Scampia, pensare positivo. Intervista a Franco Maiello

Stefano Giovinazzo

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Le vele, icona negativa di un quartiere che mostra comunque segnali di ripresa. Lo sostiene Franco Maiello in “Passaggio per Scampia” (Tullio Pironti Editore, 2009). Dal confronto con l’autore, lo scenario futuro di questo “ecomostro”.


Scampia e le vele. Cosa pensa quando osserva il suo quartiere?
“A Napoli, a parte il centro storico,tutta l’edilizia, dal dopoguerra ad oggi, ha avuto sempre un carattere speculativo per cui soprattutto la zona collinare è diventata una fantastica bruttura urbanistica. Scampia non è stata soggetta a speculazione edilizia ma i progettisti da una parte e i politici del tempo dall’altra, hanno permesso la realizzazione di una città nella città del tutto invivibile. Le Vele non sono mai state “il problema” di Scampia. Esse sono solo l’icona negativa del quartiere”.

Passato e presente. Di chi sono le colpe di una catastrofe architettonica e delinquenziale riscontrabile a Scampia?
“Del problema architettonico ho già detto nella prima risposta. Non parlerei assolutamente di catastrofe. Le Vele o i “palazzoni” di 13 piani dei “lotti” sono state rese invivibili dagli abitanti, non sempre “aventi diritto” e dagli enti di gestione che non hanno gestito un bel niente. Forse non tutti sanno che a Scampia, oltre all’edilizia popolare è sorta anche quella realizzata da privati con il contributo dello Stato (le cooperative) e rappresenta circa un terzo dell’intero patrimonio edilizio(i cosiddetti parchi). Quanto alla delinquenza: la differenza con gli altri quartieri di Napoli, anche quelli degradati del centro storico, consiste solo nel fatto che gli spazi enormi consentono, logisticamente, un libero movimento per lo spaccio della droga, a dispetto delle decine di pattuglie di polizia e carabinieri che ogni giorno controllano l’intero quartiere”.

Scampia e l’informazione. Quanto ha pesato l’influenza dei mass media, anche come disinformazione e accentuazione dei problemi, sulla percezione totale del quartiere?
“L’influenza dei mass media è stata ed è enorme. All’epoca della faida, 5 anni fa, vennero qui a Scampia giornalisti e televisioni da ogni parte del mondo. Io stesso fui intervistato da una televisione svedese, da una francese e da Geo Nocchetti per Raitre. Ma ogni volta che una associazione del quartiere , e ce ne sono tante, si appresta a rappresentare il suo lavoro, i mass media, sistematicamente invitati, disertano”.

Cosa pensa del libro “Gomorra” di Roberto Saviano?
“Lo considero un capolavoro non solo per il suo valore di saggio giornalistico-giudiziario ma soprattutto perché quel saggio possiede la forma e la valenza di un grande affresco letterario. E considero che opere di questo genere spesso hanno suscitato idee e promosso interventi sociali e politici producendo non piccole rivoluzioni culturali”.

Lei è nato qui. Com’era Scampia alla sua nascita? Perché si è tradito quel disegno inziale?
“Sono nato a 5-6 km da Scampia, che è l’estremo nord di Napoli. Alla sua nascita non era molto diversa da oggi. La forma, il corpo, è sempre lo stesso. L’anima che con essa doveva nascere, ad opera degli abitanti e degli operatori sociali ed istituzionali, stenta a venir fuori. I segnali, in positivo, ci sono e sono ben evidenziati e documentati nel mio libro”.

Franco Maiello è nato a Grumo Nevano nel 1934. Vive a Napoli da circa cinquant’anni. Insegnante di scuola media in pensione, dedica da oltre venti anni gran parte del suo tempo libero ad attività di impegno sociale e culturale nel quartiere Scampia, dove attualmente abita.

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Stefano Giovinazzo

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