Storia di Nanà: una vita all’ombra de “I santi padri”

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i-santi-padriDue voci femminili si intrecciano nel racconto di una vita ne “I santi padri” (Del Vecchio) di Carmela Cammarata. L’innocente irriverenza di Nanà bambina, “brava ma pazzarella“, che ama cantare e a cui non piace stare “stretta” nei vicoli e nelle tradizioni della Napoli dei “bassi”. E l’ironia talvolta amara di Nanà adulta, istruita e indipendente, cresciuta nel segno dell’abbandono di quei padri, “infaticabili braccia che avevano cosparso di mine i sentieri che mi apprestavo a percorrere con la speranza di trovarne altri più percorribili“.

Avanti e indietro nel tempo, da Napoli all’America e ritorno, la storia di Nanà segue percorsi imprevedibili, irregolari, dove ogni ricordo si aggancia a un altro in un ordito di cui Carmela Cammarata tesse sapientemente le fila. Una storia dove l’audacia di uno sguardo infantile svela le ipocrisie del mondo degli adulti. Nel suo apprendistato alla vita la piccola Nanà scopre con stupore che la verità “è una molla, deve essere elastica per funzionare, chi non la usa in questo modo è nu strunzu e piglia sempre mazzate“.

Fedele a se stessa, al proprio istinto e ai propri sogni, Nanà avanza nella scoperta del mondo per piccoli passi, che diventano aneddoti, frammenti di una storia che ogni personaggio arricchisce con la sua preziosa, fugace apparizione. Segue con determinazione una strada che la allontana sempre di più dal mondo dove è cresciuta: prosegue con successo gli studi, sostenuta dall’intera famiglia, la madre, i fratelli e le sorelle, non il padre, che li ha abbandonati da tempo. Se da piccola, alla morte del nonno aveva appreso che “i diritti civili erano quelli del mangiare cristiano, quelli di dormire senza alzarsi in continuazione perché al nonno serviva sempre qualcosa […] ed era diritto civile anche non avere paura della sua collera”, da grande sarà lei, diventata interprete, a “portare nuovi diritti civili nel vicolo: il primo contratto di lavoro che garantiva dagli abusi ai quali di regola si sottostava per timore di perdere il diritto allo sfruttamento”.

In un percorso che procede per piccoli o grandi aggiustamenti di rotta, perdite dolorose, conflitti inevitabili, Nanà sceglierà prima di seguire l’amore, sposare un americano e costruire una famiglia con lui. Ma dopo l’umiliante tradimento da parte del padre dei suoi figli, tornerà sui suoi passi, nella sua città, a riallacciare i fili o riattaccare i pezzi della propria esistenza. E se ormai l’innocenza è perduta per sempre, e l’ironia si fa più dolorosa, a volte rabbiosa, Nanà non intende rinunciare a quello sguardo schietto e dissacrante verso il mondo e verso se stessa, che è l’autentica forza del libro.

Un libro che colpisce con i colori vivaci, anche violenti, di un espressionismo linguistico ed emozionale, ma capace di lasciare alla fine il sapore dolceamaro della memoria, di una vita vissuta come inesausta lotta contro le proprie debolezze e paure, per poter infine affermare la propria identità, “perché tutto ciò che è mio lo porto con me”.

Carmela Cammarata è nata a Napoli nel 1956. Dopo un periodo trascorso in Sud America, è tornata nella città natale dove vive tuttora. Diplomata come perito tecnico, è attualmente impiegata nel settore contabilità del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Madre di due figli e scrittrice, si interessa d’artigianato e della creazione di manufatti e bambole confezionati recuperando vecchie stoffe e materiali riciclabili.

Autore: Carmela Cammarata
Titolo: I santi padri
Editore: Del Vecchio
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 14 euro
Pagine: 128

* Diritti dell’articolo di Valentina Presti Danisi

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