“I soldi di Hitler”: i segreti della seconda guerra mondiale

Michela Gelati

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i-soldi-di-hitlerPadre tedesco, madre ceca, origini ebraiche: la famiglia della giovane Gita Lauschmann, protagonista de “I soldi di Hitlerdi Radka Denemarkova (Keller) viene sterminata in un campo di concentramento.

Solo lei, dopo i tragici anni del lager, riesce a tornare a casa, nel villaggio di Puklice, Repubblica Ceca. Vorrebbe nascondersi nella villa di famiglia, ricordare gli affetti di un’epoca felice, in cui le fabbriche e la distilleria del padre lavoravano a pieno regime, e la grande, bella casa risuonava delle voci dei fratelli, della madre, dei rumori dei domestici, dei profumi della cucina, dei suoni della campagna. Dimenticare il dolore.

Ma la casa è stata confiscata e vi abitano cittadini del paese, prima alle dipendenze del padre di Gita e ora acerrimi nemici di chi per loro è stato solo un traditore, alleato degli odiati tedeschi. L’origine del padre, appartenente alla minoranza sudeta dell’ allora Cecoslovacchia, attira di nuovo a Gita l’odio della comunità, come prima aveva fatto la sua origine ebraica, costringendola ancora una volta a fuggire. La narrazione si snoda tra il 1945 – anno del “primo ritorno” di Gita al paese, della disillusione, dell’amara scoperta di un passato ormai distrutto – e il 2005, quando, ormai anziana, la donna torna ancora una volta a Puklice senza sperare più in una restituzione della casa, ma solo nella riabilitazione del nome dei suoi genitori, e trova invece il medesimo astio del dopoguerra.
Storia di una guerra perenne, della difesa di un’identità che sembra sempre sbagliata, a prescindere da vinti e vincitori, il libro alterna la scrittura essenziale e pulita dei fatti, alle parole dense, fortemente emotive, in prima persona di Gita Lauschmann. Da quelle disperate del primo ritorno, a quelle dure, determinate, della Gita “matura”, il cui dolore e la cui rabbia sembrano però acuiti
e non sopiti dal passare degli anni.

Un romanzo splendidamente scritto, dove la parte più emotiva ricorda forse “Il paese delle prugne verdi” di Herta Muller (sempre pubblicato da Keller) dove s’intrecciano colpa, pregiudizio, sensi di colpa e tentativi (non riusciti) di perdonare. Sullo sfondo, a rendere la narrazione a tratti surreale, la campagna ceca da una parte – il meleto della villa di famiglia, i pomeriggi immobili della piena estate, il ronzio degli insetti – e poi Praga, dove Gita ha vissuto la sua “altra” vita: le strade acciottolate, i tramonti d’inizio autunno, le prime piogge d’autunno, ad accrescere la solitudine della protagonista e la potenza simbolica del romanzo.

Radka Denemarková (1968), ha lavorato per l’Istituto di letteratura ceca dell’Accademia delle Scienze della Repubblica Ceca, come lettrice e drammaturga presso il teatro Na zábradlí. Dal 2004 si dedica solo alla scrittura. Nel 2005 è uscita la sua prima opera in prosa. I soldi di Hitler, suo secondo romanzo, ha ottenuto il premio ceco “Magnesia Litera” nel 2007 e i premi letterari tedeschi “Usedomska” nel 2011 e “Georga Dehia” nel 2012. Nel 2009 la scrittrice ha ricevuto ancora il “Magnesia Litera”, questa volta per la pubblicistica, con la monografia romanzata Smrt, nebudeš se báti aneb Príběh Petra Lebla.
Autore: Radka Denemarková
Titolo: I soldi di Hitler
Editore: Keller
Anno di pubblicazione: 2012
Pagine: 320
Prezzo: 16 euro

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Michela Gelati

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