Dieci apocalissi di Alain Minc. Metafore del mondo futuro

Luca Pantarotto

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idiecigiorniNell’era globale, una farfalla che sbatte le ali a Tokyo non provoca più solo un terremoto a New York, ma dissesti sull’intero Occidente. Ecco “I dieci giorni che sconvolgeranno il mondo” (Chiarelettere 2010) di Alain Minc.


Dieci giorni per dieci previsioni
. O meglio, per dirla con le parole dello stesso Minc, dieci “metafore” di altrettanti possibili mutamenti, di altrettante situazioni critiche che, se è vero che la crisi è il motore stesso della Storia, contribuirebbero non poco a deviarne il corso verso altri scenari, più o meno remoti, ma nessuno impossibile in sé. Si potrebbe obiettare che le vie del mutamento, come quelle (proverbiali) del Signore sono infinite, e che i dieci giorni descritti da Minc non sono che una delle innumerevoli curve che il nostro mondo potrebbe, in futuro, imboccare; ma l’autore già lo sa, e delle sue scelte rivendica con fermezza la soggettività.

Nonostante questa premessa, sembra difficile immaginare dieci scenari che più compiutamente di quelli di Minc comprendano in sé (almeno in embrione) tutte le varie possibilità di rivolgimento mondiale che (forse) ci attendono. Tra crisi economica e terrorismo internazionale, rivoluzioni mediatiche e demografiche, spostamenti del baricentro culturale del mondo, le previsioni del politologo francese sostenitore di Sarkozy coprono, seppur declinati in dieci specifici casi concreti, l’intero range delle nostre moderne paure ed angosce, come delle nostre (parallele) false sicurezze.

Sarà così che, un giorno, il colosso russo Gazprom (“il gruppo industriale più antiecologico del mondo”) lancerà un’Opa sulla Total, dando la forma di un’operazione economica a quello che, a tutti gli effetti, costituirebbe un tentativo politico russo di conquistare la Francia. Un giorno la Cina invaderà Taiwan, ridisegnando gli assetti del mondo orientale (e non solo). Un giorno Google acquisterà il “New York Times” per un dollaro, mandando per sempre in pensione l’informazione cartacea e, forse, anche quella libera. Un giorno ci sveglieremo e, nell’indifferenza generale, tutti i premi Nobel saranno asiatici, ed il vecchio centro del mondo culturale (l’Occidente) si troverà improvvisamente ad esserne diventato la perplessa periferia.

E, ancora, un giorno l’umanità scoprirà che esistono terrorismi fino allora ignoti, più nascosti e segreti di quei comodi e geograficamente ben identificabili bersagli che ormai siamo abituati ad associare all’idea stesso di terrorismo: accadrà quando dei nemici senza volto dichiareranno di disporre di un’arma nucleare tattica dell’ex URSS, e di tenerla ben puntata su Londra. Scenari terribili, insomma, che Minc, giocando con i tempi, descrive non con lo stile del profeta (al futuro), ma con quello del cronista (al passato, come per fatti già avvenuti). Nient’altro che divertenti divagazioni su futuri apocalittici, dunque? Purtroppo no. Le metafore (e quelle di Minc sono appunto tali) hanno il pregio di essere frutto della fantasia, ma lo svantaggio di applicarsi alla realtà. Così, se i premi Nobel non sono ancora tutti asiatici, è anche vero che già da un pezzo non sono più tutti europei. E voi stessi non state leggendo questa recensione on line, dopo averla trovata, forse, proprio grazie a Google?

In ognuna delle sue dieci metafore, di cui Minc analizza presupposti e conseguenze, a destabilizzarsi non sarà soltanto il singolo Stato epicentro della rivoluzione: cambieranno gli equilibri di tutto il mondo. È il difetto del mondo globale: ogni Stato non è più (come in passato) re della sua scacchiera, ma pezzo di un domino che può trascinare con sé, nella caduta, tutti gli altri. Le onde lunghe delle rivoluzioni riguardano ormai tutti noi. La soluzione? “Lasciarsi guidare unicamente da tre pensieri: avvicinarsi, unirsi e allearsi in seno all’Europa”. Questo è auspicabile che i vecchi Stati-nazione abbiano capito, quando una di queste dieci farfalle sbatterà le proprie ali.

Alain Minc (Parigi, 1949), saggista, politologo e consulente d’impresa, da sempre si occupa di Europa Unita e nazionalismi, a cui ha dedicato tra l’altro Europa addio. La sindrome finlandese (Marsilio, 1986) e La vendetta delle nazioni. La rinascita dei nazionalismi (Sperling & Kupfer, 1993). Tra i suoi saggi più celebri, La nuova trinità. I giudici, i media, l’opinione pubblica (Armando, 1997) e Il mondo che verrà. Europa, America, Cina. Vademecum sull’imprevedibile evoluzione di un pianeta sempre più piccolo (Orme, 2005).

Autore: Alain Minc
Titolo: I dieci giorni che sconvolgeranno il mondo
Editore: Chiarelettere
Anno di pubblicazione: 2010
Prezzo: 12 euro
Pagine: 128

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Luca Pantarotto

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