Il mito della democrazia sociale

Michela Spartera

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il_mito_della_democrazia_socialeIn “Il mito della democrazia sociale. Giovanni Gronchi e la cultura politica dei cattolici italiani (1902-1955)” (Rubbettino, 2009), Maurizio Serio ricostruisce mezzo secolo di pensiero politico cattolico attraverso un punto di vista particolare: quello del “camaleontico” e tuttavia “sempre identico a se stesso” ex Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. Il saggio di Maurizio Serio non vuole dunque essere una biografia del politico di Pontedera negli anni che precedettero l’elezione alla più alta carica dello Stato.

Il mito della democrazia sociale” vuole essere piuttosto un’attenta indagine riflessiva sulle idee e, in un secondo momento i programmi, che i cattolici espressero nel mondo politico a partire dalla fine dell’Ottocento, passando prima per lo Stato liberale e la sua crisi, poi per il Fascismo e la Resistenza sino alla delicata fase Costituente ed ai primi anni del nuovo capitolo di Storia Repubblicana caratterizzati dal centrismo degasperiano.

Ed è attraverso il “cursus honorum” di Giovanni Gronchi ed il suo pensiero politico, talvolta contraddittorio, ma in grado di porsi “come mito” -il che spiegherebbe quello che l’Autore definisce il “mistero della democrazia” della sua elezione alla Presidenza della Repubblica- che viene compiuta questa accurata analisi interpretativa del pensiero politico cattolico.

La prima parte del volume è dedicata al “giovane Gronchi” e alle figure che ne hanno influenzato la formazione, sia pure ottenendone non proselitismo del pensiero quanto generandone piuttosto una marcata differenziazione ed una propria originalità della proposta politica che -sebbene col senno di poi è definibile dall’Autore come connotata da “eccentricità, solitudine e sterilità”-  è stata in grado di elevarsi a “mito”. Gli anni della formazione politico-spirituale del giovane Gronchi offrono dunque l’occasione per l’Autore per offrirci una carrellata dei “grandi” del pensiero politico cattolico da Leone XIII, a  Toniolo, a Murri, a Sturzo. Ed è in particolare al murrismo  che Gronchi deve molto: dal pensiero di Romolo Murri, se pur utopico, deriva il tenace sostegno e perseguimento del politico di Pontedera di un rinnovamento della democrazia ma soprattutto è da esso che ne deriva il suo convinto “antiliberalismo” da intendersi tuttavia “come ostilità non al processo risorgimentale né ovviamente come rifiuto della dottrina costituzionale liberale, quanto piuttosto del conservatorismo sul piano politico e della difesa dell’interesse di classe borghese sul piano economico”.

L’Autore analizza poi attentamente il pensiero politico attivo di Gronchi, prima del Fascismo e dopo di esso, con la fase Costituente e l’elezione alla prima Presidenza Repubblicana della Camera dei Deputati. Ne ricostruisce così le audaci idee economiche e di giustizia sociale, il suo credo nella democrazia sostanziale e lo stimolo pragmatico all’attuazione della Costituzione nei suoi organi e nei suoi principi programmatici; ne sottolinea il contrasto deciso al centrismo immobilista della Dc degasperiana e ironizza sul suo  contraddittorio possibilismo “cattolico” di apertura a sinistra verso un Nenni che si definiva all’epoca ancora marxista.

Per l’Autore a buon diritto Gronchi può essere definito “l’uomo del dissenso” “un leader di minoranza perpetuamente rinchiuso in questo stereotipo. Non che difettasse di soluzioni originali, né di seguito popolare: semplicemente, la continua ricerca di uno spazio politico autonomo tenderà ad isolarlo dal mainstream, almeno fino all’elezione alla Presidenza della Repubblica“; ma soprattutto per l’Autore l’ex Presidente della Repubblica è stato un “camaleonte” perché “in grado di presentarsi sotto molte facce (intellettuale, industriale, murriano, sturziano, popolare, democristiano, uomo di governo e di opposizione, combattente ma non partigiano…)”ma comunque in grado riportare in qualche modo l’irrazionale in politica ed aprire al mito – produttore di consenso e di rendita politica– riuscendo a scuotere sensibilità di fronti avversi. La sua contrastata elezione alla Presidenza della Repubblica nel 1955 ne è stata la conferma.

Maurizio Serio è ricercatore e docente di Sociologia dei fenomeni politici e di Sociologia dell’amministrazione all’Università degli Studi “Guglielmo Marconi”. Dirige il Dipartimento di Teoria politica, Economia e Scienze sociali del Centro Studi “Tocqueville-Acton”. Laureatosi in Scienze politiche presso l’Università di Roma “La Sapienza”, ha conseguito il dottorato di ricerca in “Analisi e interpretazione della società europea” presso la Scuola Superiore per l’Alta Formazione dell’Università di Napoli “Federico II”. Oggetto delle sue ricerche è il ruolo dei miti politici all’interno delle culture politiche italiane e europee, con speciale attenzione al mondo cattolico.

Autore: Maurizio Serio
Titolo: Il mito della democrazia sociale. Giovanni Gronchi e la cultura politica dei cattolici italiani (1902-1955)
Editore: Rubbettino
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 10 euro
Pagine: 179

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Michela Spartera

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