Il mistero dell’oro scomparso. Parla Aurelio Santopadre

Alessandra Stoppini

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tesoro-sanoresteNe “Il Tesoro di Sant’Oreste” di Aurelio Santopadre (Edizioni Sabinae 2010) tutto ebbe inizio la mattina del 20 settembre 1943 durante l’occupazione di Roma dell’esercito nazista. Il capitano della Wermacht Herbert von Lenbach si affacciò dal suo appartamento al terzo piano di via del Corso, consapevole sia della bellezza della città, sia della simpatia degli italiani “simpatici, approssimativi… e traditori”, ma soprattutto che la disfatta tedesca era nell’aria.

Von Lenbach ben conscio della particolare giornata che si apprestava a vivere, una volta salito su di una piccola vettura guidata da un’autista con un militare di scorta, si fece condurre nel cortile della sede romana della Banca d’Italia in via Nazionale. Nei sotterranei della Banca “tre uomini in borghese coi volti scarni e tirati” erano pronti a consegnare “626 casse di lingotti e 543 sacche di monete d’oro” per la precisione 119.251,967 kg, cioè “la quasi totalità di ciò che restava delle riserve d’oro del Regno”. I militari germanici, dopo aver fatto caricare il tesoro su tre autocarri, si diressero verso la stazione “sotto lo sguardo distratto dei pochi romani che erano in strada”. Il treno blindato si diresse verso Nord, ma subito dopo la stazione di Orte il capitano Herbert saltò dal treno in corsa. Presso la via Flaminia l’ufficiale era atteso da tre soldati tedeschi che avevano trafugato dai camion, nel tragitto verso la stazione, 950 kg d’oro.

Dove nascondere il bottino in attesa della fine della guerra? Il Monte Soratte alle cui pendici si trova il paesino di Sant’Oreste sembrava proprio il luogo adatto nel quale occultare una parte dell’oro requisito al Paese che stavano per abbandonare. Eliminati con freddezza i complici del furto, grazie allo scoppio della carica di tritolo che aveva fatto predisporre per ostruire l’ingresso della caverna dove era stato celato il tesoro, Herbert “annotò con cura sulla mappa il punto dove si trovava e si mosse lentamente verso la sottostante via Flaminia”. Più di sessant’anni dopo a Stoccarda dei nostri giorni, quattro cugini ereditano da un vecchio zio misantropo “una cartina con degli appunti a mano e una lettera” il cui contenuto potrebbe cambiare la loro vita per sempre…

Aurelio Santopadre, medico pediatra prestato alla letteratura, con sorprendente fantasia fornisce al lettore la sua personale ipotesi su dove sia mai andata a finire quella parte di lingotti d’oro che i nazisti trafugarono alla Banca d’Italia e che non è stata mai ritrovata.

Dottor Santopadre, desidera descriverci brevemente le varie vicissitudini legate alle circa 120 tonnellate di oro italiano trafugato dai nazisti?
“In un primo momento l’oro trafugato dai nazisti fu inviato a Milano, dove, dopo un debole braccio di ferro con le autorità della Repubblica Sociale che ne rivendicavano, almeno in parte la proprietà, i lingotti furono presi in carico esclusivamente dai tedeschi che lo trasportarono, per ragioni di sicurezza, a Fortezza in Alto Adige. Da quella località il 29 febbraio del ‘44 i tedeschi cominciarono a mandare in Germania l’oro con varie spedizioni.

Il 20 aprile i tedeschi consegnarono alla Svizzera quasi 24.000 kg d’oro. Una parte come garanzia per un prestito fatto ad alcune banche italiane e un’altra parte alla Banca dei Regolamenti Internazionali. Il 17 maggio del 1945 gli Alleati liberarono l’Italia e restituirono al nostro Governo 23.000 kg d’oro, quello che era rimasto a Fortezza. Nel dopoguerra vennero recuperate dalle forze alleate ancora 69 tonnellate d’oro tra Germania e Austria, ma all’appello, tolto quanto hanno usato i nazisti per scopi bellici, ne mancano 950 kg.”

Com’è nata l’idea di scrivere un romanzo sul cosiddetto Tesoro di Sant’Oreste?
“È stato mio padre a suggerirmela. Quando da piccolo andavo con la mia famiglia in montagna, passando sull’autostrada, mio padre m’indicava il monte Soratte e mi raccontava di una leggenda secondo la quale nelle viscere di quel monte c’era un tesoro… si può ben immaginare come tale storia abbia potuto colpire la fantasia di un bambino! Così, passati un bel po’ di anni da quei giorni mi sono ricordato di quanto sentito da bambino e mi sono documentato, scoprendo che persino il governo italiano ha dato credito a quella leggenda! Nell’immediato dopoguerra, infatti, un reparto militare del Genio ha effettuato dei sondaggi nelle grotte alla ricerca del tesoro, ma mai nulla è stato trovato.”

Ci tolga una curiosità: anche Lei si è addentrato nelle fenditure del Monte Soratte?
“Sì, ed è stata un’esperienza emozionante. Le grotte sono un luogo veramente suggestivo, rimasto inalterato dai tempi della guerra. Oggi c’è un’associazione che ha la tutela di quelle caverne e, su prenotazione, può organizzare un’interessante visita di gran parte di quelle strutture.”

Il boscoso e solitario Monte Soratte, dal profilo originale e inconfondibile con le sue grotte carsiche immerso nella Tuscia romana quanto peso ha avuto nel fiorire delle tante leggende legate alla sparizione dell’oro?
“Sicuramente molto. Il monte con le sue grotte naturali, i suoi boschi e il suo incantevole panorama sulla valle del Tevere è un luogo quasi magico che stimola di sicuro particolari suggestioni. Suggestioni ancora talmente vive che ignoti cacciatori di tesori, non più tardi di qualche mese fa, si sono introdotti nelle famose caverne scavando alla ricerca dell’oro! Le tracce di quest’ultima irruzione sono ben visibili a testimonianza di quanto l’idea di trovare un tesoro sia ben radicata nell’animo di ognuno di noi.”

Come riesce a conciliare la Sua professione di medico con la passione per la Storia e la Letteratura?
“La professione occupa gran parte del mio tempo e mi appassiona, ma la scrittura mi rilassa completamente. Quando sono chiuso nel mio studio, davanti allo schermo del computer mi dimentico di ogni cosa, sarei capace di passare la notte intera a scrivere. Dedico dunque alla stesura dei miei racconti molti dopocena e qualche domenica pomeriggio.”

Aurelio Santopadre è nato e vive a Roma. Laureatosi in Medicina nel 1977, è Pediatra da trent’anni. Ha lavorato presso la Clinica Pediatrica dell’Università di Roma, dove è stato autore di numerose pubblicazioni scientifiche. Ha scritto favole e racconti per bambini e ha collaborato alla stesura di alcune sceneggiature. Il Tesoro di Sant’Oreste è il suo primo romanzo.

Autore: Aurelio Santopadre
Titolo: Il tesoro di Sant’Oreste
Editore: Edizioni Sabinae
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 18

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Alessandra Stoppini

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