“Regione straniera”: intervista a Giuseppe Civati

Paolo Calabro

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regione_stranieraAbbiamo rivolto a Giuseppe Civati alcune domande sul suo ultimo libro “Regione straniera. Viaggio nell’ordinario razzismo padano” (Melampo, 2009) con la prefazione di Nando Dalla Chiesa. E simboleggiano la miopia politica e culturale della regione più avanzata del Paese. Ecco l’aria che si respira al Nord. Benvenuti in Padania, benvenuti nella Regione straniera. VIDEO/L’autore parla del libro

Lei è da molti anni consigliere regionale della Lombardia. In che senso è una regione straniera?
“Una regione è straniera quando non si confronta con la realtà, quando di un fenomeno sociale e culturale sconvolgente come l’immigrazione offre soltanto una caricatura e lo strumentalizza a fini elettorali. I problemi non si risolvono ma, paradossalmente, proprio chi non li risolve, ne trae vantaggio. È la contraddizione del tema della sicurezza: chi la cavalca non ha alcun interesse poi a raggiungere l’obiettivo”.

Nel Suo libro ci mette di fronte a una Lombardia che nega agli stranieri la casa e l’abbonamento al bus e che può arrivare a uccidere un 19enne (Abdul Guibre) per un furto di biscotti. Sembrano cose d’altri luoghi e d’altri tempi. Come è possibile che accadano oggi, in Italia?
“Può accadere perché l’Italia è un Paese fragile che ha visto arrivare centinaia di migliaia di persone senza avere un modello di integrazione, senza costruire politiche, senza darsi un profilo culturale. La Lombardia è la regione con più stranieri, più esposta verso la globalizzazione e la competizione dei mercati internazionali: è, insomma, la regione più “colpita” dal fenomeno.”

Certe posizioni tuttavia non riguardano solo il nord Italia: nei giorni scorsi il sindaco di Lampedusa si è complimentato con il ministro leghista Maroni per i successi ottenuti nel respingimento degli immigrati in Africa.
“Ormai è un dato nazionale e certo il governo Berlusconi, con le sue continue provocazioni, non contribuisce a migliorare la qualità del dibattito politico intorno a temi così importanti. Lo sguardo va sempre al consenso dell’oggi e non alla politica di domani. Vale per l’immigrazione, ma permea di sé un’intera cultura di governo, sempre che di governo si tratti, perché mi pare molto lontana, questa impostazione, da un’idea di “cosa pubblica”.”

Le statistiche mostrano una criminalità comune in forte calo rispetto ai decenni precedenti, eppure esplodono in Italia le tendenze “securitarie” e repressive (fino al paradosso delle cosiddette “ordinanze pazze”), mentre il Presidente del Consiglio afferma “meno immigrati = meno crimini”. Cosa ne pensa?
“Penso che Berlusconi sia un irresponsabile, che gioca con le statistiche e banalizza questioni complesse. Un atteggiamento pericoloso, perché un simile approccio e un simile comportamento da parte del Presidente del Consiglio autorizza tutti a fare lo stesso. Con le conseguenze che vediamo, ogni giorno di più. La verità è che in questi anni abbiamo perso molto tempo con i “luoghi comuni” al governo.”

Nessuno nega che l’immigrazione sia un problema” sostiene in apertura del libro. Ma esiste una via media tra l’intolleranza più forsennata e il buonismo più cieco?
“Certo che c’è. È la via della mediazione, dell’incontro, dell’alleanza tra persone oneste, italiane e straniere. Non è solidarietà, è rispetto delle regole. Per tutti. Non ci vogliono leggi speciali e cattiverie istituzionali: ci vogliono soluzioni. E le soluzioni, da che mondo è mondo, si trovano insieme, non gli uni contro gli altri. Pensi alla necessità di avere più controlli sul lavoro, per tutelare i lavoratori e per evitare che la concorrenza sia falsata. Pensi alla verifica dei contratti di affitto: non è necessario fare i rastrellamenti per farsi un’idea di cosa succede in certi condomini. Un equilibrio tra rispetto del diritto e capacità di intervento si può e si deve trovare. Politica, si chiamava una volta.”

Beppe Pisanu, ex ministro dell’interno, ha affermato che “per mantenere il nostro tasso d’attività, e dunque la nostra ricchezza, con l’attuale trend di nascite dobbiamo accogliere 200-300 mila stranieri all’anno”. Similmente, il «Sole 24 ore» scrive che “senza i lavoratori immigrati si fermerebbero molte aziende del Nord e la nostra agricoltura smetterebbe di funzionare”. Non solo dunque non “ci rubano il lavoro”; ma addirittura parrebbe che non possiamo farne a meno.
“Proprio così. Ormai la presenza di stranieri è un dato strutturale. Se sapremo finalmente governarla e fare piani concreti e lungimiranti, potremo trarne tutti giovamento. Questo è il punto. Gli industriali dovrebbero, in questo, essere al fianco dei lavoratori. E preoccuparsi piuttosto che non ci sia qualcuno che dell’immigrazione si approfitta. La clandestinità non è nient’altro che lavoro nero, nell’80% dei casi. E questo non va bene.”

Cita il “bel libro” di Luigi Zoja, La morte del prossimo, a proposito dei temi della “prossimità” e della “vicinanza”. Che importanza hanno per noi questi termini?
“La prossimità è il concetto fondamentale. La globalizzazione precipita nei quartieri, nelle scale dei condomini, sui marciapiedi. Conoscersi è fondamentale. Strategico, direi. Anche perché il “noto” fa meno paura dell’“ignoto”. È l’abc di qualsiasi iniziativa amministrativa e politica. Ed è anche un punto di vista evangelico molto concreto. Dobbiamo vivere con gli altri, che vengano da Sondrio o da Timbuctù. E il libro di Zoia andrebbe distribuito presso tutte le amministrazioni pubbliche.”

Lucia Parrino, che cura l’Appendice al Suo libro, parla delle tante “sane” pratiche d’integrazione già in atto in Lombardia. Possiamo aspirare anche noi al “modello catalano” (nel quale le buone pratiche vengono prima delle buone teorie, e soprattutto prima di quelle cattive)?
“Il modello catalano è quello che preferisco. Lì c’è una delega regionale alla cittadinanza, un piano per l’integrazione, la promozione della identità catalana e delle culture altrui. Ci sono problemi, ma si cerca di risolverli. Con un approccio teorico “attaccato” alla realtà. Gli xenofobi ci sono, ma non governano da nessuna parte. Non è un caso.”

Giuseppe Civati è nato a Monza nel 1975. Laureato in filosofia e dottore di ricerca, ha studiato a Milano, Firenze e Barcellona. Ha scritto e curato saggi e articoli dedicati al pensiero del Novecento e della prima età moderna. Dal 2005 è consigliere regionale della Lombardia. Il suo blog (www.civati.it) è tra i più seguiti d’Italia. Tra i suoi libri: Nostalgia del futuro. La sinistra e il PD da oggi in poi, L’amore ai tempi di Facebook e il romanzo Il segreto di Alex.

Autore: Giuseppe Civati
Titolo: Regione straniera. Viaggio nell’ordinario razzismo padano
Editore: Melampo
Anno: 2009
Prezzo: euro 12
Pagine: 150

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