Safiq e Kathmiya, i protagonisti de “Il profumo dei fiori in Iraq“ di J. Jiji (Newton Compton) si incontrano da adolescenti nella cucina di una famiglia di commercianti ebrei a Bassora dove lei, povera e bellissima ragazza nata da una famiglia delle paludi del Nord, è stata mandata a lavorare come domestica. È il 1941, la guerra mondiale sta arrivando in Iraq e l’amore tormentato dei due giovani- lei musulmana, lui ebreo- si intreccia a quelle di un intero Paese, svelando una terra sconosciuta dove la convivenza tra comunità diverse era ancora possibile.
Sullo sfondo di un Paese dove pian piano affiora l’odio e la vendetta e solo i muri esterni delle case nascondono oasi di pace e tranquillità familiare, Safiq e Kathmiya vivono una storia d’amore fatta di sguardi e silenzi, consapevoli di vivere un rapporto impossibile che potrebbe mettere a rischio la vita di entrambi. Colpa delle tradizioni rigidissime della famiglia di lei, e di un segreto che sarà svelato solo nelle ultime pagine.
Nonostante la scrittura non sia all’altezza di altri libri del filone aperto dal Cacciatore di aquiloni e ambientati in teatri di guerra come Iraq e Afghanistan, quello di Jessica Jiji, figlia di immigrati iracheni negli Stati Uniti, è un romanzo avvincente con il merito di dipingere anche in poche efficaci immagini il ritratto di un Iraq davvero inedito, fatto di mercati variopinti, profumi di spezie, la musica dei matrimoni, i giardini dei ricchi nei tramonti di Bassora e le baracche di canne dei contadini e pescatori delle paludi.
Jessica Jiji, figlia di un immigrato iracheno, vive a New York con il marito e i tre figli e si occupa di comunicazione per il Segretariato Generale delle Nazioni Unite. “Il profumo dei fiori in Iraq”, suo secondo romanzo dopo “Diamonds Take Forever”, è ispirato alle nostalgiche storie sull’Iraq che suo padre le raccontava quando era bambina.
Autore: Jessica Jiji
Titolo: Il profumo dei fiori in Iraq
Editore: Newton Compton
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo: 9,90 euro
Pagine: 378
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