Terra perduta

Alessandra Stoppini

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Terra perdutaTerra perduta di Ann Moore (SuperBeat 2016) è il primo volume che l’autrice britannica dedica alla “Trilogia di Gracelin O’Malley”.


Irlanda del Sud, metà dell’Ottocento.
Nella Contea di Cork “un fuoco da campo brillava fioco nei boschi lungo la sponda opposta del fiume Lee. Era da poco arrivata la primavera, e con essa i calderai”. Se questi ultimi avessero aspettato un altro giorno soltanto, non avrebbero assistito al terribile incidente che avvenne proprio lì e non avrebbero salvato la vita al giovane Sean O’Malley, il ragazzino che viveva con la sua famiglia giù nella valle, uno dei figli di quella brava donna, Kathleen, che aveva sempre mezza pagnotta e una parola gentile per gli ambulanti.

Il carro sul quale viaggiavano Sean e Kathleen, trainato da un cavallo vivace, era stato tradito dal ghiaccio presente sul ponte e si era ribaltato inchiodando il ragazzino e scaraventando in acqua la donna, che aveva vanamente lottato per un minuto interminabile in quelle acque impetuose. La triste notizia aveva raggiunto gli O’Malley, Patrick, il capofamiglia, Ryan, il suo primogenito, la Nonna e la piccola Grace che molto più tardi, durante quell’ora grigia che precede l’alba, mentre era distesa sul pagliericcio accanto alla nonna, aperti gli occhi, si era ricordata che sua madre se ne era andata per sempre. “Un dolore terribile le strinse il petto, togliendole il fiato”.

Erano trascorsi gli anni, le stagioni erano volate, il tempo era passato ma non aveva lenito la grave perdita subita dagli O’Malley, le rughe sul volto di Patrick si erano fatte più profonde. Alle soglie dell’adolescenza, Grace era ancora più bella di quanto lo fosse stata sua madre, anche se non poteva saperlo. Era il 1840, in vent’anni la popolazione irlandese era raddoppiata, ma la gente viveva ancora di patate e ne mangiava fino a quattro o cinque chili al giorno, un acro ne dava anche sei tonnellate, anche chi non possedeva terra andava a lavorare per altri e affittava piccoli appezzamenti per coltivare quanto bastava per sostenere la propria famiglia.

“La terra era vita, perderla era una condanna a morte”.

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Alessandra Stoppini

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