Germania anni Dieci: intervista a Günter Wallraff

Michela Gelati

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Germania anni DieciÈ una Germania sconosciuta, quella descritta da Günter Wallraff, celebre giornalista d’inchiesta tedesco, in Germania anni Dieci  – Inchieste dal mondo del lavoro (L’orma editore).

Sconosciuta perché la “locomotiva” d’Europa, con un tasso di disoccupazione ai minimi storici, le esportazioni e il PIL in crescita, uno stato sociale più attento a giovani e donne, viene svelata nei suoi punti deboli e lati oscuri, poco raccontati dai media italiani: da giornalista sotto copertura, Wallraff si fa assumere in alcune multinazionali, da Starbucks a Lidl, in prestigiosi studi legali e addirittura alla Deutsche Bahn, le Ferrovie tedesche, per rivelarne i turni disumani, il precariato e persino lo spionaggio ai danni dei dipendenti.

Cinque inchieste per raccontare dall’interno lo sfruttamento nella ricca Germania, che la crescente competizione globale ha portato (almeno in parte) ad abdicare a diritti anche fondamentali nel mondo del lavoro. “La Germania si è sempre distinta per la sua capacità di propagandarsi come un paese migliore di quanto non sia” racconta Wallraff. “Nell’Opera da tre soldi Brecht dice che “alcuni sono nella luce e altri nel buio e vediamo quelli nella luce e quelli nel buio non li vediamo”. Lo stesso vale per i pregi e i difetti del mio Paese. In Germania il lavoro non manca drammaticamente come in molti altri Stati europei, ma la concorrenza è enorme e pesantissime sono le pressioni su operai e impiegati che ne derivano. Se questo è un Eden, è l’Eden della produttività, non dei diritti dei lavoratori”.

Perché ha deciso di concentrarsi sulle inchieste sul mondo del lavoro?
Nella nostra società industriale l’uomo è considerato come una creatura produttiva. Il lavoro determina completamente il suo essere. Affrontando il lavoro si parla del nucleo pulsante al cuore della nostra società e del nostro modo di stare al mondo. Non ci si realizza nel tempo libero. Questo vale anche per i privilegiati: me ne resi conto anni fa quando dedicai un libro al divario tra ricchezza e povertà e alle patologie del ristretto ambiente dei superricchi (Ihr da oben, wir da unten (Voi là sopra, noi qui sotto) scritto a quattro mani con Bernt Engelmann nel 1973, ndr). La creazione di un mondo del lavoro più umano, meno verticale e autoritario, basato su una struttura gerarchica più lineare rinnoverebbe la nostra società dalle fondamenta. Per questo è importante rendere visibili le condizioni di sfruttamento, affinché le cose cambino e nascano nuove possibilità di coesistenza e collaborazione tra individui e parti sociali.

Le situazioni descritte nelle tue inchieste sembrano tragicamente simili a quelle della rivoluzione industriale di fine Ottocento, senza tutele né diritti, né rappresentanza. Tutta colpa della globalizzazione? Sono spariti gli imprenditori onesti e “illuminati”?
In alcuni contesti, l’uomo sembra ridotto a un puro e semplice fattore di costo. Una generazione di giovani manager desiderosi di affermarsi punta ad aumentare la produzione diminuendo le spese e spesso anche il numero dei posti di lavoro. Non è una questione legata alla globalizzazione: è un nuovo tipo di gestione delle imprese. Ai patriarchi conservatori che dirigevano le loro aziende come fossero estensioni della propria famiglia e che quindi non erano privi di un paternalistico interesse per i propri impiegati sono succeduti manager per così dire “stagionali” che misurano il successo solo in base al proprio guadagno, che cresce in proporzione all’aumento di produttività dell’azienda. Si assiste a una definitiva disumanizzazione del lavoro e al tramonto di ogni possibile solidarietà tra le parti sociali. È la tendenza che si può riscontrare anche all’interno di Deutsche Bahn per la cui crisi sono stati ingiustamente incolpati gli impiegati, quando invece sono le privatizzazioni e l’outsourcing di tutti i servizi a creare i veri problemi.

Sembra, a tratti, che non solo i lavoratori non protestino per paura ma che a volte manchi la consapevolezza stessa dei propri diritti: sei d’accordo? è mancato un ruolo attivo del sindacato in questo senso?
La forza di un sindacato è la forza dei suoi membri. Se i suoi membri sono pochi, come è inevitabile in tempi di disoccupazione, o sono preda della paura il sindacato può fare ben poco. Sono molti i casi di capi di consigli aziendali che vengono mobbizzati, minacciati o (ma è un’assoluta minoranza) corrotti. Per fortuna in Germania esistono ancora alcuni sindacati forti e battaglieri come IG Metall e Ver.di. Non credo che sia corretto parlare di mancanza di consapevolezza, si tratta piuttosto di uno stato di prostrazione e abulia, di un avvilimento che porta molti a rinunciare ad esempio anche al diritto di voto. Se si perde fiducia nella propria vita e nelle sue prospettive difficilmente si avranno la forza, il tempo e la lucidità per partecipare alle riunioni sindacali. “Proletario” un tempo era un titolo d’onore, adesso in tedesco è usato come un insulto, come sinonimo per senza tetto o persona asociale, quando invece i veri asociali, incapaci di pensare in termini di comunità e solidarietà, occupano paradossalmente proprio i vertici della piramide sociale.

Günter Wallraff (1942) è il più noto giornalista d’inchiesta tedesco. I suoi reportage appaiono su «Die Zeit», «Der Spiegel» e, in forma di documentario, sull’emittente televisiva europea Arte. Il suo metodo d’indagine, che lo porta a infiltrarsi sotto copertura negli ambienti più disparati denunciandone gli abusi e le ipocrisie, è ormai leggendario e ha fatto scuola in tutto il mondo. Con Faccia da turco (Pironti 1992), ha scalato le classifiche dei best-seller in patria e all’estero, rivelando il razzismo quotidiano dietro l’aura di civiltà e accoglienza della Germania degli anni Ottanta. Per Salman Rushdie è uno dei più tenaci e agguerriti giocatori di ping-pong che abbia mai incontrato. L’orma editore lo ha riportato in Italia pubblicando Notizie dal migliore dei mondi nel 2012. Questo è il suo terzo libro tradotto in italiano.

Autore: Günter Wallraff
Titolo: Germania anni Dieci-Inchieste dal mondo del lavoro
Editore: L’orma editore
Pubblicazione:2013<
Prezzo: 16 euro
Pagine: 252

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Michela Gelati

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