La voliera d’oro

Antonella Stoppini

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La-Voliera-d'oroLa favola La voliera d’oro di Anna Castagnoli (Topipittori 2015), è La vera storia della Principessa di sangue come recita il sottotitolo del volume illustrato da Carll Cneut.


La figlia dell’imperatore si chiamava Valentina ed era insopportabile”. La decenne dai capelli corti e scuri possedeva trecentonovanta paia di scarpe, ottocentododici cappelli, cinquanta cinture di pelle ma quello che le piaceva di più erano gli uccelli. Nelle centouno voliere di proprietà di Valentina, così grandi che “ci si poteva abitare dentro”, dimoravano pennuti dai bei colori e dalle forme più rare, infatti, molti ambasciatori giungevano dall’altro capo del mondo solo per visitare quel giardino meraviglioso. “Ma ahimè quante teste erano costate quelle voliere!”.

Il verbo che Valentina usava più frequentemente era “io voglio”. Quando la capricciosa bambina diceva di volere l’ennesimo uccello “Voglio l’uccello col becco di corallo” i servi partivano immediatamente alla ricerca, attraversando mari in tempesta per arrivare nei luoghi più irraggiungibili e lontani come “la Terra del Fuoco, dove piove sempre”. Molti servi morivano durante il periglioso viaggio ma se tornavano a mani vuote era la stessa Valentina che “Zac” li faceva decapitare. I malcapitati tornavano con gli uccelli ai quali la bambina dava i nomi Malakohe dal becco verde, Upupe arboree del Nilo, uccelli Lira. Però Valentina non era mai paga, più riceveva e meno era soddisfatta e come conseguenza per dispetto faceva partire un’altra testa del malcapitato di turno. La voliera d’oro che la bambina aveva ricevuto in dono dal padre era sempre vuota, perché Valentina non aveva ancora “l’uccello come dico io”. Una notte la bambina aveva sognato l’uccello che parlava, che le aveva detto cose così carine da farla svegliare di buon umore. Ovviamente Valentina doveva assolutamente averlo e, dopo aver riunito tutti i servi della reggia, aveva promesso loro di smettere le decapitazioni se i poveretti le avessero consegnato lo straordinario pennuto.

L’educativa narrazione della viziata Valentina, prigioniera della sua gabbia dorata, contiene il prezioso messaggio che non si può avere tutto ciò che si desidera, perché l’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del Re ma bisogna accontentarsi di ciò che si possiede. La cupidigia della solitaria bambina cela forse il bisogno di riempire un vuoto di sentimenti che i variopinti uccelli, magistralmente ritratti dal fiammingo Cneut, non riescono a colmare. Valentina imparerà la virtù della pazienza in un finale aperto, dove anche i piccoli lettori, oltre i sette anni, possono sbizzarrirsi a inventare.

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Antonella Stoppini

One Comment

  1. Anna

    Grazie per la bella recensione.
    Anna Castagnoli