“Libri da ardere” (Robin Edizioni, 2008), quarto titolo della scrittrice franco-belga Amélie Nothomb, pone un’importante questione: quale ruolo diamo alla letteratura in condizioni estreme? Un luogo imprecisato è sconvolto dalla guerra e dal freddo: i tre protagonisti, un professore, il suo giovane assistente, Daniel, e un’allieva in procinto di laurearsi, Marina, cercano di sopravvivere nonostante la morte aliti ovunque, per strada, all’università, persino nell’angusta stanza del professore, dove si svolge tutta l’azione.
Fa molto freddo nella stanza del professore, dove, dopo Daniel, verrà a vivere anche Marina, essendo stato distrutto il suo alloggio insieme all’intero quartiere dell’università. Gli imponenti libri che hanno a lungo nutrito le loro anime adesso servirebbero a riscaldare i loro corpi sconquassati dal freddo. Quale valore ha la letteratura quando tutto quello di cui l’uomo ha bisogno è una bella fiammata corroborante? Si passano quindi in rassegna gli scrittori e l’importanza che hanno avuto per i protagonisti, e quelli che contano meno finiscono inesorabilmente nella stufa, lentamente, fino a svuotare una libreria “immensa” al primo atto, mezzo vuota al secondo e fatta di non più di “una decina di libri” al terzo atto.
A parte il freddo che non lascia scampo, soprattutto a Marina, la vera forza devastatrice è la guerra, che stravolge gli animi, e fa accettare ciò che in tempi di pace non si sarebbe mai tollerato. Marina accetta di andare a letto con il professore solo per rubargli un po’ di calore, in barba alla relazione con Daniel. “Le leggi non sono più le stesse quando c’è la guerra” affermerà disincantato il professore, che guarda alle cose ormai con bieco cinismo, mentre Marina respinge fermamente l’idea di maternità, il corpo magro e congelato.
A quanto pare non è vero che “i manoscritti non bruciano“, come ha scritto Bulgakov, anzi pare producano piacevoli fiammate. Tra quelli citati, l’unico testo realmente pubblicato è “Fahrenheit 451” di Bradbury, cui l’autrice rende chiaramente omaggio per la visione cupa e apocalittica del mondo, dove il libro (e la cultura) non ha più niente da insegnare, ma può offrire benefici solo attraverso la sua distruzione.
Amélie Nothomb, nata in Giappone nel 1967, è una scrittrice di culto, “con la mania della crudeltà, del cinismo e dell’ambiguità“, che, dopo l’esordio all’età di 24 anni, sforna ogni autunno un nuovo libro, pubblicati dalla casa editrice Voland alla quale è fedelissima.
Autore: Amélie Nothomb
Titolo: Libri da ardere (Les Combustibles)
Editore: Robin
Anno di pubblicazione: 2008
Prezzo: 8 euro
Pagine: 158
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