Coral Glynn, l’ultima di Cameron

Michele Lupo

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coral-glynnQuando Peter Cameron, scrittore che in questo “Coral Glynn non teme di scivolare verso il kitsch e se ne salva sempre prima di cadervi per riuscire con un salto davvero mortale a trasformarlo in un volo vertiginoso verso la cognizione dell’inesplicabile, quando Cameron scrive che “Tutti i miei libri nascono dal mio inconscio” gli si può credere. E per diverse ragioni.

Nell’ultima traduzione Adelphi, il décor stesso dell’azione, campagna inglese a metà del secolo scorso, un militare tornato ferito dalla guerra, chiuso nel suo palazzo in attesa che una madre malvoluta tiri le cuoia, e l’immancabile cuoca e cameriera e tuttofare odiosa, ferrigna: ttto questo potrebbe dirsi inconscio ricevuto, anche facile, frammento di immaginario privo di originalità.  Immagini sedimentate sì nell’inconscio, di quello di un lettore di Elizabeth Bowen o di Barbara Pym.

Ma il velo di nebbia oscuro che incornicia la scena accoglie come fosse “naturale” l’intruso, che è poi il personaggio eponimo del romanzo e suo vero motivo di interesse. Coral, non dissimile da altri personaggi dello scrittore – come Cameron, che lo confessa, schivi, solitari, tutt’altro che facili – giovane disgraziata senza affetti sulla terra, infermiera a tempo, adusa all’accudimento di casi terminali, docile e timida che nel corso della storia saprà guadagnarsi una complessione psichica ordinata come in una ragnatela trasparente ben più tenace di quanto non appaia e nello stesso tempo impalpabile come se uscisse da un sogno.

Quel che le accade è sempre il frutto insidioso di un piccolo scarto degli avvenimenti, una svolta improvvisa, inattesa, indipendente dalla sua elusiva volontà. Le combinazioni dei casi e in parte forse l’acquiescenza verso la realtà le procurano equivoci, fraintendimenti pericolosi che sembrerebbero a una vibratile inconsistenza. E invece, il mancato matrimonio con Clement, il rischio di finire in galera per la morte di una bambina, l’ostilità della tuttofare del palazzo, le manovre di Robin, vecchio amante di Clement, per tenerla lontano da lui: queste diventano le tappe di un sonnambulico viaggio d’iniziazione verso la persuasione di sé stessa, una nuova capacità di scegliere e determinare la propria vita.

Il punto di forza del libro sta nel personaggio, e nella capacità dell’autore di raccontare la trama di non detti, di silenzi, di imbarazzi in cui vive. Fraintendimenti che non passano solo da Coral agli altri, ma attraversano come punte acuminate e laceranti i corpi dei personaggi, come se essi stessi volessero fuggirne. Non stupisce che poi la possibilità di comprenderesi fra uomini e donne sia quasi nulla. “Clement, sei proprio senza speranza. Non capisci nulla”, dice la moglie di Robin al mancato marito della protagonista: la sentenza appare ingenerosa se riferita all’intelligenza dell’uomo tout court, non se alla sua imperizia affettiva: esemplare, standard, umoristicamente malinconica come tutto il libro di Cameron.

Peter Cameron è nato nel New Jersey e vive a New York. Di lui sono apparsi presso Adelphi Quella sera dorata (2006) e la raccolta di racconti Paura della matematica (2008). Un giorno questo dolore ti sarà utile è stato pubblicato per la prima volta nel 2007.

Autore: Peter Cameron

Titolo: Coral Glynn

Editore: Adelphi

Traduzione: Giuseppina Oneto

Pagine: 216

Prezzo: 18 euro

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Michele Lupo

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