Intervista ad Alessandro Miliotti, editore di Piano B

Sara Meddi

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Il Recensore ha deciso di intervistare Alessandro Miliotti, direttore di “Piano B”, una delle realtà editoriali più interessanti nate negli ultimi anni. Un progetto ambizioso e innovativo che sta riscontrando un discreto successo di pubblico e critica.

L’editoria indipendente che, negli ultimi anni, si è ritagliato uno spazio importantissimo all’interno del mercato del “libro”, prova a “diventare grande” e a pensare e a progettare programmi a lungo termine.

Perché accettare la sfida di fondare una nuova casa editrice in un mercato già così affollato?

Quando nel 2008 abbiamo intrapreso la nostra avventura editoriale non abbiamo pensato al mercato saturo di proposte e storicamente molto difficile come quello italiano; semplicemente, spinti da dalla passione e dall’incoscienza, senza investimenti e senza una sede, abbiamo iniziato a lavorare alla nostra linea editoriale. Oggi, dopo più di tre anni, possiamo dire che nonostante un mercato saturo e difficile come quello italiano, un piccolo spazio siamo riusciti a ritagliarcelo. E abbiamo una sede.

In cosa si distingue il vostro progetto editoriale?

La nostra linea editoriale si sviluppa attraverso cinque collane e cerca di proporre qualità – di materiali, cura redazionale, dell’oggetto libro e nella scelta editoriale –  piuttosto che quantità. La passione per i libri con cui abbiamo iniziato si riflette trasversalmente nelle collane Elementi e La mala parte, ispirata dal nostro illustre concittadino Curzio Malaparte: proponiamo saggistica, pamphlet, trattati. Zeitgeist, collana di recente fondazione e che vanta per il momento due sole uscite, è invece rivolta alla contemporaneità: l’abbiamo inaugurata con Homo Interneticus del newyorchese Lee Siegel, sui problemi e sui limiti della Rete, mentre di questi giorni è L’Arte del Piano B. Un libro strategico di Gianfranco Franchi, letterato romano, scout, editor e animatore del portale di letteratura Lankelot, a cui saremo sempre grati per lo spazio e l’attenzione che ci ha dato sin dall’inizio della nostra avventura. Altre collane sono Controtempo, dedicato alla narrativa e Disport, dedicata a sport e letteratura in ogni sua forma: narrativa, biografia, saggistica.

Che libro del vostro catalogo consigli a un lettore che ancora non vi conosce?

Consiglieremo senza dubbio il nostro ultimo titolo: L’arte del piano B. Un libro strategico, di Gianfranco Franchi, e non solo perché l’ultimo. È un libro che da un messaggio di speranza e di fiducia, per tutti. Ha varie chiavi di letture, libro di self-help (o più propriamente parodia di un libro di self-help), saggio, opera autobiografica, romanzo. È un libro da leggere e da rileggere. Ed è scritto molto bene.

C’è un libro e/o un autore al quale sei più affezionato? Perché?

Come editori siamo particolarmente legati all’opera e alla figura di un pensatore e di uno scrittore mai abbastanza ricordato in Italia come H.D. Thoreau, autore del celebre Walden e di cui, per la collana La mala parte, abbiamo pubblicato Disobbedienza civile. A gennaio pubblicheremo La semplice verità, i diari inediti di H.D Thoreau e del suo maestro e amico Ralph W. Emerson. Il libro è una sorta di dialogo costruito attraverso le pagine dei due diari, un libro originale e particolare per come è stato concepito e per quello che offrirà al lettore. Siamo orgogliosi per quella che è indubbiamente un’operazione di grande valore culturale e che siamo riusciti a mettere in piedi grazie all’aiuto di Stefano Paolucci, già curatore per Donzelli di molti altri lavori sull’autore americano. Crediamo che nel pensiero e nell’opera di Thoreau ci sia un messaggio di grande contemporaneità che vada fatto riconoscere e leggere – oggi – a quanti più possibile: indipendenza dai partiti e della politica; rispetto per l’ambiente; la critica radicale di una società, la nostra, che è stata consegnata mani e piedi al potere del mercato e dei capitali.

Come vi rapportate con gli autori esordienti? Come giudichi la qualità del materiale che vi inviano?

Come molte altre case editrici riceviamo moltissime proposte di esordienti; la difficoltà di riuscire a proporre esordienti è oggi, per la crisi economica, ancora più accentuata, ma in genere cerchiamo di leggere e di valutare quanto proposto, se ci piace ricontattiamo l’autore e cerchiamo di portare avanti il progetto. La qualità, come in molti altri campi, è difficile da trovare.

Cosa ne pensi del fenomeno dell’editoria a pagamento e qual è la vostra politica in merito?

Piano B edizioni non ricorre all’editoria a pagamento e non chiede alcun tipo di contributo all’autore. Se decidiamo di pubblicare qualcosa lo facciamo con un regolare contratto e assumendoci in toto i rischi (molti) e i benefici (pochi) dell’investimento in un autore e in un libro. Il fenomeno dell’editoria a pagamento è sempre esistito e soprattutto in Italia, paese di grafomani, è normale il pullulare di editori che richiedono contributi. È naturale che da un punto di vista imprenditoriale e culturale l’editoria a pagamento non sia “vera” editoria, ma piuttosto e nel migliore dei casi artigianato, nei peggiori frode e raggiro.

Quali sono quali sono le difficoltà e le soddisfazioni di un piccolo editore indipendente?

Le difficoltà sono quelle scontate del “far quadrare i conti” e del dover sbagliare il meno possibile in termini di scelte editoriali . Piano B edizioni è distribuita in tutta Italia in esclusiva da Dehoniana libri e questo permette già un lavoro più agevolato e “sicuro”. Le soddisfazioni sono legate – come per molti altri editori, del resto – nel veder riconosciuta la qualità delle nostre proposte e del nostro lavoro sia commercialmente che “culturalmente”, e nella stima dei lettori e dei professionisti del settore con cui abbiamo finora avuto a che fare.

Quali sono i vostri progetti e le vostre aspettative per il futuro?

I progetti per il futuro prevedono di continuare e migliorare quanto stiamo facendo nel presente, arricchire il catalogo e ampliare gli orizzonti della casa editrice.

Pensi che sia ancora possibile stabilire un rapporto tra editore e lettore?

Con un editore indipendente ovviamente sì, credo che sia possibile. Grazie a internet oggi è ancora più facile, noi stessi, per quanto piccoli e giovani, riceviamo molte email di lettori che ci chiedono notizie sui libri e addirittura ci propongono scritti e autori da pubblicare…

Cosa ne pensi della legge Levi?

Sulla carta eravamo favorevoli e lo siamo ancora oggi, la Levi ha riempito un vuoto legislativo che doveva essere colmato; ovviamente, come qualunque altro editore, siamo in attesa di vedere gli effetti reali che avrà sul nostro lavoro di piccoli editori e soprattutto la reazione che avranno le grandi catene e le librerie indipendenti rispetto al catalogo e alle proposte di realtà piccole o medie. Per il momento sospendiamo il giudizio.

Due domande più personali:

Qual è il tuo libro preferito?

È una domanda molto difficile, se fossi obbligato a rispondere direi forse Moby Dick di Herman Melville, di cui di recente, per l’anniversario dei 120 anni dalla morte, abbiamo ripubblicato il suo romanzo d’esordio Typee, con una bella introduzione di Simone Buttazzi.

Come si svolge la tua giornata di editore?

Essendo una redazione composta da sole tre persone, non ci sono ruoli troppo rigidi. Ci occupiamo indistintamente di tenere rapporti col distributore, con gli autori, con i traduttori, leggiamo insieme le nuove proposte e pianifichiamo gli sviluppi del catalogo.

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Sara Meddi

Sara è nata nel 1985 vicino Roma. Da bambina, prima di convertirsi alla letteratura, sognava di fare la paleontologa o, in alternativa, la disegnatrice di costruzioni Lego. Adesso lavora da qualche anno nell’editoria come redattrice freelance. Votata da sempre al pendolarismo adesso si divide tra Roma e il Trentino; quando non è in treno vive con il marito, un bimbo, due gatte e un congruo numero di libri. Nel (raro) tempo libero corre, guarda film horror e gioca con discreto successo a Super Mario.

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