Vendetta e riscatto di Edmond

Alessandra Stoppini

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conte-di-montecristo-dumasLo sguardo atterrito de Il disperato di Gustave Courbet nella copertina de “Il Conte di Montecristo” (Garzanti, 2011) di Alexandre Dumas, apre il sipario su uno dei più famosi romanzi d’appendice dell’Ottocento.

Il 25 febbraio 1815 a Marsiglia il Castello d’If, tetra fortificazione con funzioni di prigione che sorgeva in una piccola isola del golfo di Marsiglia, si stagliava nitida mentre il trealberi Pharaon proveniente da Smirne, Trieste e Napoli” entrava in porto. A bordo, ignaro del destino che lo attendeva, Edmond Dantès “giovane dai diciotto ai vent’anni, alto, snello, con begli occhi neri e magnifici capelli color ebano” attendeva con calma di scendere dalla nave. Appena messo piede sulla terraferma Edmond fu arrestato con la falsa accusa di essere un agente bonapartista, accusa mossagli sia da Danglars, che gli invidiava la sua prossima nomina a capitano del Pharaon, sia da Fernand Mondego anche lui come Edmond innamorato della bella Mercédès. Rinchiuso per quattordici anni nel Castello d’If dal magistrato Gérard de Villefort, anche lui implicato nel complotto, ordito ai suoi danni, Dantès fece la conoscenza dell’Abate Faria uomo di bassa statura, con i capelli incanutiti più dalla prigionia che dall’età dalla cultura sterminata, autentico scienziato, che sarebbe diventato il mentore di Edmond. Dopo una spettacolare evasione Dantès, recuperato il tesoro sull’isola di Montecristo grazie alle indicazioni di Faria, pose le basi per la vendetta contro i suoi nemici, colpevoli di avergli stravolto la vita. Egli era entrato nella fortezza d’If come Dantès, ora ritornava nel mondo a trentatré anni con le sembianze di Conte di Montecristo che riassumeva in sé il bene e il male. La vendetta sarebbe stata senza appello, troppo grave era stata l’ingiustizia subita. … ma per un dolore lento, profondo, infinito, eterno, restituirei, se fosse possibile, un dolore pari a quello che mi hanno fatto soffrire: occhio per occhio, dente per dente, come dicono gli orientali… “.

Le Comte de Monte-Cristo, capolavoro di Dumas, fu pubblicato a puntate dal novembre 1844 fino al gennaio 1846 sullo Journal des Débats. Ambientato in Francia negli anni compresi tra il 1815 e il 1838, quando tramonta l’impero napoleonico e s’instaura il periodo della Restaurazione con il ritorno sul trono di Louis Philippe d’Orleans, è il massimo esempio della Comédie de l’Histoire del prolifico e popolare narratore francese del XIX Secolo, com’è definita la produzione letteraria di Dumas nella bella introduzione di Lanfranco Binni. Dantès per Dumas rappresenta “l’eroe romantico in conflitto con il potere” nella Francia contemporanea dello scrittore, quella Francia “della monarchia costituzionale di Louis Philippe con il suo retroterra tra Impero e Restaurazione“. Alexandre Dumas nato da un generale dell’Impero, figlio naturale di un marchese decaduto che si era trasferito a Santo Domingo e di una schiava Louise Césette Du Mas per scrivere la storia i cui punti cardine sono l’ingiustizia, la vendetta, il riscatto e la misericordia finale aveva attinto ai mémoires redatti da un archivista della prefettura di Parigi Jacques Peuchette. Ne Le Diamant et la vengeance, un operaio era accusato di essere un agente degli inglesi da un amico invidioso, tradotto in carcere aveva conosciuto un ricco prelato milanese che lo aveva nominato suo erede. Uscito dal carcere anche Jacques dopo essere diventato ricco, meditava vendetta. Il Conte di Montecristo è anche una spietata critica nei confronti della società francese dominata da sete di denaro e potere. I persecutori di Edmond sono i perfetti rappresentanti di questo nuovo ordine sociale. Molti sono i personaggi che riempiono questo grandioso romanzo, tra i tanti scegliamo l’Abate Faria il quale come un novello Virgilio indica a Dantès la via del riscatto che passa anche attraverso il sapere e la conoscenza. Questo studioso italiano è magistralmente descritto da Dumas con poche sintetiche parole: “La magrezza del volto solcato da rughe profonde e i lineamenti marcati rivelavano un uomo più abituato a esercitare le sue facoltà morali che le forze fisiche“.

Alla collana economica dei Grandi Libri Garzanti che vanta un catalogo di oltre 600 titoli dedicata esclusivamente ai classici, si aggiunge ora una nuova traduzione de Il Conte di Montecristo condotta sull’edizione critica di Claude Schopp. La cura riservata alla traduzione, l’apparato critico e la ricca bibliografia fanno di questo testo un volume prezioso sia per i lettori più giovani sia per tutti quelli che desiderano riscoprire l’universo reale e immaginario di un eroe senza tempo che ha affascinato intere generazioni. “Dantès attraversò tutti i gradi dell’infelicità che subiscono i prigionieri dimenticati in una prigione. Cominciò dall’orgoglio, che è una delle conseguenze della speranza… “.

Alexandre Dumas nacque il 24 luglio 1803 a Villers Cotterêts e morì a Puys presso Dieppe il 5 dicembre 1870. Considerato a lungo dalla critica un esuberante narratore di modesto valore letterario, anche se d’indiscutibile successo, è uno degli autori più tradotti al mondo ed è oggi riscoperto per le sue qualità di scrittore innovativo capace di fondere insieme diversi generi letterari (teatro, romanzo storico, filosofia). Tra le sue opere I tre moschettieri (1844), Vent’anni dopo (1845), La donna dal collier di velluto (1849).

Autore: Alexandre Dumas
Titolo: Il conte di Montecristo
Editore: Garzanti
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo: 19,50 euro
Pagine: XXXVI + 1316 – 2 volumi

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Alessandra Stoppini

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