Richard Djaïdani dipinge, in questo bellissimo “Viscerale – un grido dalle banlieu” (Giulio Perrone Editore, 2009) un quadro, profondamente reale, al tempo stesso tenero e duro della periferia parigina.
Lo stile aspro e graffiante, non dissimile a quello de “L’odio” di Matthew Kassowitz, trova continue vie di fuga nella descrizione volutamente ossessiva della “città invisibile”, quella lontanissima dagli echi romantici del lungo Senna o dall’impeto napoleonico dei quartieri più ricchi.
Come in molta letteratura e cinematografia americana degli anni passati emerge il grido degli emigranti attraverso la simbologia dello sport e ancora una volta attraverso la “noble art”, quel pugilato in cui forza, violenza e romanticismo coincidono ancora oggi nell’immaginario comune. Un pugile in lotta per la sopravvivenza e un palazzone, un grattacielo ultraperiferico e grigio, con una “imperdibile vista sul niente”, luogo di continua rigenerazione, dove vita e morte, amore e disperazione, si sovrappongono e si annientano costantemente.
Il piccolo Lies cerca di coprire o nascondere l’assordante rumore della discriminazione con il rumore continuo, ossessivo, confortante del guantone che va a premere con forza sul sacco. Nei moderni ghetti delle metropoli sopravvivere è un’arte ma in quell’interstizio nascosto da “troppo” niente c’è ancora uno spazio piccolissimo per i sogni. Sogni che si chiamano “giustizia” e “solidarietà”, “lealtà” e “amore”, “impegno” e “dedizione”: parole il cui significato trovano il giusto significante nei pensieri e nei gesti di questa piccola voce che dal buio vuole provare ad uscire.
Lies sublima la sua rabbia “di sangue e viscere” e la trasforma in arte: a soli ventitré anni diventa una promessa del pugilato francese ma, soprattutto, capisce il senso della propria esistenza, aiutando alcuni carcerati a sfogare gli incubi sopra un ring tracciato col gesso sul pavimento d’una cella. La vita a volte decide di calare il telo nero dell’amarezza e della delusione e, quando si preannuncia il peggio, rovescia le carte e rimette le cose apposto: l’incontro con una ragazza bellissima e un provino per un lungometraggio diventano luce di nuova speranza, un altro inizio, un altro sogno che prova ad attivarsi.
Rachid Djaïdani (1973), di padre algerino e madre sudanese, conta nel suo curriculum esperienze di muratore, boxer, regista e attore. Il suo romanzo d’esordio Boumkoeur (1999) è stato un best seller in Francia. Con Viscerale, terza prova narrativa, Djaïdani firma il suo romanzo più riuscito, dando voce ai ragazzi delle banlieue, tra violenza, passione e disperazione.
Autore: Rachid Djaïdani
Titolo: Viscerale – un grido dalle banlieu
Editore: Giulio Perrone
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 10 euro
Pagine: 156
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