Si può davvero perdonare? Parla Elisabetta Bucciarelli

Stefano Giovinazzo

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io-ti-perdonoUna leggenda antica, una richiesta di perdono, un senso di colpa che non trova pace. “Io ti perdono” (Kowalski, 2009) di Elisabetta Bucciarelli è un giallo, come afferma l’autrice, “dolente, sincero e appassionato“.

Io ti perdono“, un giallo ambientato a Milano. Su cosa ha puntato in questo suo ultimo libro?
“Io ti perdono racconta Milano ma anche la Valle d’Aosta e la Liguria. E’ in controtendenza rispetto ai miei tre precedenti. In queste pagine basta un cuore nero a tingere dello stesso colore qualsiasi luogo. In realtà il libro si propone di indagare il lato oscuro del femminile. Quelle zone d’ombra che riguardano i sentimenti “neri”, alimentati da un’educazione sentimentale inadeguata o del tutto assente. La città, i boschi e il mare sono quindi soprattutto luoghi simbolici.”

Parliamo del titolo, sicuramente d’impatto. Cosa ci può dire a riguardo?
“Il titolo è l’ossessione che mi ha mosso a scrivere. Una domanda su tutte: si può davvero perdonare? Tutti questi delitti, il male, le tragedie della cronaca e della letteratura di genere (e non), propongono vittime, fascinosi poliziotti che indagano, ma esistono anche e soprattutto, familiari feriti e amici inconsolabili che devono fare i conti con la realtà. Cosa può fare chi resta? Vivere nella speranza di vendicarsi, di ottenere una giustizia formale oppure perdonare, lasciando scivolare sullo sfondo il male e riprovando a mettersi in gioco. Perdonare un uomo che uccide ma anche una persona che ti abbandona è un gesto da super-umani. Eppure qualcuno ci riesce. Qualcuno in nome di un Dio, altri in nome di se stessi. Un piccolo torto o una grande mancanza. Allo stesso modo gravi per anime differenti. Mi sono chiesta se sia davvero possibile riuscire a concedere un perdono che ci liberi e ci permetta di continuare a condurre un’esistenza decente. Nel libro non offro risposte risolutive ma cerco di porre interrogativi attraverso le storie e i personaggi.”

Sono molte le lodi attorno ai suoi libri, la definiscono “una professionista della scrittura“. Lei come si vede?
“Definirmi una “professionista della scrittura” è, più che una lode, una constatazione, credo. Di fatto la mia professione è scrivere. Un riconoscimento di una strada che parte da molto lontano ed è fatta solo di scrittura. In questo penso di essere stata coerente, anche nei momenti più difficili, e di aver trovato il modo di coltivare la parola in ogni circostanza professionale. A me sembra di essere lungo un percorso di ricerca che non finisce mai, difficile e stimolante. Non sono mai soddisfatta e cerco sempre di mettermi in gioco e di sfidarmi su terreni narrativi che non conosco. Di una cosa sola sono sicura, la sincerità con cui scrivo. Non costruisco per gioco ma non ho scelta, devo scrivere.”

Nel libro è forte l’elemento del passato che porta il protagonista, l’ispettore, ad un viaggio a ritroso. Cos’altro troviamo nel testo?
“Nel libro ci sono un’indagine non autorizzata e un paio di indagini ortodosse. Poi ci sono le aspettative e le speranze tradite e deluse di bambini, donne (soprattutto) e uomini che cercano disperatamente un’arcadia di purezza perduta. Vorrebbero potersi fidare e non riescono. Rinunciano e hanno paura.”

Cos’è il perdono per Elisabetta Bucciarelli?
“E’ un regalo che facciamo in nome di un amore più grande. Un punto di arrivo. Che nella vita ti condiziona scelte e percorsi.”

Il suo libro in 3 aggettivi.
“Dolente, sincero e appassionato.”

Elisabetta Bucciarelli vive e lavora a Milano. Ha pubblicato diversi saggi e sceneggiature tra cui Amati Matti, menzione speciale della giuria alla 53a Biennale del Cinema di Venezia. Ha pubblicato i romanzi Happy Hour (Mursia), Femmina de luxe (Perdisa Pop) e Dalla parte del torto (Mursia), selezionato per il Premio Scerbanenco 2007 e finalista al Premio Azzeccagarbugli come miglior romanzo poliziesco del 2008. Collabora con alcune testate giornalistiche occupandosi di filosofie, arte, manie. Ha ideato e tiene da più di dieci anni il laboratorio Esprimersi con la scrittura, scrivere per stare bene. Conduce la rubrica GialloFuoco, su Booksweb.tv. Molti suoi racconti sono apparsi in quotidiani, antologie e nel Giallo Mondadori. Una sua short story noir è presente nel recente volume Alle signore piace il nero. Il suo sito è www.elisabettabucciarelli.it

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Stefano Giovinazzo

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