Ultras tra politica e violenza

Sabrina Villa

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boroli-ultrasCome si potrebbe definire il tifo Ultrà secondo i canoni più comuni imposti dall’informazione sportiva? Una deriva incontrollabile della passione del tifoso? Un atteggiamento estremo del tifo organizzato? Un comportamento deviato, ai margini della criminalità comune e, a volte politica? Scegliete la definizione che preferite, ma state certi che non reggerà alla lettura della documentazione di Stefanini”. E’ quanto dice Paolo Liguori nella presentazione di “Ultras” (Boroli, 2009) di Maurizio Stefanini.

Il fenomeno Ultras non nasce in tempi moderni. Volete degli esempi? L’escursus storico è impressionante.

Nel 49 lo stadio di Pompei fu squalificato dopo gli scontri tra i tifosi locali e quelli nocerini. Nel 390 Teodosio fece uccidere 15.000 persone per domare una rivolta di tifosi di Tessalonica. Nel 532 le due fazioni di ultras si unirono in una rivolta che incendiò Costantinopoli per dieci giorni provocando 35.000 morti. “Parteggiano per una divisa, e se in piena corsa il colore dell’uno passasse anche all’altro, anche il tifo e il favore muterebbero“, scriveva Plinio il Vecchio sugli Ultras della sua epoca. E secondo quando denunciava cent’anni fa il fondatore dei Boy Scout Robert Baden Powell, una delle cause della caduta dell’Impero Romano fu che “gli uomini persero il senso di responsabilità verso sé stessi e verso i loro figliuoli e divennero una nazione di fannulloni. Cominciarono a frequentare i circhi, ad assistere alle rappresentazioni di gladiatori pagati, press’a poco come noi ora affolliamo gli stadi per vedere dei giocatori di calcio stipendiati“.

Non crediate che sia finita qui. Nel 1314 re Edoardo I d’Inghilterra bandì il football per la violenza che provocava. “Se non si sopprime l’hooliganism, il calcio non potrà continuare a esistere a lungo nella presente forma” decise infine il governo inglese di Margaret Thatcher. Di lì, le riforme che hanno dato vita a quello che viene definito “calcio moderno“.

Impressionante. E non è tutto, perché il tifo attorno al calcio può ridiventare guerra a sua volta, con la sua triste lista di caduti. Dalle antiche Grecia e Roma all’Inghilterra del XVIII e XIX secolo tifo e democrazia nascono assieme, proprio perché anche la democrazia è a sua volta una guerra ritualizzata. E se non manca chi poi alle reti del tifo fa ricorso come strumento di potere, in realtà è molto più normale che lo stesso tifo si faccia opposizione. Soprattutto nelle situazioni dove di democrazia ce n’è poca o manca del tutto: dalla Spagna franchista all’Europa occupata dai nazisti, dal Brasile dei militari al mondo comunista, dall’Iran degli ayatollah alla Libia di Gheddafi. Spesso però questa insopprimibile vocazione del tifo all’antagonismo diventa teppismo. Addirittura, la guerra tra tifosi sugli spalti può addirittura scatenare una guerra vera: dall’America Centrale del 1969 alla ex-Jugoslavia degli anni ’90.

Nel 1885 il primo episodio di violenza collegato al calcio moderno: Juventus-Genoa del 1905 porta alle prime intemperanze italiane. Il confronto tra Bologna e Genoa del 1925 porta al primo clamoroso coinvolgimento del potere politico. Risale al 1963 il primo morto italiano in seguito a una partita di calcio. Ci vorranno altri 16 anni per il secondo caduto: il tifoso laziale Vincenzo Paparelli, assurdamente colpito da un razzo mentre mangia un panino con la frittata. E poi un crescendo di violenze e di vittime: non solo in Italia, d’altronde. Il tifo organizzato, creato negli anni ’60 dalla Grande Inter di Helenio Herrera a partire da modelli latino-americani, ha dato infatti origine quasi subito a un’ala indipendente dai club stessi per cui parteggia che assume l’etichetta di Ultras, e che si contamina con le suggestioni della violenza politica di quegli anni.

Un problema non solo italiano
, e che ha trovato risposte decise soprattutto a partire dall’esperienza delle autorità inglesi. Gli Ultras però ed è bene ricordarlo non sono però solo violenza, ma anche folklore, cultura popolare, socialità, secondo modelli che affondano le proprie radici in una storia sorprendentemente antica. E proprio perché storia e socialità da rispettare e non reprimere e soffocare.

Maurizio Stefanini, giornalista è collaboratore del Foglio e di Ideazione. Esperto di geopolitica e geoeconomia, si occupa con particolare interesse dell’America Latina, dell’Africa e dell’Estremo Oriente.

Voto: 7,5
Autore: Stefanini Maurizio
Titolo: Ultras. Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri
Editore: Boroli
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 14 euro
Pagine: 190

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Sabrina Villa

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