New York che ispirò Scorsese

Michela Gelati

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newyork_santeChi ha amato la città nera e violenta di Gangs of New York di Martin Scorsese, non potrà non appassionarsi al libro che ha ispirato il grande regista, “C’era una volta New York-Storie e leggende dei bassifondi”, (Alet, 2010) di Luc Sante. Scordatevi i locali glamour di Sex and the City e i grattacieli scintillanti della Fifth Avenue.
La New York di Sante, che è stato consulente storico per il film di Scorsese, è quella sporca, povera, fatta di gente arrivata da ogni parte del mondo e che l’ha resa capitale del Ventesimo secolo.

Sante racconta la Grande Mela prima che diventasse grande, in un arco di tempo di circa ottant’anni: dal 1840, quando le ferrovie e i caseggiati popolari iniziavano a modificarne il volto, fino al 1919, anno di inizio del Proibizionismo ma anche di una nuova era tecnologica che l’avrebbe cambiata per sempre.

La New York di Sante è l’isola di Manhattan, un crogiuolo di genti poverissime, laboriose, arrivate dai loro Paesi in cerca di fortuna, “le stanche, povere, accalcate masse” dell’iscrizione sotto la Statua della Libertà. Gli italiani di Mulberry Street prima che venisse fagocitata da Chinatown, le bettole degli irlandesi del quartiere di Hell’s Kitchen, ” la cucina dell’inferno”, la baraccopoli sulla Bowery, dove ora sorge il magnifico New Museum, lo squallore del Meatpacking district, il quartiere dei mattatoi, prima dei loft, dei negozi di design e della nuova sede del Whitney Museum disegnata da Renzo Piano. E le mille attività commerciali dei mercati, concentrati nelle zone dove vivevano i poveri: Orchard Street, Grand Street, Harlem.

Sante ci accompagna in una città violenta e malfamata, dove tra i vicoli, nel buio della notte, come nella Londra di Charles Dickens, si nascondono i locali del gioco d’azzardo, le fumerie d’oppio, le gang armate in guerra continua con la polizia. Ma la New York dello scrittore belga, riassumendo inevitabilmente tutta la miseria delle città ottocentesche, anticipa anche i mali dei grandi agglomerati urbani del Novecento, dove compaiono le prime facciate dei caseggiati popolari, “il volto dei bassifondi”, e anche vere e proprie baraccopoli come quella del Lower East Side: “un guazzabuglio di casupole in legno col tetto spiovente, disposte alla rinfusa in un goffo tentativo di raffigurazione dello sfacelo”. A farne le spese erano soprattutto i più piccoli, ultimi tra gli ultimi, impegnati in attività massacranti in fabbrica e alle peggio in strada: nel 1849 c’erano 40mila bambini senzatetto a Manhattan.

C’era una volta New Yorksi legge come un romanzo, alla scoperta di una città sconosciuta dove i protagonisti non sono mai ricchi e possidenti, ma “le anime senza riposo dei poveri, degli emarginati, dei depravati”. Una città misera dove diverse classi sociali vivevano insieme. Come ha detto Sante, “Quel tipo di città dove un contrabbandiere, un tassista, un professore, una sartina e un venditore ambulante potrebbero ritrovarsi a chiacchierare in cucina al termine della notte”.

Luc Sante, nato nel 1954 in Belgio, è autore di saggi e romanzi. Collabora abitualmente con diverse riviste, tra cui “The New Republic” e “The New York Reviews of Books”. E’ stato il consulente storico di Martin Scorsese per il film Gangs of New York.

Autore: Luc Sante
Titolo: C’era una volta New York. Storia e leggenda dei bassifondi
Editore: Alet
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 19 euro
Pagine 384

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Michela Gelati

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