L’emigrazione, l’importanza delle radici, il sogno americano dei nostri nonni soli davanti al destino: e ancora il male di vivere, di famiglia e dell’avere due patrie ne “La fine” (66th and 2nd) di Scibona, ambientato a Cleveland.
Il romanzo di formazione “Il momento perfetto” (Pendragon, 2011) non brilla né per originalità né per potenza narrativa né per carica emotiva. È un libro nella media, scritto ragionevolmente bene, ma faticoso da seguire a causa dei tempi morti e delle cadute nel banale e nel retorico. L’ambientazione negli anni Sessanta è resa tramite meri riferimenti didascalici, che non rendono giustizia al clima dell’epoca.
Buone intenzioni ma scarso contenuto: così si può descrivere in breve il libro “Sulla naturale superiorità delle donne” (Tarantola, 2010). Il sano proposito di promuovere l’apertura al “diverso”, e di illustrare come “comprendere le diversità sia più un guadagno che una perdita”, viene pesantemente penalizzato dalla superficialità con la quale viene trattato il tema del rapporto tra i sessi.
La Londra di ieri e di oggi fa da cornice a un avvincente thriller psicologico che si snoda tra bambini scomparsi e tormenti interiori. “Il paziente” (Sperling & Kupfer, 2011) riconferma la coppia Nicci/French come una squadra vincente. 1987, in una zona periferica di Londra Rosie sta tornando a casa da scuola con una compagna, seguita dalla sorellina Johanna. E’ ansiosa di arrivare al negozio di dolci sulla strada di casa, ma la sorella è più piccola, non tiene il passo, la intralcia.
Una sala importante, quella del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale a Genova, per la presentazione, il 20 settembre scorso, dell’ultimo libro di Giovanni Allevi “Classico ribelle“(Rizzoli, 2011). Gli organizzatori lo sapevano bene che quando si tratta di Allevi il pubblico è folto per questo la scelta della capiente e prestigiosa sala nel cuore della Superba che in effetti, come previsto, si è totalmente riempita, lasciando anche gran parte dei presenti in piedi.
Machista addirittura come il Che e rivoltoso da giovane, il caudillo Fidel Castro, uno dei tanti dittatori ancora sul trono nel 2011, proprio mentre viene dato quasi per morto o per quasi morto, è descritto punto per punto, come lui stesso mai avrebbe fatto, da uno degli osservatori italiani più attenti della vita di Cuba, Gordiano Lupi in “Fidel Castro. Biografia non autorizzata” (A.car, 2011).
“A Ethan Greene non sfuggiva l’importanza di ciò che stava per fare. Era un grande momento nella sua vita, e immaginava, lo sarebbe stato in quella di qualunque uomo” è l’incipit di “Un regalo da Tiffany“ di Melissa Hill (Newton Compton Editori), che è il successo dell’estate 2011 grazie alla trama romantica e accattivante che ha conquistato i cuori di molte lettrici e l’interesse dei lettori.
“I love Ju” di Jonathan Arpetti (Cult Editore) non è un libro per tutti. Per capirlo basta il sottotitolo “Il romanzo d’amore sulla Juventus”. Per quanto lui dica che in fondo anche gli altri tifosi alla fine del libro possono prendersi la loro piccola soddisfazione, vedendo la Juve ri-perdere nella famigerata finale di Champions League del 23 maggio 2003 con il Milan a Manchester.
Anche un paesino della provincia abruzzese come San Buono, “piccolo e sempre uguale” - poco più di 1000 anime, strade strette e polverose, un borgo antico sorto intorno alla chiesa principale sulle pendici della collina, circondato da campi, vigne e boschi -, può diventare un luogo letterario. Capita quando una scrittrice, nello specifico Francesca Bertuzzi, sceglie di ambientare il proprio esordio, “Il Carnefice” (Newton Compton, 2011) in un posto come questo, dove il male sembra quasi non esistere e invece c’è, a dispetto del nome, e si nutre delle perversioni più inconfessabili.
Con “Shakespeare” (Salerno Editrice), monografia dedicata al bardo di Stratford-upon-Avon, l’anglista Stefano Manferlotti (docente della Federico II di Napoli) compie un’operazione culturale di particolare valore. Confrontarsi con uno dei più grandi e indagati autori di tutti i tempi (impresa già di per sé terrorizzante) con l’obiettivo di comporre un’opera scientificamente rigorosa ma al contempo indirizzata al pubblico più vasto possibile.
Ci sono i libri che si dimenticano, che si vogliono dimenticare e quelli che no, non si dimenticano affatto. Ci sono i libri che invece ti rimangono dentro dal profondo, e non sai neanche il perché. O forse lo sai: perché in quelle pagine c’è un qualcosa di apparentemente evanescente ma che è tutt’altro che impalpabile. È il caso di un libro, “La morte data“ (Manni, 2010), che ho avuto il privilegio di leggere.
Nella bella traduzione di Olivia Crosio, il romanzo di Will Self, “Una sfortunata mattina di mezza estate” (Fanucci), si fa leggere con piacere. In un’isola-continente immaginaria ma non troppo – si penserebbe all’Australia – il turista americano Tom Brodzinsky, come il nostro indimenticabile Zeno Cosini (ricordato nella citazione iniziale del libro) si affanna a consumare l’eterna, reiterata ultima sigaretta della sua vita, e quando sembra avercela fatta, non sa che sta cacciandosi in un guaio che in realtà sarebbe più pertinente definire un incubo.
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