“Capitani coraggiosi”. L’Alitalia vista da Gianni Dragoni

Alessandra Stoppini

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capitaniIn Capitani coraggiosi. I venti cavalieri che hanno privatizzato l’Alitalia e affondato il Paese di Gianni Dragoni (Chiarelettere 2011) il giornalista economico riassume con efficacia la vicenda Alitalia.Il volume e’ stato presentato il 25 gennaio alle ore 18 presso la libreria Mel di Roma in via Nazionale 254. Erano presenti oltre all’autore Michele Santoro di Servizio Pubblico e Stefano Imbruglia di Radio Radicale.

La privatizzazione di Alitalia, decisa dal governo Berlusconi, è stata l’occasione per favorire un gruppo di imprenditori e uomini di finanza amici, secondo una regola del capitalismo italiano, povero di capitali, ma ricco di relazioni e di debiti. Il libro descrive questa “stangata patriottica”, racconta chi sono i venti “patrioti” che hanno risposto all’appello di Berlusconi, come hanno fatto fortuna e perché i loro successi sono spesso stati delle fregature per il resto della collettività. Per raccontare questa storia italiana l’autore è risalito al 5 dicembre del 2008 quando l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi aveva motivato quei ventuno imprenditori e finanzieri che aveva chiamato nella Cai (Compagnia Aerea Italiana, NdR), la cordata italiana per il cosiddetto salvataggio dell’Alitalia” con questa frase: “Siete dei patrioti. Vi ringrazio per aver risposto con il cuore e vedrete che sarà un buon investimento”. Dragoni racconta, con tutti i particolari di cronaca, l’epopea finale dell’Alitalia, azienda di Stato che aveva collezionato perdite inarrestabili e un mega indebitamento. Il 29 agosto del 2008 la compagnia viene messa in amministrazione straordinaria, in pratica un fallimento pilotato dal governo di Silvio Berlusconi. L’onere di vendere l’attività e liquidare il patrimonio è affidato a un commissario, Augusto Fantozzi, un facoltoso avvocato romano e professore universitario di diritto tributario”. Alla fine del 2008 la polpa dell’ex principale compagnia aerea italiana venne venduta direttamente “senza una vera gara al miglior offerente” alla Cai una cordata di eletti nel nome dell’italianità”. Questa transazione avrebbe subito evidenziato l’ennesimo conflitto d’interessi che il giornalista/scrittore individua come “uno dei problemi chiave che ostacola la crescita, non solo economica, della società italiana”. In quest’anomalia, in questo vulnus vi è purtroppo scarsissima sensibilità, anche nel mondo dell’informazione” sottolinea Dragoni. L’autore con stile e acume da detective svela per quale motivo questi ventuno personaggi, “imprenditori e finanzieri” (uno di essi si ritirò già dalle prime fasi preso dai suoi problemi finanziari, ed è stato interamente rimborsato” rimanendo in venti) che lavoravano in settori a contatto con il governo o con la politica, avevano aderito alla chiamata del Premier. Cosa si cela dietro l’affaire Alitalia, dietro la cordata italiana chiamata dall’autore “una stangata patriottica la quale ha addossato alla collettività un costo di almeno tre miliardi di euro secondo le prime stime elaborate su Il Sole 24 Ore”? Per quale motivo tre anni dopo il decollo, la nuova società continua a perdere soldi e quote di mercato?”.

Secondo i dizionari della lingua italiana, spiega l’autore, patriota è colui il quale “ama la patria e lo dimostra, specialmente lottando e sacrificandosi per essa” (Zingarelli) o è “persona votata all’esaltazione e alla difesa di un’idea nazionale e politica” (Devoto-Oli). Certo è che dopo aver terminato di leggere questo saggio diviso in cinque parti, questa parola, che evoca imprese epiche imparate sui banchi di scuola, assume un significato ben diverso. Un libro scritto con perizia che ricorda al grande pubblico una vicenda quasi dimenticata che l’autore ha deciso di narrare anche perché non bisogna rimanere indifferenti di fronte alle ingiustizie e alle forme di diseguaglianza sociale”. Lo dobbiamo ai nostri figli conclude Dragoni. Non sono mai stato povero, ma neanche diventerò ricco con questo lavoro. Lo faccio per l’Italia”, Augusto Fantozzi (settembre 2008).

Per quale motivo ha deciso di porre all’inizio del volume alcuni versi tratti dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters? (1)

È una poesia struggente che mi è sempre piaciuta. Questo libro che parla della vicenda Alitalia/Cai rappresenta per me una sintesi di un percorso professionale di quelle che sono state sempre le mie motivazioni. Ho voluto collocare la poesia all’inizio del volume per dare un messaggio che va oltre il libro.

Chi sono i Capitani coraggiosi che descrive nel libro?

I Capitani coraggiosi sono quasi tutti i protagonisti della cordata italiana che nel 2008 su invito di Berlusconi ha comprato l’Alitalia dopo che era stata respinta l’offerta di Air France. I principali sono Corrado Passera allora a capo di Banca Intesa che aveva promosso la cordata e che aveva già fatto lobbying contro la vendita Air France perché appoggiava Air One e quindi è stato decisivo nell’operazione. In seguito Passera è stato sia consulente del governo Berlusconi nel cercare gli acquirenti, sia promotore e socio della cordata italiana e finanziatore di molti degli altri soci con Banca Intesa, anche in una palese posizione di conflitto d’interessi. Aspetto che viene sottolineato nel capitolo dedicato a Corrado Passera oggi Ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e Trasporti nel governo presieduto da Mario Monti. C’è Roberto Colaninno, imprenditore che aveva già scalato la Telecom e che in questa operazione rappresenta gli imbarazzi della Sinistra perché fa da cerniera tra questo gruppo di investitori, imprenditori e uomini di finanza e la Sinistra che era stata scavalcata da Berlusconi con questa operazione. C’è Salvatore Ligresti, finanziere e immobiliarista oggi in grande difficoltà ma sempre vicino al potere. C’è Emma Marcegaglia, Presidente di Confindustria che ha partecipato con una piccola quota. C’è Carlo Toto che ha venduto l’Air One che era molto indebitata ed è ritornato azionista ma non ha più compiti operativi. Ci sono tanti altri tra i quali la famiglia Angelucci, attiva nelle cliniche, nella sanità a Roma e nell’editoria. C’è Emilio Riva re dell’acciaio, ci sono i Benetton e i Gavio, i signori dei pedaggi, che attualmente derivano la loro ricchezza soprattutto dalle autostrade che gli assicurano una rendita stabile e duratura.

In questa vicenda chi ci ha guadagnato e chi ci ha rimesso?

Ci ha rimesso sicuramente la collettività intesa come il complesso dei contribuenti, poi anche il piccolo azionista dell’Alitalia e chi aveva le obbligazioni dell’Alitalia. Ci hanno rimesso molto i lavoratori della compagnia aerea, perché Berlusconi spingendo l’offerta della cordata italiana nel marzo 2008 e facendo del tutto per lasciar cadere l’offerta di acquisto di Air France ha danneggiato i dipendenti, perché l’offerta francese era molto più vantaggiosa sia in termini finanziari come condizioni di acquisto sia per i dipendenti perché ci sarebbero stati meno esuberi di quelli che ci sono stati successivamente. Inoltre Air France non avrebbe toccato il contratto di lavoro precedente (attualmente c’è un contratto meno favorevole ai lavoratori). Mettiamoci inoltre anche un errore dei sindacati che durante il tavolo delle trattative con Air France il 2 aprile del 2008 fecero saltare la trattativa non accettando la proposta di Air France. Chi ci ha guadagnato? Innanzitutto Berlusconi che anche sulla base di questo progetto ha vinto le elezioni nell’aprile 2008, forse le avrebbe vinte lo stesso… ci hanno guadagnato una parte di questi partecipanti alla cordata, perché anche se la nuova Alitalia è una compagnia piccola che perde soldi, in tre anni ha perso più di 600 milioni di euro totalmente e tra poco avrà forse bisogno di un nuovo aumento di capitale. Nonostante ciò buona parte di questi Capitani coraggiosi hanno avuto o sperano di avere compensazioni su altri tavoli. Per esempio Benetton e i Gavio hanno avuto subito dei benefici degli incrementi tariffari nelle loro autostrade. Ligresti, amico di Berlusconi, gode sempre di un trattamento di favore da parte delle banche che invece lascerebbero fallire un normale imprenditore che non ha appoggi politici e che non sia in grado di onorare i suoi debiti. Gli Angelucci vivono e lavorano in settori contigui alla politica come sono le cliniche e quindi convenzionate con la sanità pubblica, con le regioni e hanno un giornale, Libero, sensibile ai loro affari. Gli affari personali di Emma Marcegaglia dopo aver partecipato a questa cordata sono prosperati. Tra l’altro si è aggiudicata negli appalti della Maddalena l’appalto per gestire per 40 anni il complesso turistico l’Arsenale. Quasi tutti i Capitani coraggiosi andando a guardare bene hanno avuto con questa operazione dei vantaggi. L’uscita di Berlusconi da Palazzo Chigi per il momento ha un po’ compromesso i loro programmi.

Che cosa intendeva dimostrare scrivendo questo saggio, forse che i Capitani coraggiosi da Lei narrati sono differenti da quelli descritti nell’omonimo romanzo di Kipling?

Mi piace quest’accostamento… Questi Capitani di coraggio non ne hanno avuto molto, sono entrati di malavoglia nell’operazione. Sorprende anche il fatto che non hanno rapporti tra di loro, se si costituisce insieme una società si suppone che si entri come un’associazione, che i partecipanti abbiano degli interessi convergenti. Invece hanno tutti interessi diversi: banca, immobiliare, finanza, autostrade, sanità, editoria, insomma sono pezzi del potere. L’hanno fatto perché attirati da Berlusconi sperando di avere benemerenze e quindi dei risultati garantiti in altri settori. Volevo descrivere i tanti protagonisti del capitalismo italiano in declino a causa delle sue caratteristiche che poi sono dei difetti. Un capitalismo basato sulle relazioni non basato sulla meritocrazia con pochi investimenti. Tutte caratteristiche che compromettono il futuro, se siamo un paese in declino lo siamo largamente, perché ci sono comportamenti di questo tipo nella classe dirigente dell’economia e della finanza.

In molte parti del nostro pianeta sale l’indignazione, la rabbia e la disperazione soprattutto fra i giovani che si sentono defraudati del loro futuro. Anche questi movimenti spontanei sono la dimostrazione di come il paese reale sia distante anni luce da chi detiene il potere?

Certamente l’indignazione espressa soprattutto dai movimenti giovanili è dovuta a uno scollamento tra quello che è un mondo che sembra compiacersi del proprio stato ma è verso il crepuscolo. Invece c’è chi ha voglia di futuro, di entrare nel mondo del lavoro portandovi anche delle speranze, dei concetti appresi nello studio. Vi è una forte contraddizione anche perché non è solo una questione di valori. Si è creata una legislazione nel lavoro negli ultimi 10 anni che ha reso sempre più precarie e difficili le condizioni dei giovani.

Nel 2012 l’Italia sarà in recessione”. È la drammatica affermazione dell’Economic Outlook dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che prevede inoltre che il Pil potrà essere in calo dello 0,5 %. Riusciranno i provvedimenti adottati dal governo Monti a invertire la rotta?

Non credo che i provvedimenti del governo Monti potranno invertire la rotta verso la recessione, perché per prima cosa la recessione è dovuta in larga parte a fattori che vanno oltre la dimensione nazionale e che sono comunque un effetto accumulato di problemi che abbiamo da anni. I provvedimenti del governo Monti, vedremo se saranno modificati e come, colpiscono come impostazione complessiva la parte medio bassa della popolazione che però è molto numerosa. C’è una certezza di incasso in certe misure ma questi provvedimenti non toccano quelli che sono i problemi strutturali della nostra società e del nostro sistema economico. Sono stati imposti dei pesi anche sull’economia, per esempio l’aumento dell’Iva che scatterà dal 1° ottobre 2012, le tasse che ritornano sulla prima abitazione con il pretesto che si fa così dappertutto… Non c’è una riduzione delle tasse sui redditi, se si vuole creare sviluppo ed evitare la recessione bisognerebbe liberare l’economia, il lavoro e le famiglie da pesi e non aumentare i pesi. Tutto quello che è il nero, il sommerso, la vera palla al piede della nostra società sostanzialmente non viene toccato.

(1)

George Gray

Molte volte ho studiato

la lapide che mi hanno scolpito:

una barca con le vele ammainate, in un porto.

In realtà non è questa la mia destinazione

ma la mia vita.

Perché l’amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;

il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;

l’ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.

Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.

E adesso so che bisogna alzare le vele

e prendere i venti del destino,

dovunque spingano la barca.

Dare un senso alla vita può condurre a follia

ma una vita senza senso è la tortura

dell’inquietudine e del vano desiderio –

è una barca che anela al mare eppure lo teme.

Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River

Gianni Dragoni è nato a Fusignano (Ravenna) il 26 ottobre 1957 e vive a Roma, dove si è laureato in giurisprudenza all’Università La Sapienza. È inviato del quotidiano Il Sole 24 Ore, dove lavora dal 1985. È specializzato in economia, industria, finanza, spaziando dalle grandi imprese pubbliche alle privatizzazioni, dai conflitti d’interesse ai bilanci delle squadre di calcio. Su Il Sole 24 Ore cura la rubrica Pay watch, che racconta quanto guadagnano i manager delle società quotate, e su IL, mensile dello stesso gruppo editoriale, cura la rubrica Poteri deboli, che mette in mostra il lato debole dei poteri forti. Nel 2009 gli è stato assegnato il Premiolino. Ha scritto un altro libro con Giorgio Meletti: La paga dei padroni (Chiarelettere 2008).

Autore: Gianni Dragoni

Titolo: Capitani coraggiosi. I venti cavalieri che hanno privatizzato l’Alitalia e affondato il Paese

Editore: Chiarelettere

Anno di pubblicazione: 2011

Prezzo: 16,60 Euro

Pagine: 320

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Alessandra Stoppini

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