Collezione Maigret in audiolibro

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Emons_Maigret_Pinter_LocandDal 27 novembre, Emons Audiolibri In libreria – e in download – con Il porto delle nebbie e L’impiccato di Saint Pholien: una fantastica iniziativa per la collezione Maigret. La prosa scarna di Georges Simenon, la voce densa di Giuseppe Battiston, l’iconico profilo di Maigret nelle illustrazioni “vintage” di Ferenc Pintér: arrivano in audiolibro le più belle storie del mitico commissario Maigret.

Il futuro della collana procederà con quattro titoli all’anno per un totale di sedici: Pietro il lettone, Il cane giallo, Maigret, Il crocevia delle tre vedove, La ballerina del Gai-Moulin, Il defunto signor Gallet, La balera da due soldi, L’ombra cinese, Le vacanze di Maigret, Il caso Saint-Fiacre, I sotterranei del Majestic, Un delitto in Olanda, Una testa in gioco, Maigret a New York.

Il lettore. Maigret ideale anche nella presenza fisica, Giuseppe Battiston è uno degli attori italiani più talentuosi della sua generazione. Pluripremiato nel cinema e nel teatro, ha vinto ben tre David di Donatello per Pane e tulipani (2000) di Silvio Soldini, Non pensarci (2007) di Gianni Zanasi La passione (2011) di Carlo Mazzacurati, lo ricordiamo anche in Io sono Li di Andrea Segre e Zoran, il mio nipote scemo di Matteo Oletto. A teatro ha vinto il premio Ubu per il suo Orson Welles’ roast. Ha già lavorato con Emons leggendo Diario di scuola di Daniel Pennac.

Georges Simenon (1903-1989) non ha bisogno di presentazioni. Tra il 1931 e il 1972 pubblica settantacinque romanzi e ventotto racconti che hanno come protagonista il commissario Maigret. Massiccio di corporatura – eredità delle sue origini contadine –, largo di spalle, di aspetto distinto ma d’indole burbera, Maigret non si separa mai dall’adorata pipa, suo segno distintivo. Ama i caffè, da cui osserva il mondo con il suo sguardo acuto e profondamente umano, ed è sposato con la signora Maigret.

L’illustratore. Perché dopo ottanta-novanta copertine riesco e continuo a disegnarle con immutato interesse, anzi con piacere?”, scriveva Ferenc Pintér (1931-2008) nell’estate del 2007 e rispondeva “penso che la risposta stia nell’atmosfera creata dallo scrittore, aleggiante intorno a Maigret come il fumo grigioazzurro della sua pipa. Di che cosa è fatta questa atmosfera avvolgente? Io credo soprattutto di particolari, se vogliamo ripetitivi, come i nomi dei cibi – la blanquette de veau, il fricandeau, eccetera – o come i riti della brasserie Dauphine, dove, prima del calvados, compare sul banco l’immancabile uovo sodo”. Il linguaggio scarno e denso delle copertine di Pintér, la loro “capacità sintetica” (Federico Zeri) corrisponde perfettamente alla prosa di Simenon e, oggi, all’interpretazione di Battiston.

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