Quanta, quanta guerra…

Alessandra Stoppini

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Quanta, quanta guerra...Quanta, quanta guerra… di Mercè Rodoreda (laNuovafrontiera 2016) è un romanzo picaresco sulla perdita dell’innocenza e sulle ferite indelebili lasciate della guerra. Nella Prefazione al testo l’autrice racconta la genesi del libro nato un pomeriggio nell’atrio del vecchio Publi Cinema dove Rodoreda era entrata per guardare le foto del film che stavano dando: “Manoscritto trovato a Saragozza” del regista polacco Has. “Ogni fotografia, ogni paesaggio, ogni espressione sul viso degli attori era pura meraviglia”.


Dalla visione di uno dei film più originali, più poetici, più fuori dal comune che la scrittrice catalana avesse mai visto, era scaturita l’idea di creare un personaggio e mandarlo in giro per il mondo. Non un vagabondo e nemmeno un soldato. Avrebbe dovuto essere un ragazzo ancora con il latte sulle labbra, che, come i poeti, si lasciasse sorprendere da tutto ciò che vedeva. Dunque coglierlo nella grande confusione della guerra, perché potesse fare ciò che voleva e andare dove ne avesse voglia. Inoltre, occorreva procurare a questo adolescente, avventure indimenticabili con gente strana. Era nato il personaggio di Adrià Guinart, un antieroe spinto ad andarsene di casa dal desiderio di libertà. “Di questa libertà così celebrata, la sola parola mi emoziona, che conduce soltanto a un cambio di prigione. Forse il desiderio di libertà nell’uomo è piuttosto un bisogno di giustizia”.

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Alessandra Stoppini

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