“Non parlate al conducente”: poesie di Massimiliano Coccia

Matteo Chiavarone

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non-parlate-al-conducenteParlare di poesia nella società di oggi è impresa ardua, ancora di più se si decide di parlarne attraverso la poesia stessa. “Non parlate al conducente (Perrone, 2011) di Massimiliano Coccia prova ad assumersi questo che, a conti fatti, diventa, per l’autore, un vero e proprio compito. Questa scelta, consapevole e “ragionata”, non lascia spazi ad inutili orpelli. Tutto è giocato sul piano lirico: persino l’epifania di luoghi e amori e sogni riconsegna al poeta le chiavi della realtà circostante.

Eppure la poesia di Coccia non è poesia vuota a se stessa né tantomeno un qualcosa di impalpabile; è un efficace strumento per segnare fortemente il nostro legame con la terra. E per “terra” s’intende tutta la realtà quotidiana, il vivere urbano, gli “incontri” e gli “scontri”, finanche l’impegno politico e civile.

Il poeta vede e ascolta ma non è cieco, decide lui cosa vedere e cosa ascoltare. Non è affatto vero che «I poeti sono morti / in modi dispari / in modi disparati» perché i «versi che celano un’assenza» esistono e vivono nelle nostre stesse parole, in quelle parole che «arrivano come una rivelazione». C’è uno spiraglio vitale e vitalistico nei versi di questa raccolta, anzi più di uno perché succedono tante cose «prima che sia notte». Può succedere anche che ci si innamori, che si rimanga male, che si ricordi un luogo o una persona della nostra infanzia, che si decida di dimenticare. O può succedere semplicemente che «un tram in lontananza / scivola sui binari / davanti ad una casa».

Le immagini poetiche, alternate dai bellissimi disegni di Martina Donati, si sovrappongono ora a momenti dell’agire e del vivere; ora a figure assurte a numi tutelari (Carver e Hopper da un lato, Piero Terracina e Alberto Sughi dall’altro) prima ancora di interlocutori del proprio dialogo poetico.

«Non serve luce / per rischiarare un volto» ma serve poesia per affrontare il mattino, una poesia che «salvifica di mistero» è capace di trovare una redenzione universale, prima ancora che individuale.

E quale redenzione c’è per un paese come l’Italia, come la nostra Italia? Dove trovarla? Un paese «senza nome / solo con l’onor della cronaca / di tristi tragedie familiari / consumate / tra salotti e varietà» succhiato da «amanti / che sfrutteranno / l’ingenua bellezza / delle sue coste, / la famelica sincerità dei suoi vicoli, / la bugiarda verità / della sua Costituzione» trova la salvezza solo nel sonno quando «come una donna / si abbandona al silenzio / di un sogno / piccolo, / di rivoluzionaria semplicità».

Bisognerebbe scomodare Pasolini per affrontare nuovamente quel meraviglioso viaggio dalle Alpi alla “Terra di lavoro” ma qui, in questa poesia, in questo “scrivere per vivere”, non abbiamo bisogno di pietà negate, bensì di piccoli gesti (saluti, frasi dette o ascoltate, il “difficile vagare”), di luoghi erti a simboli (il Sacher, i binari del tram, il porto) e di parole; perché «è destino di certe parole diventare altre parole».

Non parlate al conducente è insomma un’ottima prova poetica, una raccolta capace di muoversi nel verso libero con intelligenza, capacità ed ironia; un atto di coraggio di chi è capace di “andare a mani nude”, o soltanto con lo strumento del linguaggio, verso, e non per forza “contro”, il mondo.

Massimiliano Coccia, scrittore, sceneggiatore e giornalista, è nato nel dicembre del 1985. Esordisce nel 2006 con Gli occhi di Piero – Storia di Piero Bruno, un ragazzo degli anni ’70 (Ed. Alegre); nel 2007 pubblica Esterno estivo (ed. Terre Sommerse) e nel 2010 Polvere e luce(Fermento Editore). Co-autore dello spettacolo Gli occhi di Piero, ha adattato e diretto Gastone. Storia di teatro, d’amore e di altre facezie. Ha inoltre curato la sceneggiatura del cortometraggio Roma, un giorno e dei documentari La malinconia del vero. Viaggio nell’arte di Ettore de Conciliis e Il Borgo di Dio. Sulla strada di Danilo Dolci. Il suo sito è: www.massimilianococcia.com

Autore: Massimiliano Coccia
Titolo: Non parlate al conducente
Editore: Giulio Perrone
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo: 11 euro
Pagine: 94

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