In “C’era l’amore nel ghetto” (Sellerio, 2009) di Marek Edelman, a cura di Wlodek Goldkorn, Ludmilla Ryba e Adriano Sofri, l’autore racconta la vita quotidiana della popolazione ebraica rinchiusa nel ghetto di Varsavia, il più grande di tutta Europa istituito dal regime nazista nel 1940. Le condizioni di vita erano tremende, li nel cuore di Varsavia erano rinchiusi più di 500 mila ebrei, ammassati in 14-20 per stanza con scarsa igiene e pochissimo cibo. Testo raccolto da Paula Sawicka.
La morte era sempre in agguato: sopravvivere alle malattie, alle epidemie ed altri stenti era un’impresa impossibile e tutto questo prima che i nazisti cominciassero a deportare la popolazione verso il campo di concentramento di Treblinka. Alla fine del 1942 in questa atmosfera apocalittica, il ventenne Marek guidò l’insurrezione del ghetto contro l’occupante esercito tedesco. Alla battaglia parteciparono anche i bambini e l’impresa era disperata perché le armi a loro disposizione consistevano in una decina di pistole e qualche chilo di esplosivo. La battaglia finale si svolse nel periodo del Pesach, la Pasqua ebraica del 19 Aprile 1943 e durò fino al 10 Maggio 1943. Edelman riuscì a fuggire attraverso le fogne e si unì ai partigiani polacchi. Terminata la rivolta il ghetto venne demolito dalle truppe naziste il 16 Maggio del ‘43 ed i rimanenti 50.000 abitanti vennero deportati verso i principali campi di sterminio.
“Ma perché nessuno mi chiede se nel ghetto c’era l’amore? Perché questo non interessa a nessuno? È l’amore che permetteva di sopravvivere“. Questa è la domanda che Edelman pone. Nel ghetto egli racconta a Paula Sawicka, sono fiorite tante storie d’amore nate dalla solitudine che rappresentavano una speranza, la vittoria della vita sulla morte incombente, come la storia di Estusia la madre di Rubin il compagno di classe di Marek, la quale si era presa cura del ragazzo dopo la prematura morte della mamma. Ma l’amore a cui fa riferimento Edelman, il guardiano della memoria colui che vide andare verso lo sterminio quasi 500.000 persone, è anche l’amore di un padre verso il proprio figlio, l’amore verso una causa, l’amore verso i bambini orfani, l’amore portato verso l’estremo sacrificio, amore che fa da contrasto con la ferocia degli occupanti. Esistevano scuole clandestine, orfanotrofi, organizzazioni che si occupavano dei feriti o dei morenti. Tante le storie di coraggio che si trovano narrate nel libro. La popolazione nonostante le avverse condizioni di vita non si arrendeva, addirittura si permetteva di sperare nel domani non voleva darla vinta ai nazisti per una questione di principio. La shoah fu anche questo.
Pagina dopo pagina il ghetto di Varsavia rivive davanti ai nostri occhi e la mente non può non ritornare al film del 2002 “Il pianista” diretto da Roman Polansky dove le note struggenti che accompagnano la visione fanno da sottofondo alla vita e alla sopravvivenza nel ghetto di Varsavia.
“Bisogna dunque vigilare affinché la cultura coltivi la bontà e non l’odio… Invero, è tanto più semplice destare l’odio che indurre all’amore. L’odio è facile, l’amore richiede sforzo e sacrificio”.
Marek Edelman è nato nel 1919 a Homel, Bielorussia. Giovanissimo rimane orfano e si trasferisce a Varsavia. Nel 1939 allo scoppio della II Guerra Mondiale fugge da Varsavia occupata da nazisti per poi ritornarvi cominciando a lavorare come militante clandestino. Cresciuto alla scuola del Bund, il partito socialista dei lavoratori ebrei, è sempre rimasto fedele ai suoi ideali. Dopo la guerra ha lavorato come cardiologo all’Ospedale di Lodz, più volte licenziato ed arrestato dal regime socialista fino alla vittoria di Solidarnosc. È morto novantenne il 2 Ottobre 2009. Per Sellerio è stato pubblicato nel 1998 il libro di memorie Il guardiano. Marek Edelman racconta, a cura di Rudi Assuntino e Wlodek Goldkorn.
Autore: Marek Edelman
Titolo: C’era l’amore nel ghetto
Editore: Sellerio
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 11 euro
Pagine: 180
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