La miscela segreta di casa Olivares

Alessandra Stoppini

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miscelasegreta-torregrossa“Nel silenzio prima dell’alba il crepitio del fuoco avvertiva le famiglie di Discesa dei Giudici che il giorno stava per iniziare”. Nel romanzo La miscela segreta di casa Olivares di Giuseppina Torregrossa (Mondadori 2014) protagonista è l’arte di tostare il caffè che i maschi della famiglia palermitana si tramandavano da generazioni.

Orlando era il nome dato alla macchina che tostava i magici chicchi che odoravano di lattuga fresca, la quale occupava gran parte della piccola putìa di via Discesa dei Giudici nel rione Tribunali. Orlando, il cui nome evocava epiche battaglie cavalleresche, era brutto, sì ma pieno di fascino.

Il drago emanava una forza oscura perché all’interno del suo ventre gorgogliava un’energia primitiva. Uno solo degli operai della torrefazione era autorizzato a occuparsi di quel “Prometeo meccanico”. Giovanni, armato di guanti e olio, accudiva come un dottore, il sofisticato meccanismo e lo teneva in perfetto stato. Come i chicchi iniziavano a tostarsi, un mormorio allegro “la voce del caffè” si diffondeva insieme a un profumo inebriante in tutto il quartiere.

Era arrivato il momento per Giovanni di portare a Viola Olivares i preziosi grani che lesti sarebbero spariti nel macinino di ferro scuro. ”Rrrrrrrruim, rrrrrruim”, il rollio ovattato rompeva il silenzio della casa ancora insonnolita. Il capofamiglia Roberto si alzava e si vestiva pensando non solo alle grazie della moglie Viola, rotondetta e seducente, ma anche agli affari perché l’uomo desiderava lasciare traccia del suo passaggio nel mondo. I figli maschi, il primogenito Ruggero, Raimondo e Rodolfo ancora dormivano. Le figlie femmine erano Genziana che in quei momenti si trovava in quello stato perfetto tra la veglia e il sonno e la piccola Mimosa che forse già presagiva che il suo passaggio sulla terra sarebbe stato lieve e breve come il suo sorriso. Su tutti vegliava nonna Ortensia, madre di Viola, che nel corso degli anni avrebbe tenuto fede al proprio nome dando prova di grandi capacità di adattamento.

Nell’aristocratica Palermo degli anni Trenta, dove l’aria era tiepida e i profumi delicati, Genziana era consapevole di essere una ragazzina fortunata, perché “sapeva di appartenere a una famiglia felice in cui l’affetto circolava senza ostacoli”. Ma la II Guerra Mondiale, predetta da Viola che possedeva l’arte di leggere il destino nel fondo di una tazza bianca, avrebbe cambiato tutto. Un tragico bombardamento alleato, avvenuto il 9 maggio del 1943, avrebbe trasformato una ragazzina acerba “in una donna derubata della sua giovinezza”.

Nel suo nuovo, bellissimo romanzo la scrittrice siciliana attraverso la figura di Genziana dalla “carica sensuale primitiva e insopprimibile” celebra la forza che è insita in ogni donna. “La tua fortuna saranno le femmine, la tua sicurezza il caffè, non te ne scordare mai”. Genziana, Chicchinedda, piccolo chicco di caffè, dalla pelle lucida e scura, Principessa Zaiditù, “terribile imperatrice d’Etiopia” così chiamata per la sua pelle olivastra, aveva imparato dalla madre, caffeomante, che la scelta nella vita è una sola, cioè “fare appattare il cuore con la testa”. La miscela segreta di casa Olivares è l’amore, quell’amore che l’autrice sa narrare alla perfezione dandogli respiro, colore e aroma considerato che “la vita è un unico lungo respiro”. Genziana è incantevole, seducente suo malgrado e dovrà forgiare il suo destino con testardaggine e coraggio. Ancora una volta Giuseppina Torregrossa dimostra di conoscere molto bene l’universo femminile. “Strana storia quella della femminilità, talento posseduto da ogni donna fin dalla nascita, ma che si rivela solo grazie allo sguardo di un uomo”.

In un romanzo ben miscelato da personaggi veritieri e stravaganti, imperdibili le pagine nelle quali le donne di Palermo, prendono coscienza di se stesse andando a votare il 2 giugno del 1946 per decidere se restare nel passato o proiettarsi nel futuro. La loro determinazione strappa applausi a scena aperta. “Quel voto era il primo segreto collettivo. Finalmente si poteva fare qualcosa di nascosto dal marito o dal padre. Che bella, sta Repubblica!”. E sullo sfondo c’è sempre Palermo, città contraddittoria e ricca di fascino, frutto di diverse dominazioni straniere, mitica Araba Fenice capace di risorgere dalle sue ceneri. Proprio come Genziana Olivares. “Allora pensavo che la felicità fosse nell’oblio. Ma è nel ricordo la salvezza: me ne accorgo oggi, quando la memoria mi restituisce brandelli di un passato fiabesco”.

Giuseppina Torregrossa è nata a Palermo. Vive tra la Sicilia e Roma. Nel 2007 e’ uscito il suo primo romanzo, L’assaggiatrice (Rubbettino). Ha poi pubblicato Adele (Nottetempo 2012) e, per Mondadori, Il conto delle minne (2009), Manna e miele, ferro e fuoco (2011) e Panza e prisenza (2012).

Autore: Giuseppina Torregrossa
Titolo: La miscela segreta di casa Olivares
Editore: Mondadori
Anno di pubblicazione: 2014
Prezzo: 18 euro
Pag: 329

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Alessandra Stoppini

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