Figli dello stesso padre. Intervista a Romana Petr...

Un cuore in sospeso: l’infelicità incontra il destino

sindromecuograndeA poco più di un anno dal suo acclamato esordio letterario e sull’onda del successo ottenuto anche dal secondo romanzo, Alessia Gazzola torna ad incontrare il suo pubblico con Sindrome da cuore in sospeso (Longanesi), nel quale riprende il racconto delle vicende del suo irresistibile personaggio, Alice Allevi. Troviamo la protagonista in preda ad una vera e propria crisi personale. Continue reading

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Storia segreta del capitalismo italiano

storia-segreta-del-capitalismo-italianoStoria segreta del capitalismo italiano (Longanesi 2012) è una lunga intervista – confessione di Cesare Romiti a Paolo Madron, uno dei più influenti giornalisti economici italiani, su fatti ed avvenimenti dell’economia, della finanza e della politica del nostro Paese negli ultimi cinquanta anni. Continue reading

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“Il Tribunale delle Anime” di Carrisi

il-tribunale-delle-animeDopo l’eclatante successo della sua opera prima, Il Suggeritore (Longanesi, 2008), ed in attesa di leggere la sua nuova fatica, La Donna dei Fiori di carta (Longanesi, 2012) appena uscito nelle librerie, Donato Carrisi ci regala un lavoro ricco di mistero e fascino, un intricato giallo che ci trascinerà alla scoperta di una città di Roma di cui ignoravamo l’esistenza e di un  ordine del Vaticano con un compito per noi davvero difficile da concepire. Continue reading

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Un segreto non è per sempre

un-segreto-non-e-per-sempreUn segreto non è per sempre di Alessia Gazzola (Longanesi 2012) è il sequel del medical thriller L’allieva con il quale l’anno scorso l’autrice, al suo esordio letterario, ha conseguito un notevole successo in Italia (ove sono state pubblicate quattro edizioni per un totale di 60mila copie vendute) ed all’estero (in Francia, Germania, Spagna e Turchia).

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“Il mio cuore sconosciuto”

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Il mio cuore sconosciuto di Charlotte Valandrey (Longanesi 2012) ci insegna che a volte la vita può essere più sorprendente di un romanzo. “Ho fatto un sogno tenace, ossessionante, che mi ha stravolto nel cuore della notte, quando mi sono svegliata urlando. Ero morta”.

Charlotte Valandrey racconta la sua seconda esistenza iniziata nella notte tra il 3 e il 4 novembre 2003 all’Ospedale parigino di Saint Paul. L’attrice francese famosa fin dall’età di 16 anni con il film A Parigi con amore scoprì di essere sieropositiva a 17 anni in seguito a un rapporto sessuale non protetto. Charlotte interruppe la sua carriera, si sposò ed ebbe una figlia, Tara (sieronegativa), subì due infarti perché le medicine che era costretta ad assumere (triterapia, terapia che inibisce l’Aids) sono dannose per il cuore. A 34 anni “il trapianto è l’unica sua possibilità” anche perché rileva l’autrice, il suo cuore era morto non solo per “gli effetti secondari di una chimica indispensabile” ma anche “per un’overdose di emozioni forti”. Frasi sincere che spiazzano il lettore “ho vissuto senza precauzioni. Senza mezze misure, è la mia natura. Non ho mai saputo regolarmi in altro modo”. Dopo il trapianto cardiaco Charlotte sentì che qualcosa era cambiato, assaporava nuove sensazioni, scoprì di andare pazza per la torta al limone e il babà al rhum. Aveva un sogno ricorrente “sono in auto, sotto una pioggia violentissima, dei fari mi accecano e ho un terribile incidente” ma soprattutto durante un viaggio in India mentre visitava il Taj Majal Charlotte, provava la sensazione di essere già stata in quel posto “Mi vedo… camminare con passo regolare verso la cupola, la ghiaia mi scricchiola sotto i piedi, porto la collanina d’oro e nella mia mano vi è una mano d’uomo… ”. Due anni dopo l’operazione, la donna sentì la necessità di conoscere l’identità della persona che le aveva donato il cuore, ma una legge europea protegge l’identità del donatore. “Chi è la persona che mi sento dentro?”. Il mistero s’infittisce quando l’attrice riceve tre lettere anonime a distanza di tempo “Cara Charlotte, io conosco il cuore che batte nel suo petto. Lo amavo”. La vita sembrò di nuovo sorridere alla donna quando incontrò Yann un architetto che “progetta hotel e showroom in tutto il mondo” conosciuto a teatro, “biondo e selvaggio” capace di far dimenticare alla donna la deludente esperienza sentimentale con il dottor Leroux. “… ho inseguito l’amore come si cerca un tesoro”. Il colpo di scena però era in agguato, imprevedibile e improvviso. “Questo mobile mi ha sempre attratta, incuriosita. Perché è sempre chiuso… ”.

De Coeur inconnu “una storia incredibile”, pubblicato in Francia lo scorso settembre presso Le Editions Cherche – Midi è il seguito della precedente autobiografia dell’autrice L’amour dans le sang. Charlotte Valandrey attrice dal volto da bambina è conosciuta dal pubblico italiano per “il ruolo della giornalista impetuosa, figlia di Pierre Mondy, nella popolare serie Il commissario Cordier”.L’amour dans le sang è la mia biografia. Il romanzo della mia vita, come amo chiamarlo. Avevo bisogno di parlare. Mi sentivo isolata, dimenticata, stanca”. Invece i libri dell’attrice/scrittrice redatti in collaborazione con il cugino Jean Arcelin sono stati uno straordinario successo, I lettori sono rimasti conquistati dal coraggio e dall’ardimento della protagonista “io vivo il mio inverno triste, una fase lenta. E aspetto la primavera, impaziente” e hanno tributato alla scrittrice affetto e ammirazione. Il libro, infatti, in Francia ha venduto 350mila copie. “Il mio cuore è un perfetto sconosciuto” scrive Charlotte eppure quel “semplice organo, straordinario ma pur sempre un organo” regala alla donna emozioni particolari. La teoria della “Memoria cellulare” è quella convinzione che si possa ereditare con un trapianto di cuore, la personalità del donatore. “Quel ricordo vivido, di avvenimenti che non appartengono al vissuto dei pazienti”, come ha sintetizzato la Valandrey in una recente intervista. “È possibile che attraverso il mio nuovo cuore io viva ricordi e sensazioni, o che apprezzi nuovi gusti, appartenenti al donatore?”. La teoria non ha ovviamente nessun riscontro scientifico eppure questo è accaduto a Charlotte Valandrey e a molti altri pazienti le cui esistenze si sono incrociate con quelle di coloro che, con un atto di estrema generosità, hanno fatto sì che i loro cuori potessero battere ancora salvando altre vite in pericolo.

È stato proprio imparando a fare il segno della croce che ho scoperto il battito del mio cuore, quel suono sordo che scandisce il ritmo della mia vita. Nel nome del Padre, del Figlio e del cuore. Nel nome del cuore”.

Charlotte Valandrey (vero nome Anne Charlotte Pascal) è nata nel 1969. Ha esordito nel cinema nel 1985 con Rouge Baiser di Véra Balmont, che le fece vincere l’Orso d’argento come migliore attrice al Festival di Berlino e il César come migliore promessa del cinema francese. Ha pubblicato L’amour dans le sang, da cui è stato tratto il film omonimo per la tv francese.

Il mio cuore sconosciuto è stato tradotto da Marcella Uberti Bona e sarà presentato giovedì 10 maggio alle 18.30 a Milano presso la Mondadori Duomo. Saranno presenti oltre all’autrice Emmanuelle de Villepin, Cristina Guarinelli e Marco Pesatori. Condurrà l’incontro Alessandra Casella.

Domenica 13 maggio alle ore 13,30 nella Sala Rossa del Salone del Libro di Torino Charlotte Valandrey presenterà il volume. Interverrà Massimo Gramellini.

Autore: Charlotte Valandrey con Jean Arcelin

Titolo: Il mio cuore sconosciuto

Editore: Longanesi

Anno di pubblicazione: 2012

Prezzo: 14,90 Euro

Pagine: 336

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“Fai bei sogni”

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“Tutti abbiamo una ferita segreta per riscattare la quale combattiamo” scriveva qualche anno fa Italo Calvino e oggi Massimo Gramellini con “Fai bei sogni” (Longanesi), racconta una ferita, fatta di solitudine e amarezza, di lotta contro un mostro e una paura di vivere, una ferita  provocata dalla morte della madre la mattina dell’ultimo dell’anno del 1966.

In quella mattina che rimane fissa ed eterna nella memoria di un bambino come tanti che perde non solo la madre ma anche l’innocenza, facendosi domande che un bambino non dovrebbe mai porsi. Frutto di quelle domande è Belfagor, il mostro che cova dentro il suo animo, un rancore istintivo nei confronti della vita che lo fa affondare ogni qual volta cerca di respirare. Un percorso lungo che passa per una narrazione semplice e scorrevole, mai pietistica che ci restituisce un libro importante, non tanto per la sua natura biografica, ma quanto per la riflessione intima e struggente sul dolore, dolore che spesso tendiamo a dimenticare, dolore che il piccolo Massimo vive inseguendo figure materne spesso inadatte o trincerandosi dietro grandi silenzi, dolore che diventa cemento per le solide fondamenta del Massimo Gramellini che conosciamo oggi che ha sempre trattato la vita con intensa leggerezza.

I tratti narrativi dell’autore si confermano coinvolgenti e sinceri, non c’è la voglia di trattare la vicenda personale come un noir, strada intrapresa purtroppo da molti, ma c’è la volontà di mettere un punto e di condividere un pezzo importante della propria vita trasformandola in narrazione collettiva, perché “Fai bei sogni” è  un libro che racconta l’Italia che eravamo e quella che siamo diventati, un libro che ci spiega la sottile differenza tra il male di viver e la paura di vivere, che congela amore e sentimenti, paure e sogni, perché la paura di non essere amati taglia le gambe al futuro.

Le passioni di Gramellini,  come il Torino, i Police, la lettura e quella casa davanti allo Stadio sono l’anagramma emozionale del nostro pensiero e ci riconsegnano la dignità del dolore e di un percorso di vita fatto di ricerca per comprendere la radice e la causa per cui quella morte brucia come una ferita ancora aperta, una ferita che solo altro amore ha saputo sanare.

Si arriva a provare una buffa nostalgia alla fine del libro, un positivo afflato del cuore che ci rimane attaccato alle mani, agli occhi e ci fa capire meglio chi siamo e quanto dolore spesso mettiamo da parte, sacrificato all’altare delle virtù e del pubblico rispetto.

La verità per Massimo Gramellini la troverà in una busta gialla, in un ritaglio del quotidiano dove oggi è vicedirettore, la verità per quel bambino è la spada che riesce ad uccidere Belfagor.

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Il colpo di vento di Collini. Firmato Von Schirach

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Ne “Il caso Collini” di Ferdinand Von Schirach (Longanesi 2012), Fabrizio Collini è un italiano immigrato in Germania negli anni Sessanta, pensionato da quattro mesi dopo aver lavorato per trentaquattro anni come operaio. Una sera Collini riesce con un pretesto ad introdursi nella stanza d’albergo di un noto industriale, l’ottantenne Hans Mayer, che uccide a colpi di revolver accanendosi poi con ferocia sul cadavere. Continue reading

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