Sara Meddi

sara copiaSara Meddi è nata nel 1985 vicino Roma. Da bambina, prima di convertirsi alla letteratura, sognava di fare la paleontologa o, in alternativa, la disegnatrice di costruzioni Lego. Adesso lavora da qualche anno nell’editoria come redattrice freelance. Votata da sempre al pendolarismo adesso si divide tra Roma e il Trentino; quando non è in treno vive con il marito, un bimbo, due gatte e un congruo numero di libri. Nel (raro) tempo libero corre, guarda film horror e gioca con discreto successo a Super Mario.

Libro preferito: Cime tempestose
Autore preferito: Raymond Carver

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“L’ultima conversazione”

9788897505105

Cinque interviste a Roberto Bolaño, una non breve introduzione di Marcela Valdes centrata essenzialmente su 2066, il libro maggiore dell’autore assieme a I Detective selvaggi, un lucido saggio finale di Nicola Lagioia: questo il materiale che costituisce L’ultima conversazione, quinta uscita della collana SUR, pubblicazione che minimum fax dedica alla letteratura sudamericana fra l’Onetti de Gli addii e il Ricardo Piglia da La respirazione artificiale.

Un’occasione per entrare nel mondo (mai totalmente distinguibile nel suo moto pendolare fra vita e letteratura) dell’amato scrittore cileno. Sfrondando il discorso dal mito che negli ultimi tempi impedisce ragionamenti pacati sullo scrittore, è preferibile restare al dettato terra-terra su ciò che in effetti in queste interviste dice, non senza notare il voltaggio febbrile che fa oscillare le sue parole dalla tensione idiosincratica di un’urgenza fisica pressante – solo in parte probabilmente dovuta alla malattia che lo avrebbe portato alla morte anzitempo – e la visionarietà che gli consentiva di guardare alle più lontane latitudini, terrestri e letterarie, con uno sguardo simultaneo capace di dare le vertigini – i lettori dei suoi romanzi lo sanno bene. Le interviste (traduzione di Ilide Carmignani) coprono un arco di cinque anni, gli ultimi, per cui non può mancare la ormai celebre “Ultima conversazione” pubblicata pochi giorni dopo la sua morte.

Nota in Bolaño la conoscenza vasta delle letterature mondiali – se si può dir così – e non solo della tradizione latino-americana. Egli ci tiene peraltro a sottolineare che a suo avviso quella spagnola e quella sudamericana non sono letterature separate e che Borges è il più grande autore di lingua spagnola dai tempi di Quevedo – laddove Kafka sembra essere un vertice assoluto. Bolaño ricorda che al Messico deve la sua formazione intellettuale, alla Spagna quella sentimentale. E che leggere – in questo davvero degno nipote di Borges – sia più importante che scrivere. In tutte le interviste si percepisce l’atteggiamento di Bolaño, uno scrittore in grado di parlare di molte cose ma sempre senza sussiego – con quello spirito che non lo abbandonò sino alla morte, mutuato da una giovinezza d’avanguardia, da neoDada sudamericano.

Per Bolaño (e ancora prima per Borges, ancora) l’oblio è il destino che attende tutti noi. Ovvio, si dirà, ma non se questo sapere lo fai diventare carne e sangue della tua vita. Ricorda Lagioia nello scritto finale che è qui che l’ammirazione di Bolaño verso Garcia Marquez e Vargas Llosa sembra slittare dentro un buco nero di dubbi, che concernono non tanto il valore delle loro opere (o di alcune di esse) ma il passo un po’ monumentale con cui i due più celebrati scrittori sudamericani viventi si avvicinano alla morte: nella viziosa illusione di resistervi, sperando in una canonizzazione da consegnare all’eterno.

In questo scarto, nell’oscillazione inesauribile fra una concezione della letteratura mai marginale o esornativa (cui non è estraneo infatti il lavoro immenso, la fatica immaginabile che sta dietro all’opera di Bolaño, e, si capisce, l’esito effettuale della stessa) e l’agrodolce consapevolezza della finitudine in grado di stornarle, entrambe, vita e letteratura, dalle sue pretese enfatiche, con tutto il rischio della vacua retorica che si diparte per li rami, in questo combinazione magistrale sta un po’ la polpa, il sapore di queste interviste. Non a un cattedratico, o a un entartainer ma a uno scrittore vero che avrebbe voluto essere uno sbirro, o una canaglia.

Autore: Roberto Bolaño

Titolo: L’ultima conversazione

Editore: Sur

Anno: 2012

Pagine: 124

Euro: 14.00

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“Mia è la vendetta”, un libro-testimonianza

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Mia è la vendetta è un libro unico tra quelli che testimoniano l’Olocausto. Innanzitutto va detto che non è una testimonianza diretta, seppur l’autore ben conosceva la realtà dei campi di prigionia, ma soprattutto che non è una testimonianza postuma alla liberazione. Mia è la vendetta infatti è stato scritto e pubblicato durante la guerra, quando il sistema dei campi era ancora del tutto attivo. Continue reading

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Tesio, “Piacere, io sono Gauss”: quegli occhi di un bambino

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Ci vogliono ottime doti narrative per raccontare il mondo attraverso gli occhi di un bambino e ci vogliono ancor più grandi capacità descrittive ed espositive perché il racconto diventi un romanzo per adulti, capace di far ridere, sorridere e commuovere.  Continue reading

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“Cose da pazzi” per Einaudi. Palermo nel quotidiano

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Evelina Santangelo (di cui mi piace ricordare la cura di un libro straordinario come Terra matta) scrive con Cose da pazzi (Einaudi) un romanzo fitto fitto sulla città di Palermo.

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“Guerrilla Blues”. Poesia nel segno di Jack Hirschman

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Dall’incontro “catartico” con il poeta americano Jack Hirschman, nello storico Caffé Trieste di San Francisco, nasce “Guerrilla Blues” (Edizioni Ensemble) di Alessandra Bava. Queste liriche bilingue (scritte in inglese e poi tradotte in italiano dalla stessa autrice) mostrano tutta la sapienza e la passione di questa poetessa, nata a Roma ma cresciuta all’estero, frequentando scuole internazionali. Continue reading

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“Lo sguardo di Lily”

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“Wilson, sei venuta a prenderti cura di me?”. “Sì, miss”. Nel romanzo Lo sguardo di Lily di Margaret Forster (La Tartaruga 2012), questo breve dialogo tra padrona e cameriera sarebbe stato l’incipit di un lungo rapporto nel quale la cameriera Lily Wilson avrebbe presto compreso l’importanza e il valore del legame che la univa alla sua padrona la poetessa inglese Elisabeth Barrett. “Sentiva che le era necessaria e dipendeva da lei, e rispondeva dando di sé più di quanto il mero dovere richiedesse”.

Londra 1844. Nella “casa rispettabile e accogliente” al numero 50 di Wimpole Street di Mr Barrett, Wilson, chiamata per cognome perché domestica, era giunta da Newcastle per prendersi cura della figlia preferita del padrone di casa. La fragile Elisabeth, dipendente dagli oppiacei, trascorreva la maggior parte del tempo rinchiusa nella sua stanza in compagnia dello spaniel Flush viziato e “ben nutrito”. La poetessa aveva avuto finora “una vita triste con tante malattie e delusioni”, circondata dall’amore del padre e degli 11 fratelli. In una stanza che sembrava una tomba, sempre surriscaldata perché Elisabeth temeva il freddo, la donna talmente “magra che sembrava una bambina”, si lasciava vivere perché la sua vera malattia “era l’infelicità”. Lo stesso anno dell’arrivo di Lily, Elisabeth aveva pubblicato Poems la sua prima raccolta di poesie che aveva ottenuto un buon successo. Una lettera “è del poeta Robert Browning sul mio lavoro. Sono contenta di averla ricevuta”, avrebbe cambiato il corso degli eventi. Anche se per Mr Barrett “la felicità di sua figlia era la cosa più importante del mondo”, egli era profondamente “contrario a tutti i matrimoni, chiunque sia lo spasimante”, quindi dopo essersi sposati di nascosto, Robert ed Elisabeth erano fuggiti verso l’Italia “dove il sole splendeva tutti i giorni”. “Era come se fosse su una giostra, tutto girava e l’euforia del movimento soffusa del desiderio che si fermasse”. Unica testimone della nascita del loro amore “era evidente che lì c’era amore in tutto il suo splendore” la fedele e devota Lily che aveva deciso spontaneamente di non abbandonare la sua padrona. “Verrai? Ci resterai fedele?”. La figura e l’impegno costante di Wilson sarebbero stati essenziali per Ars Barrett Browning sia durante il faticoso e sfibrante viaggio, sia durante la vita in Italia prima a Pisa e poi a Firenze “era vivace e piena di donne inglesi” a Palazzo Guidi e sia durante la gravidanza di Elisabeth e la nascita del piccolo Wiedemann chiamato Pen. “Un salto nell’ignoto, ecco cos’era. Tutta la sicurezza e tutta la stabilità sarebbero scomparse. La responsabilità della sua padrona sarebbe toccata a lei, per quanto buono fosse il marito”.

Lady’s Maid è il sensibile ritratto di un lungo rapporto, sfociato in confidenza e amicizia reciproca tra Elisabeth Barrett Browning e la sua governante. Nelle lunghe lettere che Lily inviava alla madre “lei scrive e scrive, mamma… ”, alle sorelle e alle amiche Lizzie Treherne e Minnie Robinson, governante di casa Barrett, piano piano il lettore scopre il mondo di Elisabeth visto attraverso lo sguardo acuto, partecipe e intelligente di Lily. È, infatti, la devota governante, la protagonista di questo bel volume, la sua vita all’ombra di una delle più stimate poetesse della letteratura inglese del XIX secolo. Nella postfazione l’autrice precisa che “in questo romanzo fatti e finzione sono stati intrecciati così strettamente che potrebbe essere utile sapere esattamente in quale misura siano basati sulla realtà. Elisabeth Wilson è realmente esistita… ”. Non era stato semplice per Lily lasciare la madre e le sorelle anche perché “ciò che lei amava era il familiare, lo sperimentato. Per lei non c’era piacere nel cambiamento”. E invece Lily avrebbe conosciuto Londra, Parigi e l’Italia, imparato ad amare la poesia, la bellezza annullando la propria esistenza a favore di quella della sua padrona, sempre un passo indietro, su e giù per le scale, devotamente fedele fino alla scomparsa della poetessa avvenuta nel 1861, nonostante tutto. “Adesso poteva essere se stessa e non avvelenare quello che le restava della propria vita con rimpianti e risentimenti”.

Margaret Forster è nata a Carlisle in Gran Bretagna nel 1938. Romanziera, biografa e critica letteraria, è una delle scrittrici inglesi più amate e acclamate. Tra i suoi maggiori successi ricordiamo le biografie su Elizabeth Barrett Browing e Daphne Du Maurier e i romanzi Diary of an Ordinary Woman, Is there Anything You Want?, Over e Isa and May. Per La Tartaruga edizioni nel 2010 è uscito Lasciando il mondo fuori che ha conseguito un buon successo di critica e pubblico.

Lo sguardo di Lily è tradotto da Fenisia Giannini Iacono

Autore: Margaret Forster

Titolo: Lo sguardo di Lily

Editore: La Tartaruga

Anno di pubblicazione: 2012

Prezzo: 22,00 Euro

Pagine: 564

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“Una casa di petali rossi”. Un’apparente serenità

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Una casa di petali rossi di Kamala Nair (Editrice Nord 2012) ha inizio con una lettera che la protagonista del romanzo ha lasciato prima di partire all’ignaro fidanzato addormentato. “Quando leggerai queste pagine, io sarò in volo sull’Atlantico, diretta in India. Ti sarai svegliato, solo, e avrai trovato l’anello di diamanti che ho lasciato sul comodino, sopra questi fogli che adesso tieni in mano”. Continue reading

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