“La pratica delle idee”

Paolo Calabro

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ventroneNeLa pratica delle idee” (L’Aperia, 2009) Giuseppe Ventrone spiega il movimento che a partire dall’Illuminismo francese e napoletano ha prodotto lo spostamento della prospettiva intellettuale dalla “uniformità” alla “multiformità”, nell’ambito del pensiero, ma anche e soprattutto politico.

Passaggio fondamentale verso l’odierna democrazia, la quale ha però bisogno di una partecipazione più consapevole e di un decentramento dell’azione politica meno teorico e più consapevole. Gli abbiamo rivolto qualche domanda al riguardo.

Cosa sono i “paradigmi dell’influenza minoritaria” di cui parla nel testo?
“Sono i fattori che, secondo la psicologia sociale, consentono ad una minoranza di acquisire consenso. Ad esempio la chiarezza e l’utilità del messaggio proposto; la consistenza del gruppo proponente in termini di credibilità e coesione. Ho applicato tali paradigmi allo studio di due entità: i “philosophes” dell’Illuminismo francese e i “novatores” di quello napoletano. Il grado del loro successo politico sembra direttamente proporzionale alla rispondenza ai suddetti fattori dell’influenza minoritaria.”

Dedica una particolare attenzione al romanzo filosofico (ad esempio, Candido di Voltaire e Jacques il fatalista e il suo padrone di Diderot). Perché?
“In esso è possibile cogliere il passaggio da una mentalità monistica di origine feudale ad una prospettiva pluralistica, più pronta cioè ad accettare le differenze, la sfida del mondo e delle relazioni. Questa prospettiva dà forma al concetto di tolleranza da cui parte la svolta religiosa e giuridica dell’Occidente.”

Affronta da vicino l’opera di Antonio Genovesi e Pietro Giannone. Cosa hanno da dire questi due pensatori campani del Settecento ai nostri giorni?
“Rappresentano l’invito ad ancorare la riflessione filosofica e l’azione politica sul piano di un’indagine scientifica della storia e dell’economia. Il diritto di cittadinanza è sostanziato dalla conoscenza, che è l’esatto contrario del processo oggi in atto con una politica che, parlando alla pancia delle persone, cavalcando gli impulsi primari, sta sostituendo la demagogia alla democrazia.”

Cosa vuol dire che “non c’è filosofia senza filologia e nemmeno il contrario”?
“Significa che bisogna far interagire la logica e i fatti nel perseguire una tendenziale, seppur sempre imperfetta, oggettività. Tale impianto è profondamente diverso da un’ottica accademica che enfatizza gli elementi idealistici, il dover essere, o al contrario da un’ottica giornalistica che raccoglie i fatti senza una prospettiva interpretativa o con un’interpretazione già segnata dal pregiudizio ideologico.”

Che rapporto c’è fra tolleranza e globalizzazione?
“Non riesco a distinguere l’attuale processo d’interdipendenza economica mondiale che va sotto il nome di globalizzazione dal processo di accumulazione capitalistica. L’idea di tolleranza implica invece una reciproca interazione delle culture nella salvaguardia della differenza e nella condivisione di un elementare principio di rispetto dei diritti umani.”

Quale importanza ha per noi la “filosofia di comunità” (“collocata fra la gente e dotata di una nuova consistenza”) da Lei auspicata?
“Il fatto che la filosofia si sia rinchiusa nelle università o ridotta ad un gioco estetico, con il pretesto del più totale relativismo, ha lasciato lo spazio nevralgico dell’educazione del cittadino alla televisione e alla politica che ormai perseguono quasi esclusivamente il trionfo del narcisismo e la conquista del potere. Lo si coglie dai linguaggi utilizzati, spesso anche dalle personalità più autorevoli, che è ricco di quelle fallacie solitamente indicate come errori da evitare nei corsi di logica. Penso quindi ad una filosofia che insegni alla gente a formulare ipotesi, a controllare correttamente i risultati, ad incrementare il diritto di cittadinanza di ciascuno. L’illuminismo, infatti, non è un’epoca passata della storia del pensiero, ma una possibilità, ancora tutta da realizzare, di fondare la civiltà sulla tutela delle ragioni reciproche.”

Giuseppe Ventrone, nato a Napoli nel 1966, è docente di filosofia, psicologo, psicoterapeuta. La sua ricerca si orienta nell’ambito della filosofia intesa sia come pratica esistenziale sia come storia delle idee. Dirige la collana di monografie “Universale/Singolare” della casa editrice L’Aperia. Ha pubblicato Il paradosso del male e l’inquietudine letteraria (Edizioni Scientifiche Italiane, 1999) e Il pensiero utile. Competenze di filosofia non solo per studenti (Guida, 2007).

Autore: Giuseppe Ventrone
Titolo: La pratica delle idee. Tolleranza e pluralismo nell’età dei Lumi – Parigi, Napoli (1720-1785)
Editore: L’Aperia
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 15 euro
Pagine: 160

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