Tendenza del good-enough. Buono quanto basta

Marianna Del Curto

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la-good-enough-societyLa Good-enough society” (Franco Angeli) di Paolo Magrassi, dimostra come, alla luce dell’evoluzione attuale della società, la tendenza sia, nelle diverse situazioni, quella di raggiungere una soluzione ottimale (subottimale).

Rispetto, invece, all’ottima soluzione in assoluto.

Tra i presupposti che nel Novecento hanno dato l’avvio a questo processo si trovano la Seconda Guerra Mondiale e l’avvento del computer. Con la corsa agli armamenti, scienziati, biologi, chimici, fisici, hanno lavorato per produrre strumenti all’avanguardia e altamente innovativi, trasformando la scienza in “una grande macchina affamata di soldi e di talenti” (dando luogo alla cosiddetta Big Science). Allo stesso modo la nascita del computer ha permesso di unire le menti di scienziati dislocati in diverse parti del mondo, culturalmente e geograficamente, contribuendo ad uno sviluppo accelerato di innovazioni, come tuttora sta avvenendo.

Per sopravvivere a queste incessanti invenzioni che coinvolgono il mondo e la vita quotidiana di ciascun individuo, i singoli cittadini e consumatori, così come le realtà aziendali, sono portati a considerare un numero ristretto di alternative e informazioni (non avendo sempre il tempo per approfondirle tutte con precisione) per svolgere le proprie azioni nel miglior modo possibile, senza necessariamente mirare alla soluzione perfetta in assoluto, bensì scegliendo una soluzione buona quanto basta, good-enough.

Osservando le tendenze in atto, il confine tra alternative mediocri, di scarsa qualità, e altre equilibrate, con il giusto mezzo e misura (intendendo in questo senso la mediocritas latina di Orazio), è labile e non facile. Possono venire in aiuto diversi approcci di analisi, la cultura breadht first (cultura orizzontale) e depth first (cultura verticale), o caratteristiche di robustezza e resilienza, per sopportare lo stress, reagire a situazioni impreviste, districarsi nella complessità.

Un esempio significativo di questa tendenza è quello di Wikipedia, che nel 2005 è stata comparata in un articolo di Nature.com all’enciclopedia Britannica, per verificarne l’accuratezza e affidabilità. Wikipedia è risultata del 32% meno affidabile rispetto a Britannica – gratuita, aggiornata, vasta, si dimostra good-enough.

Altri casi attuali che richiamano la tendenza good-enough si riscontrano nella moda (con le linee della mass customization quali H&M e Zara), nei viaggi (le compagnie aeree low cost), nella musica: dai file audio, i cui formati digitali più comuni tralasciano informazioni che solo le orecchie più allenate e fini riescono a distinguere, alle tablature per chitarra, ora scaricabili in rete con semplici indicazioni da ripetere, senza la necessità di competenze in termini di solfeggio e notazione musicale.

Nell’ultima parte del libro Magrassi propone degli strumenti di programmazione good-enough: come considerare i clienti stessi come collaboratori, analizzare le reti sociali di questi, utilizzare tecniche di crowdsourcing, per cooptare non solo clienti ma il pubblico in generale, e ricorrere ai predictive markets, sondaggi a un numero elevato di persone, con un sistema di retribuzione, per trarre previsioni più attendibili rispetto a quelle formulate da un esperto del settore. Per ciascuno di questi si trovano esempi di attuazione e, per la prima parte, considerazioni sui fenomeni sulla base di quanto siano good enough o meno a seconda della direzione verso mediocrità o giusto equilibrio: è un libro chiaro, esplicativo e veloce, che aiuta a riflettere sulle potenzialità o pericolosità che globalizzazione, tecnocrazia e intelligenza collettiva possono portare.

Paolo Magrassi, fisico per formazione, si è occupato di ricerca e sviluppo software, analisi industriale, consulenza strategica. Partner e consigliere di aziende high tech, dal 1989 è membro invitato dei comitati di esperti per la formulazione dei Programmi quadro di R&D della Commissione Europea, consulente presso gli headquarter di società quali Accenture, IBM, Microsoft, Oracle, SAP, Kleiner Perkins Caufield & Byers.

Autore: Paolo Magrassi
Titolo: La good-enough society. Sopravvivere in un mondo quasi ottimo
Editore: Franco Angeli
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 16 euro
Pagine: 126

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Marianna Del Curto

One Comment

  1. Walter

    L’ho letto anch’io, e la vostra recensione mi pare esatta e accurata.