Ventiquattro ore nelle vite di Thibauld e Mathilde

Alessandra Stoppini

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le_ore_sotterraneeIl 20 maggio la sua vita cambierà” ha predetto una veggente a Mathilde, una dei due protagonisti de “Le ore sotterranee” (Mondadori, 2010) di Delphine de Vigan, traduzione di Marco Bellini. 

La parigina quarantenne Mathilde è vedova da dieci anni “oggi la morte di Philippe non è più un dolore” e ha tre figli maschi, Simon di quattordici anni e i gemelli Théo e Maxime di dieci.

Nelle ore che precedono l’alba di questo fatidico giorno la donna ripercorre con la mente gli ultimi faticosi mesi della propria vita. “Da molto tempo ha perso il sonno” precisamente da quando nella multinazionale del settore alimentare per la quale lavora come assistente del direttore marketing è stata emarginata senza un apparente motivo. La crisi è arrivata all’improvviso, difficile alzarsi la mattina affrontare il viaggio in metropolitana verso il luogo di lavoro, non pensare per “non vedersi seduta alla scrivania”. Mathilde ancora una volta “nel tepore delle lenzuola giunge sempre alla stessa conclusione: non ce la farà”. Thibauld, l’altro protagonista del romanzo, è un medico delle Urgences Médical de Paris anche lui quarantenne. A bordo della sua Clio attraversa la città per recarsi dai vari pazienti, in una Parigi che scorge di sfuggita dal finestrino della propria auto “ha affondato le mani nel ventre della città, fino alle viscere”. Mentre si trova in albergo a Honfleur insieme a Lila la donna che ama, Thibauld decide che all’alba di lunedì 20 maggio la lascerà perché è convinto che la donna non lo ami abbastanza “lui non rientra nei suoi parametri”. Anche l’uomo, come Mathilde, comprende che “anche per questa notte ancora, come ogni notte da più di un anno, ripete a se stesso che non ce la farà”.

Les heures souterraines sono quelle che ciascuno di noi trascorre sveglio in compagnia di se stesso prima che spunti il giorno, quando mille pensieri agitano la nostra mente. Si riflette sul passato, sul presente e su quello che potrà riservarci il futuro… Mathilde per esempio dovrà sopportare una giornata di straordinaria follia nell’azienda dove lavora da otto anni nella quale Jacques il suo capo “è riuscito a sottrarle tutti i progetti importanti sui quali stava lavorando, a emarginarla”. Ora l’ha relegata in una stanza che assomiglia a uno sgabuzzino accanto alla toilette riservata agli uomini. Ogni tentativo di dialogo da parte di Mathilde risulta inutile “l’azienda ha fatto di lei un essere gretto e ingiusto”. La resa delle armi è l’unica via d’uscita per la donna. È il mobbing, una forma di comportamento fatto di abusi psicologici, angherie, vessazioni, umiliazioni che vengono perpetrati da uno o più individui nei confronti di un altro, che ledono la dignità personale.

L’autrice per scrivere il romanzo si è documentata ascoltando vittime e psicologi. “L’idea per scrivere il libro è nata dal conflitto che ho avuto con il mio capo” ha dichiarato Delphine de Vigan. Quando accadono queste sgradevoli situazioni si perde la stima in se stessi, come accade a Mathilde e come succede a Thibauld vittima di un amore non corrisposto.

Il male dei nostri giorni ha un nome: solitudine. Può sembrare assurdo in una società come quella attuale piena di occasioni, di persone, di volti, di nuovi modi per comunicare, eppure è così. Parigi, come Roma, Londra o Milano metropoli caotiche e alienanti nelle quali ci si sfiora senza vedersi. È il caso o il destino a decidere per noi? I due protagonisti si incroceranno la sera del 20 maggio ma avranno modo di rivedersi, loro che hanno molte cose in comune?

Ne Gli effetti secondari dei sogni Delphine de Vigan raccontava l’incontro tra un’adolescente e una giovane senza tetto le quali grazie alla loro amicizia superavano le differenze di estrazione sociale, di età e i pregiudizi. Il romanzo aveva rivelato la capacità della scrittrice parigina di narrare con uno stile limpido e sicuro una storia di speranza e redenzione. Ne Le ore sotterranee protagonista invece è un possibile incontro in una Parigi indifferente e vorticosa che sembra osservare Thibauld e Mathilde con benevolo distacco.

Gli è sembrato che lui e quella donna condividessero il medesimo sfinimento, un vuoto interiore che faceva precipitare il corpo a terra”.

Delphine de Vigan è nata a Boulogne – Billancourt nel 1966 e ha svolto diversi lavori prima di riuscire a pubblicare nel 2001 il suo primo romanzo. Nel 2007 si è imposta sulla scena letteraria internazionale con Gli effetti secondari dei sogni, tradotto in più di 20 lingue e vincitore di diversi premi. Madre di due figli, vive a Parigi. Le ore sotterranee è stato finalista al Premio Goncourt 2009.

Autore: Delphine de Vigan
Titolo: Le ore sotterranee
Editore: Mondadori
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 19 euro
Pagine: 219

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Alessandra Stoppini

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