Tiziano Scarpa e lo Strega 2009. Stabat Mater batte Scurati

Matteo Chiavarone

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stabat-materI 119 voti, uno in più di Antonio Scurati, premiano Tiziano Scarpa vincitore del 63° Premio Strega. “Stabat Mater” (Einaudi, 2008), è capace di cogliere il profondo dolore della scrittura e della solitudine.

La proclamazione è avvenuta ieri, giovedì 2 luglio 2009, come sempre nello splendido scenario del Ninfeo di Villa Giulia a Roma, un po’ in ritardo per via del violento temporale che si è abbattuto nel pomeriggio sulla capitale.

Un’edizione che verrà ricordata per la differenza minima che è intercorsa tra il primo e il secondo classificato e per le polemiche che hanno anticipato e susseguito la votazione. Sono tre anni di fatti che a portare a casa il prestigioso riconoscimento è il gruppo Mondadori, premiato già nel 2007 con il libro “Come dio comanda” di Niccolò Ammaniti e nel 2008 con “La solitudine dei numeri primi dell’autore-rivelazione Paolo Giordano.

Polemiche a parte, il risultato appare tutto sommato giusto, soprattutto prendendo in esame la cinquina finalista in cui non mi sembra siano presenti capolavori assoluti o indimenticabili. Non lo è infatti il testo di Antonio Scurati con “Il bambino che sognava la fine del mondo (Bompiani), che comunque è un buon lavoro soprattutto per la capacità di muoversi tra il reportage e il romanzo, né quello di Cesarina Vighy, “L’ultima estate (Fazi), quarto classificato, che coinvolge e commuove ma non lascia in corpo quel senso di assuefazione alla lettura.

Discorso a parte forse per la sorpresa Massimo Lugli, terzo classificato, inviato di Repubblica e importante cronista di “nera” di Repubblica che con L’istinto del lupo(Newton Compton), un libro scorrevole e capace di incatenarti alla lettura, propone pagine di pura poesia inserite in substrato violento e metropolitano; e per Andrea Vitali che con “Almeno il cappello” (Garzanti), quinto classificato, tira fuori dal cilindro un’opera meno divertente delle precedenti ma comunque piacevole nella sua costruzione. Entrambi i titoli appaiono godibili ma la presenza alla finalissima dello Strega è incomprensibile soprattutto se si tiene conto di volumi ben più alti a livello squisitamente letterario, basti pesare ai “Frutti dimenticati (Marcos y Marcos, 2008) di Cristiano Cavina, dimenticato nello sprint finale.

Bello ma non indimenticabile. Tornando a “Stabat Mater“, il romanzo è in linea di massima una lettera alla madre, lunga e composita, di una ragazza di appena sedici anni, Cecilia, che abbandonata, in infanzia, nell’Ospedale della Pietà di Venezia, impara prestissimo e in chiesa (al di là di una grata che “protegge” le giovani dagli sguardi dei fedeli che frequentano le funzioni) a suonare il violino, una capacità reale che è però scevra da passione.

La musica diventa il triste ritmo dell’abitudine, una sorta di rito personale e meccanico, affinché nella sua vita appare come “angelo” o salvatore Antonio Vivaldi, giovane insegnante di violino e compositore, un prete dai capelli rossi e dal naso grosso che le cambierà l’esistenza.

Il dolore, l’ansia, l’abitudine, la solitudine si fanno scrittura, sentimenti che si riversano su un foglio e su una penna, di nascosto, di notte, come una ricerca catartica di capire se stessa, il suo passato, il mondo circostante. Non avere una madre, quella che tutti hanno conosciuto nella propria vita, conduce la giovane a scrivere una lettera che non ha un vero e proprio destinatario, si fa monologo, flusso di coscienza sempre sospeso tra una realtà tutta personale, quella obbligata e il sogno, domande che non hanno risposte ma altre domande, che si susseguono all’infinito.

Tiziano Scarpa è nato a Venezia nel 1963. Ha scritto Occhi sulla Graticola (Einaudi 1996 e 2005), Amore® (Einaudi 1998), Venezia è un pesce (Feltrinelli 2000), Cos’è questo fracasso? (Einaudi 2000), Nelle galassie oggi come oggi (con Raul Montanari e Aldo Nove, Einaudi 2001), Cosa voglio da te (Einaudi 2003), Kamikaze d’Occidente (Rizzoli 2003), Corpo (Einaudi 2004), Groppi d’amore nella scuraglia (Einaudi 2005), Batticuore fuorilegge (Fanucci 2006), Amami (con Massimo Giacon, Mondadori 2007), Comuni mortali (Effigie 2007), L’inseguitore (Feltrinelli 2008), Discorso di una guida turistica di fronte al tramonto (Amos 2008), Stabat Mater (Einaudi 2008). Scrive su ilprimoamore.com.

Materiali: video della premiazione

Intervista a Tiziano Scarpa su “Venezia è un pesce”

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Matteo Chiavarone

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