ma sugli youkai, i demoni, mi sono documentata. Non sono demoni come nella tradizione cristiana. Sono creature che somigliano alle semidivinità greche, secondo me: creature potenti e aliene, ma in qualche modo “vicine” al mondo umano. E non necessariamente malevole. Possono uccidere gli uomini, ma sicuramente non gli interessa affatto la loro anima. Ci sono altri riferimenti esoterici: alla Golden Dawn, alla Wicca, a Aleister Crowley. Sono spunti trattati in grande libertà: ho studiato, ma ho anche e soprattutto inventato. Credo”.

C’è un aspetto di ‘Esbat’ in particolare che le piacerebbe venisse colto dal lettore? Qualcosa di cui, in un certo senso, va fiera, e vorrebbe che fosse condiviso da tutti?
“Mi piacerebbe che fosse soprattutto una buona storia, piacevole da leggere e in grado di emozionare. Però sarei felice se qualcuno notasse che ho lavorato moltissimo sulla lingua. Anche se ho ancora tanto da imparare”.

Lei è un demone?
“No, ma ho un demone che spesso entra dalla mia finestra a rimproverarmi. E a volte mi dà qualche buona idea”.

Se no, è un eroe?
“No, assolutamente. E se lo fossi combinerei un sacco di pasticci: proprio come Ivy”.

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Luca Giudici

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