L’uomo che guardava le donne (Avagliano, 2009) è un romanzo breve ma intenso, una serie di immagini che formano un diario capace di slanci poetici nel segno di una visione vitalistica e salvifica della bellezza. Marcello Benfante – già ottimo critico letterario e autore di racconti eleganti, come quelli inseriti nell’intensa raccolta Cassata a orologeria – riesce a colpire nel segno tratteggiando con l’arte della scrittura un quadro composito e colorato, intenso in una personale lettura soprattutto visiva della realtà circostante.
Capitolo per capitolo, come istantanee di un album di famiglia dal sapore antico, prende vita il diario di un uomo che, incapace di vivere in questo mondo, si limita ad osservarlo nelle simmetrie perfette e sensuali della bellezza femminile. Contemplazione e puro voyeurismo, si sovrappongono fino a formare un personalissimo sguardo privilegiato, lirico e immaginifico, colto e raffinato, mai volgare.
Un’esistenza più che mai grigia – incapace di offrirgli un lavoro, una famiglia o doti particolari – si colora di cromature che non gli appartengono e che sfiorano una sensibilità delicata e fortissima.
Questo desiderio continuo ed ossessivo di trovare qualcosa da guardare diventa insieme alla propria casa – luogo immobile da cui è possibile staccarsi – un personale rifugio dove nascondere i propri pensieri, i propri sentimenti, le proprie paure.
Una reclusione, cercata e trovata, che diventa a sua volta fonte di dolore e di piacere, un piacere sottile ma acuto, incapace in un tempo ristrettissimo di nascondere angosce ben più durature.
Vivere alla finestra non è qui un modo di dire, ma di vivere, fino a diventare metafora stessa dalla propria esistenza. Quasi un omaggio al cinema di Truffault, soprattutto quello de L’uomo che amava le donne, ma anche e soprattutto un esercizio di stile, un gioco colto e raffinato in cui i risvolti psicologici del protagonista nulla hanno a che vedere con la cronaca di questi tempi.
Se c’è del maniacale, e ce n’è, è verso se stessi, l’esclusione dal mondo non accetta interazioni con terzi, mai importunati e messi in campo.
Un omaggio a conti fatti alla bellezza e alle donne, come sinonimi e significanti dello stesso significato. Anche quando siamo di fronte a donne mature o tristi o nient’affatto affascinanti è la stessa bruttezza, come forza titanica, ad auto-elogiarsi e a ottenere una propria dignità. Come spettri poetici si percepiscono ossessioni erotiche e funeree, in una realtà che viene interpretata e trasfigurata in attesa di un segno, di un qualcosa, visibile o invisibile, capace di modificare il corso della propria vita.
Marcello Benfante (Palermo, 1955) insegna e svolge attivitò giornalistica. È autore del saggio Cattivi pensieri sulla scuola di un insegnante meridionale. Ha curato l’antologia Dalla parte degli animali in cui è presente un suo racconto intitolato Battuta di caccia.
Nel 2006 sono apparsi due suoi romanzi brevi: Cinopolis e L’ultima fuga del professor Severini. Nel 2008 è uscito, con il titolo di Cassata a orologeria, un suo volume di racconti. Attualmente interviene sulle pagine palermitane del quotidiano “la Repubblica” come critico letterario e opinionista, e collabora a “Lo Straniero”.
Voto: 7
Titolo: L’uomo che guardava le donne
Autore: Marcello Bonfante
Editore: Avagliano
Anno di pubblicazione: 2009
Prezzo: 12 euro
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ottima recensione…lo voglio leggere!!!!