Trascurata dalle potenze europee, flagellata da guerre civili e carestie, l’Africa sembra non far più gola a nessuno. Eppure qualcosa si muove. Come raccontano Serge Michel e Michel Beuret in “Cinafrica. Pechino alla conquista del continente nero” (Il Saggiatore, 2009), un reportage che ripercorre e documenta le tappe dell’espansionismo politico-economico della Cina nel continente africano. Un’anticipazione degli scenari e dei protagonisti del prossimo scacchiere strategico mondiale, di cui nessuno parla.
“I cinesi ci offrono cose concrete, l’Occidente valori intangibili. Ma a che cosa servono la trasparenza, la governance, se la gente non ha elettricità né lavoro? La democrazia non si mangia mica“.
Tra il 3 e il 6 Novembre del 2006, in un clima d’ amicizia e cordialità, lontano dalle telecamere e dai taccuini dei media occidentali, si tiene a Pechino il terzo vertice tra Cina e Africa. Un appuntamento che rinsalda i legami internazionali e rafforza il sistema di relazioni economiche tra la Cina e 49 dei 53 Paesi africani, in quello che molti osservatori definiscono come uno scambio vicendevolmente vantaggioso.
Sbarcate in punta di piedi in una terra lontana e sconosciuta, a partire dagli anni Novanta del secolo scorso, le imprese cinesi realizzano enormi progetti d’infrastrutture (strade, ferrovie, ospedali, oleodotti, etc.) per acquistare il favore delle élite dirigenti e ottenere in cambio concessioni di petrolio, gas, legname e uranio, indispensabili per sostenere gli alti livelli di crescita della madre patria.
Gli affari sono affari. Lo sanno bene i leaders dei paesi africani, che stufi dei soliti discorsi su democrazia e Sviluppo umano delle Organizzazioni mondiali, nonché delle promesse dei vecchi colonizzatori, hanno scorto nell’intraprendenza imprenditoriale cinese un’opportunità per uscire da un’impasse che dura da decenni e ritornare a guardare con ottimismo verso il futuro. E poco importa se lo sfruttamento della manodopera cinese, altamente concorrenziale ed efficiente, a volte può creare tensioni tra la popolazione locale. La Repubblica Popolare Cinese si presenta, contemporaneamente, come l’amica dei popoli africani e come il miglior alleato dei regimi sanguinari presso le Nazioni Uniti, dove, all’occorrenza, fa pesare il proprio potere di veto con buona pace dei diritti umanitari.
“Cinafrica” è un esempio di reportage, come se ne vedono pochi in giro: un’inchiesta che affronta il fenomeno dell’emigrazione cinese, tra imprenditori pionieri e lavoratori sfruttati e che svela importanti retroscena sul coinvolgimento della Cina nei tentativi di golpe avvenuti in alcuni paesi della fascia subsahariana.
Viaggiando per oltre due anni in lungo e in largo attraverso l’Africa, Serge Michel e Michel Beuret, accompagnati dall’obiettivo del fotoreporter Paolo Woods, hanno raccolto testimonianze ed interviste che descrivono una realtà purtroppo ignorata, che vede la Cina scalzare l’Europa e gli Stati Uniti nel continente africano per puntare ad aspirare al rango di superpotenza mondiale.
Michel Beuret è caporedattore esteri della rivista L’Hebdo; negli ultimi anni si è dedicato a reportage da Cina e Africa.
Serge Michel, 35 anni, giornalista, ha lavorato come corrispondente dall’Europa dell’Est, l’ex Unione Sovietica e il Vicino Oriente. Tra il 1998 e il 2002 è stato corrispondente da Teheran e poi dai Balcani per Le Figaro e Le Temps.
Paolo Woods, 34 anni, è fotografo. Ha lavorato in Iran, Iraq, Pakistan e Afghanistan. Le sue fotografie appaiono regolarmente sulla stampa internazionale e sono state esposte in numerose mostre in Europa e negli Stati Uniti.
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