“Mafie”. Conversazione con Antonella Colonna Vilasi

Matteo Chiavarone

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Comprendere la mafia è possibile? L’affermazione, quasi ossimorica, rappresenta l’obiettivo di “Mafie, origini e sviluppo del fenomeno mafioso” (Dissensi, 2012) scritto e curato da Antonella Colonna Vilasi. Intervistiamo l’autrice per farci spiegare qualcosa di più di questo interessante libro.

La mafia è un fenomeno molto antico, soprattutto in Italia. Ci può tracciare a grandi linee il percorso di questa organizzazione fino ad oggi?

Il libro racconta la storia del fenomeno mafioso dalle origini ad oggi. Un excursus delle sue tappe fondamentali che vanno dalla mafia preunitaria del bracciantato agricolo sino alla mafia odierna dell’alta finanza. Passando attraverso il monopolio del commercio dei tabacchi e delle sigarette, per poi concentrare i propri obbiettivi strategici, dalla seconda metà degli anni settanta,  sul traffico di stupefacenti (la famosa Pizza Connection ed il Clan dei Marsigliesi), il racket, il pizzo, gli appalti ed il riciclaggio.

La mafia è forse il vero “cancro” del nostro paese. Secondo lei è vero che le sue metastasi sono sparse quasi in tutte le regioni, anche del nord?

Certo, la mafia costituisce, come nel caso del terrorismo, un network internazionale.

E bisogna, in Italia, cercare la sua presenza proprio al Nord. Ultimamente, infatti, alcuni comuni lombardi sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose.

Mafia e politica. Quanti sono legate?

La mafia nel corso degli anni ha cambiato la propria strategia ed obbiettivi. E’ sempre di più una mafia dei colletti bianchi, legata al mondo della finanza e della politica.

Perché un altro libro sulla mafia? Cosa c’è ancora di nuovo da dire?

Come sostiene il giudice Giuseppe Ayala nella prefazione al libro, di mafia non si parla mai abbastanza e non se ne scrive mai a sufficienza.

Qual è stato il punto di partenza di questo saggio? Un fatto di cronaca, una ricerca bibliografica, puro interesse?

Prima di tutto la mia è una battaglia culturale e civile.  L’interrogativo di partenza, alla base del saggio, è stato: comprendere la mafia è possibile? Come diceva Rita Atria prima di combattere la mafia tutti dobbiamo farci un esame di coscienza, e dopo aver sconfitto la mafia dentro di noi, possiamo procedere a cercare di sconfiggere  la mafia intorno a  noi.

Significative sono le prime pagine del saggio, dove l’autrice sottolinea probabilmente l’aspetto più “dimenticato” della mafia, forse perché troppo lontano nel tempo e  negli obiettivi di coloro che ne fanno oggi parte. In origine, infatti, la mafia era uno strumento extralegale di controllo dei conflitti sociali, un’organizzazione che garantiva al popolo una sorta di giustizia sociale nei territori in cui il potere statuale e quello del signore non arrivavano. Ce lo può spiegare?

La mafia in origine era un’amica imparziale del popolo, una cesura nella gestione della giustizia tra deboli e forti. I mediatori, dotati autorità e prestigio, sarebbero poi diventati i cosiddetti padrini o uomini di panza. Lo spartiacque è collocabile nell’anno 1861. Da extrastatale, dopo l’Unità d’Italia, la mafia diventa antistatale e inizia la sua guerra con l’autorità costituita.

Chi sono le vittime della mafia? Perché hai voluto intervistarne i parenti?

Nell’appendice del libro vi sono alcune interviste dedicate ai parenti delle vittime di mafia. Sono i parenti stessi che parlano della loro toccante testimonianza. Le introduce Salvo Vitale, compagno di Peppino Impastato, e presidente dell’associazione culturale che porta il nome di Peppino. Segue la straordinaria intervista a Margherita Asta ed altre tra cui una ad un parente di mafioso ucciso dalla mafia stessa.

Quali sono state le reazioni al tuo libro? Come lo ha accolto la critica? Lo stai portando in giro? Progetti futuri?

Le reazioni sono molto positive, sia a livello di carta stampata che di critica tout court. Prossimamente uno spettacolo teatrale sarà tratto dal libro. A Roma, nel mese di luglio, le rappresentazioni  saranno presso il teatro di Trastevere e di Tor Pignattara, per poi proseguire il tour in autunno in altri teatri romani e siciliani.

Grazie mille per l’intervista. In bocca al lupo per tutto.

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Matteo Chiavarone

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