533 – Il libro dei giorni

Massimo Stillo

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“I fiori di cactus non sono paragonabili agli altri fiori. A guardarli sembra quasi che abbiano ottenuto una vittoria e che stranamente abbiano voglia di sposarsi oggi stesso, anche se non è chiaro con chi.” Così inizia 533 – Il libro dei giorni (Iperborea) di Cees Nooteboom, poeta tra i più importanti del nostro tempo.


533 sta a indicare i giorni di stesura di queste riflessioni che hanno come luogo privilegiato l’isola di Minorca dove Nooteboom abita in diversi periodi dell’anno. Nella residenza spagnola il poeta decide di piantare un po’ di cactus – per la precisione sono sei – che, dopo essere sopravvissuti all’inverno, vengono osservati e descritti anche se la descrizione risulta difficilissima (rappresentano sul piano vegetale quello che l’ornitorinco rappresenta sul piano animale, per ricordare un celebre libro di Umberto Eco dove l’animale in questione mette in gioco il nostro consueto giudizio classificatorio). Da qui si dipartono numerose riflessioni che chiamano in causa la letteratura, l’arte, la storia e la natura.

Si parla di morte, all’inizio del libro: Nooteboom ha scritto Tumbas che è un peregrinare tra le tombe di grandi scrittori. E qui ricompare la tomba di Canetti, visitata a Zurigo, vicina a quella di Joyce. Le tombe ci parlano, descrivono il nostro carattere e la morte può diventare ossessione come per il Sabbath di Philip Roth. Le parole per descrivere la morte possono essere infinite oppure ne bastano poche, come nel caso di Canetti, con la firma incisa sulla lapide e i nomi della prima e della seconda moglie.

L’altra faccia della morte è la natura. Perché la natura è vita. Minorca è l’isola del vento e delle numerose spiagge. La tentazione latente è sempre quella di umanizzare la natura, come se questa potesse parlare o vivere sentimenti. Difficile non essere sfiorati da questa tentazione. Perché difficile è restare indifferenti. Il gran vento dell’isola è un “gran spirare” per dirla con Roland Holst. E “una volta qui ci si buttava nel pozzo se dopo una settimana il vento non cessava ancora”.

Orientarsi nell’isola avviene guardando le stelle di Cassiopea che cadono proprio sopra il balcone di casa di Nooteboom. Ma un altro punto di riferimento è rappresentato dalle lingue, in particolare attraverso quello strumento originario che è il dizionario: “il grande Van Dale” come lo chiamano in Olanda di cui Nooteboom possiede una copia ormai usurata dall’umidità. Due mesi ci vogliono per riportare in vita il libro ed è un ritorno alla lingua originaria, vera e propria casa dell’essere. Muoiono gli esseri umani, muoiono i libri ma muoiono anche le parole. Il poeta è custode della parola.

In queste meditazioni c’è spazio anche per la storia. Le tensioni politiche in Spagna con la regione catalana e le sue rivendicazioni di indipendenza. Ma anche la Grecia e la Germania. E l’Europa. Il filtro della letteratura ci aiuta a mettere a fuoco il nocciolo delle cose, con uno sguardo distanziato che sa però cogliere l’essenza delle cose.

“La settimana scorsa è affondato qui uno yacht, un uomo è caduto in mare, il corpo è stato ritrovato dilaniato dagli squali. Penso ai due Viaggiatori nel loro oceano senz’acqua, al di fuori del territorio del sole, diretti verso una nube piena di pericoli, penso al loro percorso verso un ovunque di vacuità cosmica, la dimora della prossima stella.”

Nooteboom ci incanta con un libro da assaporare d’estate all’ombra di una pianta ma piacevolissimo anche d’inverno quando la mente si lascia andare oltre le pareti di una stanza attraverso la forza dell’immaginazione.

Cees Nooteboom è poeta, scrittore, saggista. Conosciuto e tradotto nel mondo, vincitore di premi letterari, ha al suo attivo romanzi come Rituali e Il canto dell’essere.

Autore: Cees Nooteboom
Titolo: 533 – Il libro dei giorni
Editore: Iperborea
Anno di pubblicazione: 2019
Pagine: 309
Prezzo: 16,50 euro

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Massimo Stillo

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