Il diario di Maria Antonietta. Storia segreta di una regina

Alessandra Stoppini

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Mia madre amava gloriarsi del fatto che le sue numerose figlie fossero offerte sacrificali per la politica è la frase iniziale de Il diario proibito di Maria Antonietta di Juliet Grey (Newton Compton 2011). 

Un libro che riassume la sorte di chi nella felix Austria” del XVIII secolo era nata figlia dell’imperatrice del Sacro Romano Impero Maria Teresa d’Asburgo.

A soli undici anni di età Maria Antonia sapeva già che un giorno non lontano avrebbe abbandonato la sua amata terra natale, il castello di Schönbrunn, residenza estiva della numerosa famiglia, il grigio e labirintico complesso del palazzo della Hofburg nel cuore di Vienna per diventare regina di Francia accanto al futuro sovrano Luigi XVI di Borbone. Maman ci preparò ad accettare i nostri destini scriveva Tonietta nel suo diario perché un giorno la mia vita sarebbe cambiata per sempre“. Era già accaduto alla sorella maggiore Carolina che era stata unita in matrimonio con Ferdinando IV di Napoli e Sicilia. Un’unione profondamente infelice che Maria Carolina descriveva inviando lunghe lettere alla sorella minore. “Mia cara Tonietta, mi avete chiesto come sia essere la moglie di un uomo che non si è mai conosciuto, e che non si sa se si potrà mai amare. Si soffre un vero martirio, ancora più grande perché devi fingere di essere felice… “. L’imperatrice Maria Teresa dall’atteggiamento pragmatico che aveva avuto dal suo augusto marito Francesco Stefano di Lorena ben sedici figli, aveva l’abitudine di usare i suoi pargoli come pedine politiche per cementare nuove alleanze con le altre nazioni europee. L’inflessibile matriarca aveva dunque preparato i suoi figli ad accettare i nostri destini non solo con grazia e serenità, ma anche senza tanto clamore“. Un pomeriggio di maggio del 1766 Antonia era stata convocata al cospetto di Maria Teresa nel Gabinetto cinese dove Maman intratteneva un ospite in attesa di parlarmi“. La sovrana dall’aspetto “austero e solenne” era seduta dietro un grande tavolo di palissandro“. L’ospite di Maman il Marchese di Durfort dal viso stretto, il naso aquilino e sopracciglia arcuate era il nuovo ambasciatore di Francia in arrivo dalla corte di Versailles. Per conto del sovrano Luigi XV il Marchese aveva avuto l’incarico di chiedere la mano di Antonia per il nipote Sua Maestà Cristianissima Luigi Augusto delfino di Francia“. Un futuro glorioso attendeva la piccola Antonia che un giorno sarebbe diventata regina di Francia. Conficcai le unghie nei palmi delle mani per non piangere. Sarei partita per sposarmi?

Becoming Marie Antoinette fa parte di una trilogia sulla Reine de France e racconta con uno stile avvincente e ricco di particolari la vita e la personalità di una delle figure più controverse della storia. Chi fu veramente l’arciduchessa Maria Antonia Giuseppa Giovanna d’Austria, nata alla Hofburg di Vienna il 2 novembre 1755 e morta ghigliottinata a Parigi il 16 ottobre 1793? Dauphine spregiudicata e passionale o eroina fragile e romantica? Dalla corte asburgica “conosciuta in tutto il mondo come quella più retta d’Europa” dominata con pugno di ferro da Maria Teresa, Tonietta per suggellare l’alleanza tra Austria e Francia contro la Prussia e l’Inghilterra, si ritroverà a presiedere la corte più sofisticata d’Europa“. Sola in una terra straniera che non la amerà mai, sposata a un uomo goffo e mediocre che non era nemmeno in grado di consumare il matrimonio, in piena solitudine affettiva all’interno di una corte sterminata che l’aveva soprannominata l’Autrichienne (crasi tra le parole francesi donna austriaca e cagna). Un impero che sposa un regno”, una vita decisa da altri, un dovere da compiere a qualsiasi costo. L’autrice, attingendo a molte fonti e documenti, ricostruisce un periodo e un’epoca ricca di contraddizioni e al tramonto, perché la Rivoluzione Francese sta per bussare ai cancelli di Versailles. Un’alleanza cruciale era in gioco. Il dovere e il destino mi chiamarono… “. Quando la quattordicenne Maria Antonietta arrivò in Francia era totalmente impreparata al compito che la attendeva nonostante la piccola arciduchessa fosse stata educata dall’abate De Vermont. Monsieur l’Abbé aveva inculcato nella giovane mente di Tonietta nozioni di religione, di storia e letteratura francese. “Ero un oggetto di scambio”. Nel maggio del 1770 la Dauphine era arrivata a Versailles che il re Sole aveva ricostruito più di un secolo prima, trasformando una modesta magione di caccia in una vasta reggia che poteva rivaleggiare con qualsiasi altra in Europa per grandezza e fasto“. Nel palazzo si muovevano una moltitudine di nobili che si affollava nei vasti corridoi e nelle sale di stato“. Luigi XIV aveva voluto mantenere l’aristocrazia sotto i suoi occhi e il suo potere” e attraverso l’elargizione di proprietà e favori il re Sole aveva mantenuto la lealtà dei membri più influenti della nobiltà. Tutto questo sistema aveva fatto sì che la ferrea etichetta della corte francese esigesse che la famiglia reale vivesse ogni momento della giornata in pubblico. Esempio di ciò erano i riti del risveglio e della vestizione (lever) del re, del delfino e della delfina e alla fine del giorno la svestizione e il coricarsi (concher) dei quali si occupavano alcuni privilegiati membri della nobiltà. Io e il delfino non avremmo avuto un minimo di intimità?

Bella gerunt alii, tu, felix Austria, nube”. “Gli altri facciano pure la guerra, tu, Austria felice, celebra nozze! Juliet Grey pone all’inizio del suo romanzo storico il celebre motto della casata degli Asburgo per rendere manifesto il destino di una donna divenuta regina a diciannove anni, simbolo dell’unione tra Vienna e Versailles, immolata e sacrificata alla ragion di stato. Quei mosaici di pietra eravamo noi… Maman, Giuseppe, i miei altri fratelli e sorelle che si erano sposati o erano stati costretti a farlo per delle alleanze diplomatiche, e soprattutto me stessa: noi tutti non eravamo altro che piccoli frammenti di pietra in un’immagine ben più grande“.

Juliet Grey ha condotto numerose ricerche sulle famiglie reali europee ed è particolarmente affezionata alla figura di Maria Antonietta. Ha studiato come attrice classica e ha interpretato spesso il ruolo di donne vergini, bisbetiche e malvagie. Il diario proibito di Maria Antonietta è tradotto da Daniela Di Falco (capp. 1-7), Francesca Noto (capp. 8-21), Sandro Ristori (capp. 22-32).

Autore: Juliet Grey

Titolo: Il diario proibito di Maria Antonietta

Editore: Newton Compton

Anno di pubblicazione: 2011

Prezzo: 9,90 euro

Pagine: 370

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Alessandra Stoppini

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