Aloe: “Non è successo niente”. Una nuova stagione di libertà

Matteo Chiavarone

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giuseppealoeNon è successo niente” (Perrone, 2009), anzi si. C’è un bel libro e c’è uno scrittore, il bravo Giuseppe Aloe, esordio per lui, che prova ad attraversare il tempo, il proprio tempo. Per trascinare a sé il rimorso della storia.

E c’è qualcosa di antico, di magico, nell’incipit di questo romanzo. “Ora me ne vado per i miei camminamenti e mi sento leggero“, sembra un diario, ricorda il Vittorini di Conversazione in Sicilia, con i suoi “astratti furori” che lo conducono a scendere nel proprio passato, in una sorta di ricerca antropologica personale.

I fili della trama si dipanano in una esistenza che diventa riduzione teatrale, vaporizzata in una nebbia sottile e rarefatta. Un evento, un momento di rottura che aziona e rigenera, innesca processi legati tra loro da una linea invisibile, quasi inesistente. Il segno ironico dell’inquietudine.

Per “catatonia” si intende una forma di “schizofrenia”: alterazioni motorie, movimenti stereotipati, negativismo. Anomalie fisiche, emotive, comportamentali, ripetizione automatiche di parole o mutismo. Ed è un caso di “catatonia” ad azionare il susseguirsi degli eventi, ad inserirsi nell’interstizio silenzioso che divide tra loro i diversi attori della scena.

Un caso non comune, raro, complesso. Il manicomio, vero e proprio palcoscenico di questa rappresentazione esistenziale, diventa un microcosmo a sé, sorregge i fili e li muove fino a condurli al vecchio direttore. Un ottantenne al tempo stesso rivoluzionario e conciliatore, vigile e sensibile. Chilometri e chilometri divorati in passeggiate apparentemente senza senso, dubbi, certezze, ossessioni, scalpitamenti.

Come per Guglielmo, il monaco francescano de Il nome della Rosa, durante la sua permanenza accadono fatti gravi: morti violente, sei uomini sgozzati, il sangue che entra prepotentemente in quelle giornate. Per pulire e rigenerare c’è bisogno delle parole, per comprendere il sistema di conseguenza lo scoprire altri mondi possibili. Come quello di un ecolalico parossistico che con le sue continue e ossessive ripetizioni, attraverso l’eco fonetico di realtà osservate e non vissute, intuisce le arzigogolate forme del sospetto. Il delirio nasconde una intuizione, una visione del reale.

Un sentiero da seguire, da ricostruisce. Tasselli da mettere uno dietro all’altro. Un gioco di specchi in cui lo scrittore si muove attento a non scontrarsi con i diversi fili. L’inconciliabile che diventa probabile, verosimile, vero fino a trovare un nuovo modo di intravedere il senso profondo di libertà. Quella che Aloe mette in atto è una vera e propria riproduzione del disordine, coglie nel segno, disegna e ri-desegna a suo piacimento trama e personaggi con una sapienza linguistica che non è affatto da esordiente.

GiuseppeAloe nasce a Cosenza nel 1962. Lavora con il professore Franco Cordero, presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza. Sempre a Roma fonda il circolo culturale de I Barbitonsori, da questa esperienza esce il volume Libromastro. Pubblica insieme a Cristiano Spila il libro di racconti Geographyca – due storie siciliane. Si trasferisce a Milano per lavoro. Nel 2005 pubblica per la Giulio Perrone Editore, il volume di racconti Non pensare all’uomo nero… dormi. È presidente del circolo di lettura della Giulio Perrone a Milano dove vive e lavora.

Voto: 7.5
Titolo:
Non è successo niente
Autore: Giuseppe Aloe
Editore: Giulio Perrone
Pagine:
388
Prezzo: 15 euro
Uscita: 10 giugno 2009

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Matteo Chiavarone

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