Prima inchiesta di Italo Agrò. Parla Domenico Cacopardo

Alessandra Stoppini

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cacopardo-libroPer le vacanze di Natale, Italo Agrò, magistrato del Tribunale di Biella appena trasferito a Roma, era tornato a Sant’Alessio, il suo paese”. “Agrò e la deliziosa vedova Carpino” (Marsilio, 2010) di Domenico Cacopardo.

Mentre Italo si trovava in Sicilia, a Roma veniva trovato agonizzante nella sua automobile una lussuosa Mercedes, Abramo Carpino un commerciante di legname.

Apparentemente l’uomo sembrava morto per cause naturali ma il disinvolto comportamento della vedova Felicita Staffoini, sorpresa dal cognato Aaron in compagnia di un bel giovanotto il giorno dopo i funerali del defunto, aveva fatto nascere dei legittimi dubbi. Bernardo Eremita Bediato “il primo procuratore aggiunto di Roma”, decise di affidare questa delicata inchiesta al giovane magistrato proprio il primo giorno che quest’ultimo si era insediato negli uffici della Procura i cui vetri erano ricoperti da strati quasi millenari di sudiciume e sporcizia. “Un ambiente capace di trasmettere una sensazione precisa sul penoso stato della Giustizia e sul carattere dei suoi protagonisti”.

Era la prima indagine per l’integerrimo magistrato il quale finora di inchieste conosceva solo quelle lette nei gialli di Simenon con protagonista Maigret. Mentre un’antica fiamma, Tea, era ritornata nella sua vita, Italo, aiutato dal solerte vicecommissario Lanfranco Scuto, aveva il compito di districarsi tra sospetti incrociati, cospicue eredità e false piste. Sullo sfondo c’è l’Italia del gennaio 1991 nella quale era Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, stava per scoppiare la Prima Guerra del Golfo e il Partito Democratico della Sinistra era nato da qualche giorno.

Un giallo di impianto classico, ben strutturato dove anche la Roma medioevale e rinascimentale fa la sua parte: Palazzo Taverna, Piazza del Popolo, via della Croce, via del Teatro Pace, il mercatino di via della Pace, il Gianicolo e Trastevere. Animano le sue vie e le piazze il giornalaio, il barbone che canta “Quanto sei bella Roma”, l’ortolana e le trattorie caratteristiche. Italo Agrò il magistrato che ama la buona cucina e Quasimodo “Tempo d’api: e il miele/è nella mia gola/fresca di suono ancora… ” riuscirà a risolvere un caso davvero complicato.

La tramontana rendeva Roma luminosa di una luce lucida che sembrava voler trapassare le facciate delle antiche case del centro storico”.

Abbiamo intervistato Domenico Cacopardo.

Dottor Cacopardo, considera Italo Agrò come una sorta di alter ego, avete cioè delle peculiarità in comune?
“Assolutamente no: Italo Agrò non è il mio alter ego. Già al secondo romanzo (Cadenze d’inganno) Agrò aveva conquistato una sua autonomia, pur avendo preso da me alcuni vizi e alcune passioni.”

Nel libro si torna indietro nel tempo alla prima inchiesta del sostituto procuratore. Desidera spiegarci il motivo di questa Sua scelta?
“Ecco, dato che il personaggio Agrò aveva raggiunto ormai una sua compiutezza nella mia mente, volevo esplorare i suoi esordi. Mi sono divertito a scrivere questo libro, e si è divertito pure lui (glielo assicuro, me lo ha confermato sere fa, a Gabicce Mare).”

Quali sono gli elementi principali per scrivere un buon romanzo di questo genere?
“C
redo che l’elemento sia uno solo: la libertà. La libertà dalle ipocrisie nazionali per le quali tutti i magistrati sono giusti. Il personaggio di Bernardo Eremita Bediato è testimonianza di un modo di essere molto più diffuso di quel che sembra. Il motto debole con i forti e forte con i deboli è massima pratica grandemente in tutto il mondo della giustizia. La libertà dalle verità assodate da cui siamo circondati. Alla mia quasi veneranda età sono in condizione di sceverare tra le verità vere e la massa di verità consistente in bugie ripetute ossessivamente in modo da farle considerare vere verità.”

Alcuni magistrati sono diventati autori di romanzi di successo, pensiamo a Carofiglio o a De Cataldo. Lei crede nella letteratura di denuncia?
“Né Carofiglio né De Cataldo fanno letteratura di denuncia. Del resto, a mio modo di vedere, la letteratura di denuncia non esiste: esistono la buona e la cattiva letteratura. Pensi a Balzac: una eccellente letteratura. Di denunzia? Sciascia stesso scrive letteratura alta con spirito rigoroso. Certo racconta il suo tempo. Ma il suo scopo è il raccontare, non denunciare. Consiglio di rileggere, di Sciascia, Una storia semplice, l’ultimo suo romanzo andato in libreria lunedì 20 novembre 1989, giorno della sua morte: un breve romanzo che racchiude tutto il percorso letterario del suo autore.”

Le Sue origini siciliane si ritrovano nei romanzi a sfondo storico da Lei scritti, come Il caso Chillé. Quali sono gli scrittori siciliani che preferisce?
“Dei miei romanzi storici voglio ricordare Virginia e Carne viva. La ringrazio molto per avere definito Il caso Chillé un romanzo storico (così credevo io che ne sono l’autore), dato che la critica l’ha considerato un giallo. A parte Sciascia, di cui ho detto, ho molto amato Vittorini e Brancati. Oltre a Salvatore Quasimodo alla cui poesia debbo molto.”

Domenico Cacopardo è nato a Rivoli il 25 aprile del 1936, ma ha vissuto la sua infanzia in Sicilia a Letojanni paese d’origine del padre. Laureato in giurisprudenza, Consigliere di Stato, ha diretto il Magistrato per il Po di Parma e il Magistrato alle acque di Venezia. È membro del Board dell’Aspen Institute Italia. Con Il caso Chillè (Marsilio 1999) ha esordito con successo nella narrativa. Con L’endiadi del Dottor Agrò (Marsilio 2001) è iniziata la serie di romanzi dedicata al sostituto procuratore Agrò, proseguita con Cadenze d’inganno (Marsilio 2002), La mano del Pomarancio (Mondadori 2003), L’Accademia di vicolo Baciadonne (Baldini Castoldi Dalai editore 2006). Ricordiamo inoltre Giacarandà (Marsilio 2002), Virginia (Baldini Castoldi Dalai editore 2005), Carne viva (Baldini Castoldi Dalai editore 2007). Prima di esordire come romanziere ha pubblicato numerose monografie di carattere giuridico. È autore di saggi e di raccolte di poesie. Collabora con La Gazzetta di Parma, Stilos e Minerva. Vive a Parrano (Terni).

Autore: Domenico Cacopardo
Titolo: Agrò e la deliziosa vedova Carpino
Editore: Marsilio
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 16,50
Pagine: 256

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Alessandra Stoppini

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