L’orrore della guerra, l’attesa della “liberazione”

Chiara Pieri

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liberazioneLiberazione (Adelphi, 2008) di Sándor Márai racconta in modo intenso, veritiero e struggente l’angoscia dell’essere umano di fronte alle atrocità e alle efferatezze della guerra.  La guerra non si prepara soltanto nelle officine belliche, nelle caserme e sui campi di battaglia, ma pure nell’anima delle persone.


Budapest
nel dicembre del 1944 è una città sotto assedio.
L’armata rossa è alle porte, gli Alleati bombardano senza sosta, mentre le croci frecciate dei fascisti, in un ultimo disperato tentativo, cercano di resistere e respingere gli attacchi, pur continuando nel crudele gioco del massacro e del rastrellamento di ebrei e civili.

In questo scenario si muove la venticinquenne Erzsēbet, che da dieci mesi vive sotto falsa identità e costantemente costretta a nascondersi e a fuggire. Due giorni prima di Natale, la giovane riesce a trovare un estremo nascondiglio per il padre, un celebre scienziato, ricercato dalle croci frecciate, perché non asservito completamente al regime. L’uomo verrà murato insieme ad altre cinque persone in una cantina, delle dimensioni di una dispensa; mentre Erzsēbet si rifugerà nello scantinato del palazzo di fronte, che accoglie più di cento persone, tra brande, materassi, cibo e latrine in una “promiscuità da porcile”. Per quattro settimane, gli assediati sono costretti a vivere nel sotterraneo, dove il tempo si dilata infinitamente, dove non esistono più il giorno e la notte, né le regole sociali, dove il rumore martellante delle bombe e dei mortai diventa quasi armonico e sopportabile e dove alla solidarietà si alterna la barbarie, tutto in attesa di un momento indefinito, quello della fatidica liberazione, l’attimo in cui l’ombra del primo russo si staglierà nella luce della porta. Ma Erzsēbet scoprirà a sue spese, quanto l’immaginazione e le speranze si discostino dalla realtà.


Sándor Márai
riesce a trasmettere al lettore la condizione dell’immobilità straziante dell’assedio, attraverso l’alternanza tra il racconto e la riflessione sulla condizione umana, sugli istinti, le pulsioni e le regole che dominano la nostra natura. Lo stile è semplice e misurato, mentre il ritmo diviene sempre più serrato ed incalzante in prossimità della tanto attesa liberazione.


Liberazione
è un’opera scritta di getto e testimone di una verità storica, poco nota o dimenticata, ma così universale da indurre a considerare il mondo moderno alla luce di un passato non poi così lontano. Che cosa è in fin dei conti la libertà? “Chi è abbastanza forte da riconoscere la realtà della propria natura, è vicino alla liberazione. L’accetta senza sentirsi offeso perché quella è la realtà”.


Sándor Márai
ha scritto Liberazione in meno di tre mesi, nell’estate del 1945. L’opera è rimasta inedita fino al 2001. Di Sándor Márai (1900-1989) sono in corso di pubblicazione presso Adelphi tutte le opere; nella primavera del 2007 è apparso L’isola.

Voto: 7

Autore: Sándor Márai

Titolo: Liberazione

Editore: Adelphi

Anno di pubblicazione: 2008

Pagine: 162

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Chiara Pieri

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