E’ il profondo sud degli Stati Uniti, con le sue piantagioni mosse dal vento e il suo carico di pregiudizi, lo sfondo perfetto per il bel thriller “La voce degli angeli” di R.J.Ellory (Giano, 2009). Tutto inizia nel 1939: mentre dall’Europa iniziano ad arrivare le tragiche notizie sulla seconda guerra mondiale e i campi di sterminio nazisti, ad Augusta Falls, una tranquilla cittadina della Georgia, si aggira un killer che uccide bambine tra gli otto e i dieci anni.
Gli sceriffi di diverse contee si mobilitano per scoprire il colpevole, che però agirà indisturbato per decenni. E nessun successo avranno gli “Angeli custodi”, una specie di società segreta formata da bambini che la sera pattugliano le strade di Augusta Falls cercando di difendere le loro compagne di scuola. Uno di loro, la voce narrante Joseph Calvin Vaughan, sarà per sempre segnato dal senso di colpa per non aver saputo difenderle.
I sospetti si concentrano in particolare su un immigrato tedesco ad Augusta Falls, ma la scoperta dell’inimmaginabile assassino arriva solo molto tempo dopo, quando ormai il protagonista Joseph si è trasferito a New York e tra i caffè e le librerie di Brooklyn cerca di lasciarsi alle spalle la Georgia, gli anni bui dell’infanzia e il triste destino della madre finita in un ospedale psichiatrico e ormai dimentica di se stessa. Ma non si sfugge ai lati oscuri del passato, che torna anche a quindici anni e centinaia di chilometri di distanza, e a Joseph costerà un grande amore oltre agli anni migliori della vita.
Il libro di Ellory ha due ingredienti perfetti per un buon thriller. Uno è l’infanzia, violata e sfregiata dal dolore e dalla morte: il protagonista è un bambino anche se (e questo suona un po’ innaturale all’inizio), parla e scrive come chi ha già vissuto troppo, come bambine sono le piccole vittime prescelte dal killer. Il secondo è l’allungarsi degli anni, gli eventi che sembrano passati ma in realtà aspettano pazienti una conclusione definitiva e tragica. E poi c’è la Georgia, dove nel romanzo anche le estati sembrano livide e cupe, le fattorie sinistre, i pomeriggi vuoti e il cielo basso e cattivo come nel Kansas dove è ambientato “A sangue freddo” di Truman Capote (a cui Ellory dedica il romanzo).
“La voce degli angeli” è un bel libro, che dopo un inizio forse un po’ lento si fa avvincente, e anche grazie a una scrittura ricca e accurata supera i confini del thriller per parlare di temi universali: l’eterno ritorno del passato, i sogni di un’infanzia ormai perduta e l’impossibilità di sfuggire ai ricordi.
Roger Jon Ellory è nato a Birmingham, in Inghilterra, nel 1965. È autore di quattro romanzi, di prossima pubblicazione presso Giano. “La voce degli angeli” è la sua opera più riuscita, segnalata dal quotidiano britannico The Guardian tra i migliori romanzi criminali di sempre e tra i mille libri da non perdere della storia della letteratura.
Voto: 7
Autore: R.J. Ellory
Titolo: La voce degli angeli
Editore: Giano
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 19 euro
Pagine: 450
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