Livelli di vita

Alessandra Stoppini

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Livelli di vita“Metti insieme due cose che insieme non sono mai state. E il mondo cambia. Sul momento è possibile che la gente non se ne accorga, ma non ha importanza. Il mondo è cambiato lo stesso”. Nel volume Livelli di vita di Julian Barnes (Einaudi 2013) il grande autore inglese racconta il Peccato d’alta quota (dal titolo del primo capitolo del libro) che accomunò alla fine del XIX Secolo il colonnello della cavalleria della Guardia Reale Fred Burnaby con “la più nota attrice del momento” Sarah Bernhardt “alta poco più di un metro e cinquanta”, e il fotografo, giornalista, caricaturista francese Félix Tournachon noto con lo pseudonimo di Nadar.
“Fotografia e aeronautica erano esempi di progresso scientifico dalle conseguenze pratiche nella vita della gente”. L’esistenza per questi tre pionieri leggendari aveva significato nell’aria, a bordo di una mongolfiera quasi a voler sfidare il destino. Gli aeronauti erano i nuovi Argonauti, perché le loro imprese entravano immediatamente negli annali. Se il volo rappresenta da sempre la libertà assoluta giacché “qualche volta ci è dato di raggiungere gli dei.

Alcuni di noi lo fanno attraverso l’arte, altri con la religione; nove su dieci con l’amore”, occorre fare attenzione perché la caduta è repentina, veloce e tragica. I livelli di vita quindi sono tanti e il vincitore del Man Booker Prize 2011, nella seconda parte di questo struggente ma mai retorico saggio/memoir, rievoca la personale Perdita di profondità (dal titolo dell’ultimo capitolo del libro) derivata dalla morte della moglie, l’agente letteraria Pat Kavanagh “il cuore della mia vita, la vita del mio cuore”, scomparsa improvvisamente nel 2008, “37 giorni dalla diagnosi alla morte”. Barnes analizza quel profondo senso di vuoto e di straniamento successivo durato cinque anni che forse non scomparirà mai “noi siamo stati insieme trent’anni” con lucidità e consapevolezza. “Mi sono sforzato di non abbassare lo sguardo mai, di guardare le cose in faccia: ne è nata una sorta di assurda lucidità”.

In Levels of Live accolto in Inghilterra come un capolavoro, l’autore disegna e rievoca un legame indissolubile che la morte non può spezzare e che oltrepassa gli stessi livelli di vita. “Non credo che la vedrò mai più. Non la potrò mai più vedere, sentire, toccare, abbracciare, ascoltare, non riderò più con lei, non aspetterò il rumore dei suoi passi, non sorriderò sentendole aprire la porta, non incastrerò il suo corpo nel mio, il mio nel suo”. Noi terrestri siamo creature destinate al piano orizzontale (Con i piedi per terra), a vivere con i piedi per terra, eppure aspiriamo a elevarci rischiando di precipitare.

Le storie d’amore spesso non sono atterraggi morbidi “ogni storia d’amore è potenzialmente anche storia di sofferenza. Se non subito, in un secondo tempo. Se non per l’uno, per l’altro. Per tutti e due, qualche volta. Ma allora perché non facciamo che ambire all’amore? Perché l’amore è il punto d’incontro fra verità e prodigio. Verità, come nella fotografia; prodigio, come nel volo aerostatico”. In una recente intervista lo scrittore ha precisato che la redazione del presente volume non ha “cambiato il livello del mio dolore” che per Barnes è “l’immagine negativa dell’amore.

Il dolore ha bisogno della condivisione, mette alla prova le amicizie, rende egoisti, indebolisce più che rafforzare. A volte a lui ci affezioniamo”. Efficace in tal senso la frase dello scrittore E. M. Forster che Barnes cita all’interno di un romanzo che pone seri spunti di riflessione: “Una morte può anche trovare una spiegazione, ma non getterà mai luce su un’altra”.

Julian Barnes è nato a Leicester nel 1946. Si è dedicato al giornalismo scrivendo sul New York Statesman, sul Sunday Times e sull’Observer. Tra le sue ultime opere pubblicate da Einaudi ricordiamo: England, England (Supercoralli 2000), Amore, dieci anni dopo (I coralli 2004), Arthur e George (Supercoralli 2007) e Il senso di una fine (Supercoralli 2012, Super ET 2013) con il quale ha vinto il più importante premio letterario di lingua inglese, il Man Booker Prize 2011.

Autore: Julian Barnes
Titolo: Livelli di vita
Editore: Einaudi
Anno di pubblicazione: 2013
Prezzo: 16,50 euro
Pagine: 120

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Alessandra Stoppini

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