La cronaca di un amore. Intervista ad Andrea De Carlo

Alessandra Stoppini

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leieluiLeielui” (Bompiani, 2010) di Andrea De Carlo, è un viaggio interiore nell’anima dei protagonisti i quali, galeotto un banale incidente d’auto, finiranno inevitabilmente per innamorarsi.

Nelle prime pagine del romanzo un uomo e una donna ancora non si conoscono ma il destino o il caso li farà presto incontrare.

Lui è Daniel Deserti, tra i tanti libri che ha pubblicato solo uno, è diventato un best seller internazionale. Forse è anche per questo che l’esistenza di Deserti si trova in stand-by in attesa della vena creativa che sembra persa per sempre. Lei è Claire Moletto un’americana che si è stabilita in Italia da alcuni anni. La donna lavora presso un call-center, fidanzata con un avvocato noioso e prevedibile. Inizialmente tra i due il rapporto è ostile, di diffidenza reciproca, ma la curiosità, il desiderio di andare oltre la semplice conoscenza faranno nascere un sentimento d’amore contraddittorio, passionale, nutrito di molti dubbi.

In quasi trent’anni di carriera lo scrittore ha indagato con originalità e perspicacia il mondo contemporaneo narrando l’amore, l’amicizia, i viaggi verso mete lontane descrivendo sogni realizzati e infranti. Il pubblico ha sempre premiato le fatiche letterarie di De Carlo. Infatti, a poche settimane dall’uscita del volume che possiamo definire un’educazione sentimentale moderna, LeieLui è arrivato sulla vetta della classifica italiana dei libri più venduti.

Nell’ultimo romanzo lo scrittore in capitoli alternati lascia alla voce di Daniel e a quella di Claire le varie sensazioni, i diversi punti di vista maschile e femminile. Non è semplice per uno scrittore saper parlare al femminile, cogliere la sensibilità delle donne. Perfettamente centrati, sono i tempi moderni e convulsi nei quali si muovono i protagonisti tra l’editore Armando Zattola interessato solo a fare quattrini, Pino Noce il divo televisivo con la faccia “del cretino di successo” e il call–center dove lavora Claire emblema dell’eterno precariato. L’apparente distacco e il comportamento altero di Deserti ricordano la noia di moraviana memoria e la nausea di vivere di Antoine Roquentin di Sartre.

Un’altra considerazione che lo colpisce è quanto le donne che lo affascinano siano dissimili per aspetto ed età e possibile carattere, e corrispondano a lati altrettanto dissimili della sua natura”.

Abbiamo intervistato l’autore.

Italo Calvino nella quarta di copertina di Treno di panna tra l’altro, scrisse “L’insaziabilità degli occhi che vedono lo spettacolo del mondo multicolore ingigantito come attraverso la lente d’ingrandimento. È questa la giovinezza che De Carlo racconta”. Che ricordi conserva di questo grande scrittore?
“È stato grazie a lui che Treno di panna è stato pubblicato, ma ci siamo visti solo tre o quattro volte. Di persona era molto timido: ascoltava e osservava, senza quasi dire niente. Ricordo una visita alla sua bella casa di Roma, dietro piazza del Pantheon. Gli avevo portato il manoscritto di ‘Uccelli da gabbia e da voliera’, lui mi aveva invitato a prendere un caffè sulla terrazza. Poi era rimasto in assoluto silenzio mentre io cercavo di raccontargli la mia nuova storia, sempre più imbarazzato. Per lettera invece era capace di mille considerazioni acute e brillanti, meravigliosamente scritte.”

Osservare gli altri è una delle cose che gli riescono meglio”. Anche lei come Deserti “traduce in parole le sue osservazioni e intuizioni?”
“Credo che ogni scrittore debba essere in primo luogo un osservatore, di se stesso e del mondo che ha intorno. Poi deve saper tradurre in parole scritte quello che gli passa attraverso lo sguardo, la mente e il cuore, cercando di non perdere nella traduzione gli elementi più importanti di quello che vuole raccontare.”

Volevo raccontare le ragioni, i dubbi, le contraddizioni profonde che una donna e un uomo di oggi si trovano a fronteggiare quando gli capita di innamorarsi davvero”. Desidera spiegarci il significato di questa Sua asserzione?
“Gli stessi sentimenti di base accompagnano la nostra specie da millenni, ma ogni epoca influisce in modo sostanziale su come questi sentimenti si manifestano. Leielui è una storia d’amore molto contemporanea, e i suoi due protagonisti vivono in pieno le difficoltà e le contraddizioni specifiche di oggi: la crisi dei ruoli, la pressione di richieste difficili da conciliare, il rapporto diverso che abbiamo con il tempo e con l’attenzione.”

È stato difficile per Lei calarsi nei percorsi della psiche femminile?
“Ho dovuto girare intorno al personaggio di Claire finché è diventata vera nella mia mente, definita in ogni particolare, palpitante. A quel punto il processo di identificazione è continuato pagina dopo pagina, sempre più intenso. È forse la sfida più grande per un romanziere, ma è un’esperienza che consiglierei a ogni uomo.”

In Leielui, perfetto specchio della nostra società, le donne di 30/40 anni appaiono adulte, i loro coetanei sembrano ancora soffrire della Sindrome di Peter – Pan in un’Italia sempre più gattopardesca. Ci può dare un Suo giudizio al riguardo?
“Credo che siamo ancora ben lontani da una vera parità tra i sessi, in particolare nel nostro paese. Basta guardare la televisione, i giornali, le pubblicità, per capirlo. Le donne si trovano a sostenere il doppio peso di dover essere attraenti, attente ai loro uomini, materne, e nello stesso tempo competitive sul lavoro, dedite a una carriera, spesso aggressive. Gli uomini da parte loro hanno rinunciato al ruolo di corteggiatori galanti e protettori e procacciatori di cibo, e sono regrediti a uno stato infantile che è sempre più evidente nei loro atteggiamenti, nel loro modo di vestirsi, nella loro passione per i giocattoli, nel loro egocentrismo sfrenato.”

Nel romanzo, in poche eloquenti frasi tratteggia lo spietato mondo dei call-center e sembra di vedere il film Tutta la vita davanti di Paolo Virzì. Che cosa ne pensa?
“Il call-center è il simbolo di un lavoro precario, che non offre a chi lo svolge gratificazioni né prospettive di evoluzione. È un lavoro da svolgere in modo non appassionato, distratto, venendo sfruttati spietatamente. Ma Claire non può fare a meno di riversare anche lì il suo spirito di partecipazione, la sua passione, la sua attenzione.”

Nella Sua formazione letteraria quanto hanno influito i tanti libri letti fin da bambino?
“Credo che ogni scrittore cominci a essere tale leggendo. Nel mio caso è stato certamente così, da quando a sette o otto anni divoravo Salgari, Verne, Stevenson, e poi Dumas, I tre moschettieri e il Visconte di Bragelonne, con le loro trame dense e i loro personaggi suggestivi, i grandi temi dell’amicizia e dell’amore. Poi c’è stata una lunga fase si letture di libri di viaggi: ai Poli, nella foresta amazzonica, alla ricerca delle sorgenti del Nilo. La mia immaginazione aveva bisogno di continuo nutrimento e poco alla volta ha portato me stesso a inventare storie.”

L’e-reader descritto in Leielui come “un oggetto rettangolare di plastica bianca” capace di “contenere fino a millecinquecento libri”, sarà veramente in grado di rivoluzionare il nostro modo di leggere?
“Gli e-reader sono ancora in una fase primitiva, ma sono sicuro che evolveranno rapidamente nei prossimi anni, diventando più belli e più piacevoli da tenere tra le mani. A quel punto sempre più persone prenderanno l’abitudine di scaricare e leggere testi in formato elettronico. È probabile che le edizioni tascabili più scandenti, stampate a caratteri troppo piccoli e con spazi troppo stretti, finiranno per scomparire a vantaggio degli e-book. È successa la stessa cosa con la musica, dove i cd stanno scomparendo e si ascoltano file mp3 oppure dischi di vinile. I veri appassionati dei romanzi continueranno a leggerli in edizioni di carta, ben stampati e rilegati, per apprezzare a pieno il piacere e la gioia anche tattile che solo un libro fisico può dare.”

Andrea De Carlo è nato a Milano l’11 dicembre 1952, dove ha frequentato il Liceo Classico Giovanni Berchet e conseguito la laurea in Lettere moderne con una tesi in Storia Contemporanea. Si occupò prima di fotografia facendo da secondo assistente a Oliviero Toscani per poi dedicarsi in proprio a ritratti e reportage. Dopo aver viaggiato negli USA ed essersi stabilito in Australia per un periodo, è tornato a Milano. Ha cominciato a scrivere quando era al liceo. Dopo che la madre gli aveva regalato una Lettera 22 portatile rossa “la faccenda è diventata più seria” e con quella ha iniziato a scrivere “appunti, impressioni, racconti, lettere e infine i miei primi due romanzi mai pubblicati”. Su consiglio di un amico inviò a Italo Calvino, allora uno dei principali consulenti dell’Einaudi, il suo terzo romanzo Treno di Panna che gli piacque e lo fece pubblicare (Einaudi 1981). Uccelli da gabbia e da voliera (Einaudi1982) riceve l’apprezzamento di Federico Fellini, che lo invita a fargli da assistente nel film E la nave va. Alla fine delle riprese De Carlo realizza il film/documentario Le facce di Fellini. Ha collaborato con Michelangelo Antonioni per la scrittura di un film, mai realizzato. Tra i suoi romanzi citiamo: Macno (Bompiani 1984), Due di due (Mondadori 1989) Premio Società dei Lettori Roma – Lucca, Tecniche di seduzione (Bompiani 1991), D noi tre (Mondadori 1997), Nel momento (Mondadori 1999), Giro di vento (Bompiani 2004), Mare della verità (Bompiani 2006), Durante (Bompiani 2008).

Partecipa alla campagna di Greenpeace Scrittori per le foreste e i suoi libri tradotti in 26 paesi, sono stampati su carta riciclata senza uso di cloro o su carta certificata FSC.

Autore: Andrea De Carlo
Titolo: Leielui
Editore: Bompiani
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 18,50
Pagine: 574

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Alessandra Stoppini

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