“Rosso caldo”: intervista a Patrizia Rinaldi

Michela Gelati

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copertinaDefinire “Rosso caldo” di Patrizia Rinaldi (E/O 2014) un giallo è sicuramente riduttivo. In realtà, soprattutto in questo nuovo episodio della serie che vede protagonista la poliziotta cieca Blanca Occhiuzzi, la trama gialla sembra essere più un espediente per mettere invece in luce le storie dei personaggi, anche quelli “minori” che per la prima volta hanno invece una voce più nitida e potente. Sullo sfondo, sempre Napoli: città sotterranea, umida, ritratta in una primavera piovosa e malinconica. Una morte misteriosa, nel sotterraneo di un palazzo antico. Una coppia di finte cugine, che si amano da una vita, e che sentono di notte strani rumori provenire da quel sotterraneo. E di nuovo Blanca: innamorata, forse un po’ più fragile.

“In questo terzo libro della serie ho voluto raccontare i personaggi nei loro cambiamenti” racconta Patrizia Rinaldi. “Nella vita reale è difficile somigliarsi sempre e in tutti gli aspetti dell’esistenza: ho scelto quindi di proporre questa circostanza anche nel romanzo. Il rischio è stato quello di non fare ritrovare ai lettori le caratteristiche fisse cercate, ma ho voluto correrlo, cercando quindi un equilibrio tra costanza e variazione. Blanca è il contrario dell’investigatore supereroe. Invece di possedere caratteristiche speciali, ha qualcosa in meno rispetto agli altri, parte della vista. Con l’esercizio e la fatica sceglie di accogliere il limite e di trasformarlo in risorsa, quindi è una donna forte e combattiva; quando il rapporto amato con la figlia adottiva si incrina, deve affrontare altre incertezze. Credo che, prima o poi, si debbano fare i conti con la condizione di cambiare continuando a somigliarsi. Difficile, a volte possibile”.

In questo ultimo libro il “giallo” mi sembra più marginale, a favore di un ancor più intimo approfondimento dei singoli personaggi, delle loro voci, delle loro storie personali e dei loro punti di vista, che formano un vero e proprio romanzo corale. Perché?

Il gusto delle mie letture dette di genere si orienta più sul piacere del mentre leggo che sulla fretta del sapere cosa succede. La tensione narrativa mi prende lo stesso e meglio. La storia deve essere presente, ma mi interessa seguire i dati del perché accade, cosa spinge i personaggi a seguire la logica buia dell’illecito, della morte provocata o subita. Non dico logica a caso. I romanzi che mi piacciono accompagnano il lettore grazie a una credibilità delle vicende personali e quindi del loro linguaggio. Seguo lo stesso interesse mentre scrivo.  

Com’è da scrittrice raccontare Napoli oggi? Hai più speranza o rassegnazione per il futuro della città?

La speranza per la mia città, ben lontana da ogni apologia sdolcinata e acritica,è un esercizio che sento necessario per contrastare il danno perennemente esibito,la furbizia del tutto è inutile. Ci vuole coraggio a sperare e a segnalare la bellezza della nostra cultura, della nostra terra spesso ferita. Con il passare degli anni miei sto imparando con maggiore cura il tentativo di escludere la rassegnazione.

La tua è una Napoli umida, piovosa, malinconica.

Ho scritto durante una primavera molto incerta e l’ho raccontata, semplicemente. A volte anche volere spezzare per forza i luoghi comuni può diventare un cliché e anche un sole splendente, se ben raccontato, può dire con efficacia fini, rimpianti, atti estremi.     

L’ispettore Liguori sembra anche lui un po’ più fragile, meno sicuro nelle sue provocazioni: colpa/merito dell’amore per Blanca?

Anche le certezze superbe di Liguori si spezzano, soprattutto le presunzioni amorose. L’uomo si è adagiato sulla consapevolezza di avere Blanca per sé, lo dà per scontato e sbaglia per dimenticanza,  assenza di cura, cinismo funzionale (così tanto di moda). Ho voluto raccontare un amore dove i giochi di forza possono cambiare. Liguori conosce la gelosia brutta e accusa un altro uomo di avergli creato una mancanza di cui invece è artefice. A fine libro, la coppia si darà un altro equilibrio, nuovo per entrambi.

Come è nata l’idea di inserire nel romanzo le due finte “cugine” Rosselli?

La mia rivalsa sull’omofobia è affidare a due donne anziane, che si amano bene da anni e anni, la riuscita di un rapporto coniugale. Anche questo rapporto conosce incertezze, gelosie, ma resiste con forza poetica al passare del tempo, alle distrazioni, alle difficoltà economiche. Resiste persino ai corpi che cambiano e ai danni del passato.  

Anche il poliziotto Carità, da personaggio di contorno, diventa una figura a tutto tondo. Perché l’hai fatto “emergere”?

In “Rosso caldo” Carità è tra i personaggi che mi sono più cari. Il tentativo di farlo emergere rispetta il proposito delle variazioni che ho già indicato. Non solo  cambiano le caratteristiche di ognuno, ma anche il ruolo dei personaggi. Così Carità dismette i panni caricaturali, che gli stanno stretti, e diventa una voce più compiuta e forte. Incarna lo sguardo acuto dell’uomo comune che svergogna i dettati intellettuali privi di compassione. In un delirio silenzioso, dove prende in giro il valore delle sue teorie scombinate, dirà: Se le dovrebbero lavare le orecchie con la musica bella e con una predisposizione che dice: ma chi lo ha stabilito che le cose intelligenti le devono dire solo gli intelligenti? Non può scappare una cosa intelligente pure a uno normale? Le cazzate le fanno pure gli intelligenti, e anche spesso, quindi dovrebbe valere anche il contrario.

Scriverai ancora di Blanca o hai altri progetti?

Nel 2015 la casa editrice E/O pubblicherà un mio libro degenere. Sorrido: degenere sta per non di genere. Scherzo così per alleggerire la ricerca costante di classificazione e per sdrammatizzare un’uscita che aspetto con sentimenti forti e vari. Blanca tornerà, ogni tanto cade sotto il peso della fragilità, ma ricomincerà. Appunto. 

Patrizia Rinaldi vive e lavora a Napoli, dove è nata nel 1960. È autrice di diversi gialli, tra cui Il commissario Gargiulo (Stampa alternativa 1995), Napoli-Pozzuoli. Uscita 14 (Flaccovio editore 2007), Ninetta Ridolfi e gli oggetti affettuosi (Mondadori 2008, primo premio al concorso Profondo giallo 2007). È anche autrice di libri per ragazzi, tra cui Rock sentimentale (El 2011) e Mare giallo (Sinnos 2012), e di numerosi racconti e novelle apparsi in diverse antologie. Nel 2012 le Edizioni E/O hanno pubblicato Tre, numero imperfetto, il noir più votato dalla giuria popolare del Premio Scerbanenco 2012, romanzo che è stato poi tradotto anche in inglese e in tedesco, e nel 2013 Blanca

 

Autore: Patrizia Rinaldi

Titolo: Rosso caldo

Editore: E/O

Anno di pubblicazione: 2014

Prezzo: 16 euro

Pagine: 224

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Michela Gelati

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