“Heartjob”, Mazzucchelli racconta il nostro tempo

Matteo Chiavarone

Tagged: , , , , , ,

heartjobIn “Heartjob” (Il filo, 2008), opera prima del bravo Marco Mazzucchelli, abbiamo una serie di racconti vivaci e generazionali, ma non generazionalisti. L’autore gioca, facendo largo uso di un’ironia sottilissima e spesso nascosta, con una materia nient’affatto banale: il proprio tempo. Riprendendo un verso di Vasco Brondi, in questo “Heatjob” è messa sotto scacco l’indecifrabilità e l’evanescenza di “questi cazzo di anni zero”.

In un tripudio di immagini e suoni, troppo spesso assordanti, il nostro tempo appare come un pavimento melmoso al tempo stesso iper-cerebrale e vorticoso. L’assenza di una educazione sentimentale non annienta il bisogno d’amore, il bisogno di vivere intensamente le proprie emozioni. Come se l’interstizio creatosi con il totale raschiamento di ogni valore creasse da solo un bisogno di colmare questo vuoto con il solo meccanismo della vita.

Poco importano gli sbandamenti o le ricerche ossessive di un qualcosa di diverso e di nuovo, la generazione “smart”, tecnologica e individualista nonostante il villaggio globale, appare nella sua essenza più genuina. Dodici storie diverse tra loro ma con lo stesso minimo comune denominatore: l’apparente vulnerabilità dei giovani. Come marionette appese ai fili i protagonisti si muovono su un palcoscenico nient’affatto pirotecnico, su una impalcatura in cui vita quotidiana e semplicità si accostano, senza scontrarsi, con un bisogno incalzante di divorare i minuti che passano. Mazzucchelli indovina colpo su colpo, anche se alcuni microcosmi sono migliori di altri: interessante soprattutto l’ultimo, Una fine. Poi una ancora, in cui l’ambiguità del ciclo vitale si fa metafora della nostra precarietà su questo mondo e del tempo che gettiamo o sprechiamo convinti della nostra immortalità

Un ottimo esordio quello di Mazzucchelli che però dovrà confermarsi nella prova più difficile, quella del romanzo. I presupposti ci sono, anche perché è riuscito a dare dignità ad un genere che troppo spesso non colpisce nel segno, dando sempre l’impressione di una assenza, di un qualcosa che si sarebbe potuto dire di più. Heartjob, letteralmente “un lavoro di cuore”: ma qui c’è anche capacità di scrivere e di ragionare. Appunto, il modo migliore per continuare a farlo.

Marco Mazzucchelli è nato a Tradate (VA). Si è laureato in Pianificazione Territoriale Urbanistica e Ambientale al Politecnico di Milano e attualmente lavora in uno studio di progettazione architettonica e ingegneristica. La raccolta di racconti Heartjob è la sua prima pubblicazione.

Autore: Marco Mazzucchelli
Titolo: Heartjob
Editore: Il filo
Anno di pubblicazione: 2008
Prezzo: 15 euro
Pagine: 228

/ 159 Articles

Matteo Chiavarone

Comments Closed

Comments for this post are now closed.