Roma com’era di Sandra Petrignani

Alessandra Stoppini

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addio_a_roma_sandra-petrignaniL’imperdibile viaggio nella memoria del volume Addio a Roma di Sandra Petrignani (Neri Pozza 2012) ha inizio con la cinematografica corsa tra le bellezze di Roma sul sellino della Vespa di Gregory Peck e Audrey Hepburn, coppia icona di una pellicola indimenticabile. “Sono i primi mesi del 1952, Roma è in fibrillazione: in giugno cominceranno le riprese del nuovo film di William Wyler, Vacanze romane, e quasi si sapesse che quella pellicola avrà per la città un enorme effetto pubblicitario l’attesa è spasmodica”.

Ecco com’era la capitale in quell’epoca d’oro durata un ventennio, in quella stagione artistica e letteraria romana che si sarebbe sviluppata dal dopoguerra fino alla decadenza dei primi anni Settanta e chi furono tutti quegli artisti, scrittori, poeti, giornalisti e intellettuali che animarono con le loro opere questa magica città nel Novecento. “Roma, senz’altro” è la risposta che dà il personaggio della Principessa Anna, interpretata da Audrey giovane promessa del cinema, quando le chiedono quale città preferisca. Potrebbe forse essere altrimenti? Roma era da preferire perché bella sulle macerie nascoste sotto le ricostruzioni ed eterna come racconta la leggenda. Nel ’52 si trovava al centro di un miracolo, capitale della cultura e della Hollywood on the Tiber che tanto piaceva agli americani. Roma rifletteva il Paese che stava cambiando e che stava esplodendo fuori dai suoi confini “in un’atmosfera di festa intelligente e stracciona” secondo la brillante definizione di Irene Brin, intuitiva giornalista/scrittrice, osservatrice degli usi e costumi in radicale cambiamento. A Roma c’era la Rai, dal ’34 l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica fondata da Silvio D’Amico, dal ’35 il centro Sperimentale di Cinematografia e dal ’37 Cinecittà. C’erano quotidiani di prestigio quali Il Messaggero, Il Giornale d’Italia, l’Unità, Il Tempo e Paese Sera e il primo settimanale d’opinione italiano Il Mondo di Mario Pannunzio (“la sera andavamo in Via Veneto” ricorda Eugenio Scalfari in un suo celebre scritto), i salotti letterari e i caffè leggendari. A Roma c’era anche la politica certo ma soprattutto tutta quella voglia di vivere e di rifare il mondo, l’arte, la letteratura, il cinema, la musica che coraggiose spuntavano tra le rovine. Gli artisti più poveri abitavano nel centro di Roma (con studi in Via Margutta o Via del Babuino) e nelle loro soffitte facevano sì l’amore ma anche la fame. Pasolini da poco giunto nella capitale mangiava a credito presso l’osteria dei Fratelli Menghi sulla via Flaminia, scrivere e disegnare sulla tovaglia era diventato un vezzo dei tempi. A Roma di notte sembrava di sentir ruggire i leoni mentre artisti e scrittori passeggiavano in una deserta Piazza del Popolo, fermandosi al Caffè Rosati senza poter consumare. “Opere e personalità prendevano corpo tra gli stenti”.

La brava Sandra Petrignani attraverso Ninetta “personaggio d’invenzione testimone diretto di un ambiente che non c’è più”, ritrae tutti i personaggi che vivevano in una città “curiosa e perditempo”, romani e non romani. Personaggi come Giorgio De Chirico, Sandro Penna, Natalia Ginzburg, Laura Betti, Alberto Arbasino, Luchino Visconti, Renato Guttuso, Federico Fellini, Ennio Flaiano, Italo Calvino, Truman Capote, Rafael Alberti, Ingeborg Bachmann, Carlo Emilio Gadda e molti altri ancora, che sembrano voler gareggiare tra di loro portando alla luce il meglio del loro ingegno e talento. Le celebri coppie: Alberto Moravia ed Elsa Morante, la “specialista in frivolezze” Irene Brin e Gaspero del Corso animatori della Galleria L‘Obelisco, le litigate furibonde, le amicizie sodali, gli odi politico – artistici e gli amori tempestosi. “Ninetta è una specie di Cenerentola, è lo sguardo ingenuo e libero di una giovane donna che si affaccia sul mondo nuovo” ha dichiarato l’autrice in una recente intervista. La scrittrice ha fatto in tempo a conoscere qualcuno di questi illustri personaggi (alcuni di questi la Petrignani li ha incontrati e sono diventati importanti testimoni di ricordi e sensazioni fondamentali per la redazione del testo) ma “capivo che la loro epoca non era già più la mia. Per questo ho deciso di ricucire e raccontare la storia di un momento irripetibile”.

In questa Roma dalla vita dolce “di marmo e di terracotta con le cupole delle chiese azzurrine” a dominare era lo sguardo affascinante della regina di quadri Palma Bucarelli storica direttrice e sovrintendente della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, il cui splendido viso campeggia nella copertina del volume metà romanzo corale e cronaca di anni formidabili dove “non c’è nulla da dire, c’è solo da essere, c’è solo da vivere” parola di Piero Manzoni. Nel frattempo, però, Roma cambiava, anzi era già mutata, i marziani erano sbarcati nella capitale: PPP registrava corruzione, lo stravolgimento della città e l’inurbamento coatto. L’Espresso nel ’57 aveva gridato al Sacco di Roma quando già due anni prima Manlio Cancogni sempre sull’Espresso di Arrigo Benedetti aveva firmato l’inchiesta Capitale corrotta, nazione infetta. Le vacanze erano diventate “un rito collettivo di purificazione” al quale era impossibile sottrarsi, prodromi della nascente società di massa. Se il progresso veniva identificato con la vicenda della cagnolina sovietica Laika inviata nello spazio, in Italia Mike Bongiorno con Lascia o raddoppia inventava il giovedì sera in televisione dove nuovi eroi disarmati riflettevano una nuova concezione della vita e della società. Il Musichiere di Mario Riva con la canzone della sigla Domenica è sempre domenica apriva agli anni Sessanta e al boom economico. L’Italia e Roma insieme al Paese era spensierata e ottimista e il simbolo di tutto ciò era stato nel ’58 il grido “Volare!” di Domenico Modugno dal palco del Festival di Sanremo. Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, pubblicato postumo nel 1958 (Premio Strega 1959), quasi per contrasto, non era altro che il racconto emblematico di un’epoca e della sua decadenza. A Ennio Flaiano non restava che registrare quell’istante con la fulminea citazione: “Coraggio, il meglio è passato”.

Sandra Petrignani è nata a Piacenza e vive tra Roma e la campagna umbra. Autrice negli anni Ottanta e Novanta di Navigazioni di Circe (Premio Morante opera prima), dei racconti raccolti in Il catalogo dei giocattoli, di Vecchi e delle interviste a grandi scrittrici italiane Le signore della scrittura. Le sue opere più recenti sono Dolorose considerazione del cuore (Nottetempo 2009), E in mezzo il fiume. A piedi nei due centri di Roma (Laterza 2010). Con Neri Pozza ha pubblicato: La scrittrice abita qui, i racconti di fantasmi Care presenze e il libro di viaggio Ultima India.

Autore: Sandra Petrignani
Titolo: Addio a Roma
Editore: Neri Pozza
Anno di pubblicazione: 2012
Prezzo: 16,50 Euro
Pagine: 336

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Alessandra Stoppini

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